Nel caso Garlasco la battaglia si combatte ormai anche sulle fotografie scattate diciannove anni fa. A riaprire la discussione è Luciano Garofano, ex comandante dei Ris di Parma ed ex consulente della difesa di Andrea Sempio, che ha deciso di mostrare alcune immagini del sopralluogo effettuato nell’agosto del 2007 nella villetta di via Pascoli.
Il suo obiettivo è preciso: contestare una delle ipotesi più dibattute della nuova fase dell’inchiesta, quella secondo cui l’assassino di Chiara Poggi avrebbe potuto lavarsi in cucina dopo il delitto. Per Garofano, le immagini raccolte dai Ris e le tracce emerse grazie al luminol raccontano una storia diversa. Una storia che, secondo la sua interpretazione, porta direttamente al bagno della casa e non al lavello della cucina.
Le foto dei Ris e il nodo della cucina
Le immagini mostrate da Garofano mettono a confronto la situazione dei locali prima e dopo il trattamento con il luminol. L’ex comandante dei Ris parte proprio dalla cucina, uno degli ambienti più analizzati nel corso degli anni.
Osservando le fotografie, Garofano evidenzia come nell’area davanti al lavandino non emergano tracce riconducibili a scarpe insanguinate. Le impronte rilevate, sostiene, si interromperebbero infatti in prossimità del tavolo e non proseguirebbero verso il punto in cui si trova il lavello.
È da questa osservazione che nasce il ragionamento dell’ex ufficiale. Se l’assassino avesse davvero raggiunto il lavandino della cucina per lavarsi le mani o eliminare tracce di sangue, avrebbe dovuto percorrere quel tratto di pavimento lasciando inevitabilmente ulteriori segni. Segni che, secondo Garofano, non compaiono nelle fotografie realizzate dai Ris.
Per questo motivo l’ex comandante definisce «logicamente improbabile» l’ipotesi che il killer sia arrivato fino al lavello senza lasciare alcuna traccia visibile sul pavimento, soprattutto considerando la quantità di sangue presente sulla scena del crimine.
Il bagno e le impronte rilevate dal luminol
La lettura cambia completamente quando l’attenzione si sposta nel bagno della villetta. Qui, secondo Garofano, il luminol avrebbe evidenziato una situazione molto diversa rispetto alla cucina.
Nelle immagini mostrate dall’ex comandante dei Ris sarebbero infatti visibili diverse tracce di scarpe, alcune delle quali sovrapposte tra loro. È proprio questo elemento che porta Garofano a ritenere che il bagno sia stato un punto di passaggio fondamentale per l’autore dell’omicidio.
Secondo la sua interpretazione, le impronte rivelate dal luminol dimostrerebbero che il killer si sarebbe fermato in quell’ambiente dopo l’aggressione. Non solo un semplice attraversamento della stanza, ma una permanenza sufficiente a lasciare una sequenza di tracce compatibili con una sosta davanti allo specchio e con l’utilizzo del bagno.
Si tratta naturalmente di una ricostruzione che appartiene all’analisi proposta da Garofano e che si inserisce nel più ampio confronto tecnico tra consulenti, investigatori e difese che accompagna da mesi la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.
La planimetria e il percorso dell’assassino
Per sostenere la sua tesi, Garofano ha affiancato alle fotografie anche una planimetria della villetta di via Pascoli. Attraverso questa ricostruzione grafica, l’ex comandante dei Ris ha indicato quello che a suo giudizio sarebbe stato il percorso seguito dall’assassino dopo aver ucciso Chiara Poggi.
Secondo questa lettura, il killer si sarebbe diretto prima verso il bagno, dove avrebbe sostato davanti allo specchio. Solo successivamente sarebbe passato nella cucina, ma senza raggiungere il lavello. Le impronte individuate si fermerebbero infatti nella zona centrale del locale, all’altezza del tavolo, senza proseguire verso l’area del lavandino.
È un dettaglio che può sembrare marginale, ma che in realtà incide su uno degli aspetti più discussi della scena del crimine: i movimenti compiuti dall’assassino dopo l’omicidio e il possibile tentativo di eliminare tracce biologiche.
Un nuovo fronte nella battaglia tra consulenti
La pubblicazione delle immagini da parte di Garofano apre un nuovo capitolo nel confronto che da mesi accompagna il caso Garlasco. La nuova indagine della Procura di Pavia ha riportato sotto la lente elementi già analizzati in passato, ma oggi riletti attraverso tecnologie, consulenze e interpretazioni differenti.
Le fotografie del luminol entrano così nel dibattito insieme alle impronte, al Dna, alle tracce ematiche e alle ricostruzioni dei movimenti all’interno della villetta. Ogni dettaglio viene nuovamente esaminato nel tentativo di capire se la scena del crimine racconti davvero una storia diversa rispetto a quella ricostruita nei processi che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
Per Garofano la risposta è chiara: le immagini mostrerebbero che l’assassino non si è lavato in cucina e che il bagno rappresenta il vero punto chiave del percorso seguito dopo il delitto. Resta ora da capire quale peso avranno queste osservazioni nel confronto tra le diverse consulenze e nelle valutazioni degli investigatori che stanno lavorando alla nuova inchiesta.







