La guerra televisiva tra Roberta Bruzzone e alcuni conduttori Rai esce dai salotti dei talk show e finisce davanti al Comitato Etico dell’azienda. A portare il caso sul tavolo interno della tv pubblica è stato Milo Infante, conduttore di Ore 14 e vicedirettore degli Approfondimenti, che ha presentato un dossier sulla criminologa dopo mesi di tensioni, post social, attacchi incrociati e polemiche nate soprattutto attorno alla copertura del caso Garlasco. La vicenda non riguarda soltanto Infante: anche Salvo Sottile, volto di Farwest, avrebbe consegnato materiale alla Rai, mentre Massimo Giletti si sarebbe lamentato con i vertici aziendali dopo un dissidio con la troupe del programma Lo Stato delle Cose.
Il dossier di Milo Infante contro Roberta Bruzzone
Milo Infante si è rivolto al Comitato Etico Rai chiedendo una valutazione sui comportamenti pubblici di Roberta Bruzzone, fino a novembre 2025 ospite frequente del suo programma Ore 14. L’organismo interno è chiamato a verificare eventuali violazioni dei principi contenuti nel codice etico aziendale e, secondo quanto spiegato dal conduttore, il dossier conterrebbe una copiosa documentazione sui post social della criminologa e sulle reazioni di persone a lei vicine nei confronti di diversi programmi Rai.
Infante, parlando all’Adnkronos, ha provato a togliere la vicenda dal terreno dello scontro personale: «Non è una questione personale: non c’è nessuna contrapposizione tra me e la Bruzzone, perché la vicenda non riguarda solo me». Poi ha aggiunto: «Ci sono più programmi Rai che sono stati attaccati sistematicamente dai suoi post o da persone vicine a lei e quindi, dopo mesi, ho ritenuto di dover presentare una copiosa documentazione all’attenzione dell’azienda, che farà le sue valutazioni».
Sottile, Giletti e il fronte Rai
Il caso, infatti, non si ferma a Ore 14. Secondo quanto emerso, anche Salvo Sottile avrebbe presentato materiale alla Rai sul comportamento della criminologa. Il conduttore di Farwest sarebbe entrato nel mirino dopo una puntata che Bruzzone considera lesiva della propria immagine. Sullo sfondo ci sarebbe anche Massimo Giletti, che avrebbe segnalato ai vertici Rai un dissidio tra Bruzzone e la troupe del suo programma Lo Stato delle Cose.
Il risultato è un fronte interno sempre più ampio, dove il caso personale si intreccia con il funzionamento della tv pubblica, il ruolo degli ospiti, la libertà di critica sui social e i limiti imposti dai codici aziendali. La questione è delicata perché Roberta Bruzzone non è una semplice opinionista esterna: è una criminologa molto esposta mediaticamente e conduce Nella mente di Narciso. La domanda che ora dovrà porsi la Rai è se le sue prese di posizione pubbliche abbiano superato o meno i confini consentiti a chi collabora con il servizio pubblico.
La replica di Bruzzone: «Ho moltissimo materiale»
La risposta della criminologa è arrivata durissima. All’Adnkronos, Roberta Bruzzone ha spiegato di non avere «ricevuto nessuna convocazione da parte del Comitato», ma di avere pronta la sua controffensiva: «Ho moltissimo materiale nei confronti sia di Infante che di Sottile, verso il quale peraltro ho già provveduto a presentare denuncia-querela per diffamazione aggravata, quindi nel momento in cui dovessi ricevere una convocazione non sarò io a dovermi preoccupare».
A Open, parlando di Sottile, Bruzzone ha rincarato la dose: «Certamente anche lui è già oggetto di mie iniziative giudiziarie. L’ultima puntata del suo programma è stata strumentalizzata per veicolare informazioni false e distorte sul mio conto, con un chiaro intento diffamatorio. Ho già dato mandato ai miei legali». Parole che trasformano lo scontro interno alla Rai in una possibile battaglia anche giudiziaria.
Il caso Infante e l’accusa di informazioni false
Su Milo Infante, Bruzzone usa toni altrettanto duri. La criminologa sostiene di averlo smentito perché avrebbe diffuso «informazioni completamente false» su un messaggio dell’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia di Chiara Poggi. Secondo la sua ricostruzione, lei si sarebbe limitata a riprendere un post di Selvaggia Lucarelli che lo «sbugiardava pubblicamente». Poi l’affondo: «Evidentemente questa cosa di essere stato sbugiardato in pubblico gli ha dato molto fastidio, so che subito dopo si è molto agitato. Se se l’è presa ne prendo atto, ma non è colpa mia se rappresenta le cose in maniera distorta».
La replica non si ferma qui. Bruzzone sostiene che, una volta visti gli atti del dossier, valuterà come muoversi: «Dalla diffamazione agli atti persecutori il passo è breve». Una frase pesante, che alza ulteriormente il livello dello scontro e mostra quanto il rapporto tra la criminologa e alcuni conduttori Rai sia ormai arrivato a un punto di rottura.
Comitato Etico Rai, social e processi in tv
La vicenda esplode in un momento in cui la televisione italiana è attraversata da un dibattito sempre più acceso sul modo in cui vengono trattati i grandi casi di cronaca nera. Garlasco, in particolare, è diventato negli ultimi mesi un laboratorio estremo: programmi, consulenti, avvocati, criminologi, giornalisti e opinionisti si confrontano quotidianamente tra nuove indagini, vecchie sentenze e accuse reciproche. In questo clima, i social amplificano ogni parola e trasformano ogni critica in un caso aziendale o giudiziario.
Bruzzone, dal canto suo, nega di aver violato il codice etico Rai. «Ho studiato in questi giorni molto attentamente il Codice Etico, e non ritengo di aver violato alcun profilo legato al Codice», ha dichiarato. Poi ha rovesciato l’accusa: «Ritengo invece che ci siano profili che il Comitato Etico debba conoscere in relazione alle condotte che hanno posto in essere loro, e al tipo di utilizzo che hanno fatto dei programmi che la Rai ha affidato a loro».
Ora la palla passa alla Rai. Il Comitato Etico dovrà valutare se esistano comportamenti rilevanti sul piano aziendale oppure se lo scontro resti confinato alla guerra, ormai apertissima, tra protagonisti della tv e della cronaca giudiziaria. Una cosa però è già chiara: il caso Garlasco non sta incendiando soltanto le procure, gli studi legali e i talk show. Sta mettendo sotto pressione anche gli equilibri interni della televisione pubblica.







