Sul delitto di Garlasco sembrava non esserci più nulla da spremere fino a settembre. E invece, come spesso accade, arriva Bugalalla Crime, prende in mano il vecchio materiale informatico, lo rimette sul tavolo e trasforma il caldo estivo in un’altra fiammata su via Pascoli. Il nuovo video pubblicato sul canale, che allegheremo all’articolo come fonte, ruota attorno a un punto delicatissimo: il computer nella camera di Chiara Poggi, il traffico internet certificato dai RIS e quei dati che, secondo Bugalalla, per anni sarebbero stati letti a senso unico.
Bugalalla Crime non è un canale qualsiasi dentro l’universo Garlasco. È uno dei canali più seguiti da chi segue il delitto di Chiara Poggi, anche perché in passato ha passato scoop e materiali che hanno fatto discutere parecchio. Piaccia o non piaccia, il suo lavoro ormai entra stabilmente nel circuito parallelo degli atti, delle consulenze, delle ricostruzioni e delle domande che la televisione spesso semplifica in tre minuti e mezzo prima della pubblicità.
Stavolta il tema è ancora più scivoloso. Bugalalla racconta di aver ricevuto da YouTube una comunicazione relativa a molteplici tentativi di bloccare un vecchio video del canale, pubblicato mesi fa. Secondo lei, quelle segnalazioni avrebbero lo stesso testo e la stessa firma digitale. Il nome non viene ancora fatto, perché il legale dovrà verificare se qualcuno abbia usato davvero l’identità di un professionista. Ma la domanda resta appesa come un macigno: perché qualcuno avrebbe tanto interesse a far sparire un video basato, sempre secondo la ricostruzione della youtuber, su dati RIS integrali?
Garlasco e il computer nella camera di Chiara Poggi
Il cuore del video riguarda il traffico internet del computer nella stanza di Chiara Poggi. Bugalalla sostiene di aver analizzato i link visitati in giorni e orari in cui Chiara non avrebbe potuto usare quel pc, perché si trovava al lavoro o era a Londra. Da qui parte la ricostruzione più pesante: quel computer, secondo lei, non racconterebbe soltanto la vita digitale di Chiara, ma anche quella di chi avrebbe avuto accesso alla sua stanza e alla sua macchina.
Il punto non è secondario. Per anni il materiale informatico ha rappresentato uno dei terreni più avvelenati del caso Garlasco. Il computer di Alberto Stasi, la pornografia, le presunte deviazioni, il movente sessuale, le narrazioni costruite intorno ai file: tutto è passato da lì. Ma Bugalalla ribalta la prospettiva e chiede perché lo stesso tipo di materiale, se collegato ad altri soggetti, venga trattato con tutt’altra prudenza.
Secondo la sua ricostruzione, nel pc in camera di Chiara emergerebbero migliaia di accessi o riferimenti a contenuti pornografici. Bugalalla contesta anche il modo in cui alcuni conteggi sarebbero stati letti: il sito YouPorn, ad esempio, sarebbe stato sottostimato perché non sarebbero state sommate tutte le estensioni e i link riconducibili allo stesso dominio. Il suo ricalcolo porterebbe a 2.752 accessi, in orari in cui Chiara, sempre secondo questa lettura, non poteva trovarsi davanti al computer.
I link oscurati dalla Polizia postale
Il passaggio più esplosivo riguarda alcuni link che oggi risulterebbero bloccati dalla Polizia postale per materiale pedopornografico. Bugalalla sostiene di averli mostrati già nel vecchio video contestato e torna a chiedere perché quel dato abbia provocato reazioni tanto forti.
Qui il condizionale è obbligatorio, perché si parla di elementi tecnici, di attribuzioni delicate e di contenuti che devono restare dentro il perimetro degli atti. Ma la domanda giornalistica esiste: se quei collegamenti informatici vengono usati per costruire un profilo mostruoso di Alberto Stasi, perché diventerebbero irrilevanti quando il discorso si sposta sul pc nella camera di Chiara e sul possibile uso da parte di altri?
È questo il doppio standard che Bugalalla mette in scena nel video. Da una parte Stasi, condannato in via definitiva e per anni raccontato anche attraverso la lente della pornografia. Dall’altra Marco Poggi e Andrea Sempio, chiamati in causa da una serie di domande che la youtuber formula con forza: chi usava quel computer? Chi scaricava quei file? Chi era presente in casa nei giorni indicati dai dati RIS?
Il video di Andrea Sempio e la data del 20 luglio
Il nome di Andrea Sempio entra nel video attraverso un passaggio preciso: il 20 luglio 2007. Secondo Bugalalla, quel giorno Sempio sarebbe stato in casa Poggi, circostanza che lui stesso avrebbe ammesso. Nella stessa giornata, sempre secondo la ricostruzione mostrata nel video, sul computer nella camera di Chiara sarebbe stato copiato o aperto un file video legato a Sempio.
La youtuber insiste su un dettaglio tecnico: alcuni file non comparirebbero come normale attività internet o nei cookie, quindi potrebbero non essere stati scaricati dal web, ma copiati da un dispositivo esterno e poi nascosti dentro cartelle apparentemente innocue, come quelle dei videogiochi. Nel video vengono citate directory legate a F1 Grand Prix, Doom e altri percorsi in cui sarebbero comparsi file e immagini dal contenuto erotico o pornografico.
È una ricostruzione che, se confermata dagli atti e letta nel modo proposto da Bugalalla, cambierebbe il peso di alcune domande. Non proverebbe automaticamente nulla sull’omicidio di Chiara Poggi, ma sposterebbe l’attenzione su un ambiente digitale molto meno lineare di quanto raccontato per anni.
Le critiche alla consulenza Reale
Bugalalla dedica poi una parte del video alla consulenza di Paolo Reale, contestando alcune conclusioni che, secondo lei, non sarebbero coerenti con i dati RIS. Il nodo riguarda i video intimi tra Alberto Stasi e Chiara Poggi, le chat MSN, i file protetti da password e la presunta quantità di materiale erotico presente o transitato sul computer.
Secondo la youtuber, non si parlerebbe di pochi spezzoni marginali, ma di una massa molto più ampia di immagini, accessi e file. Bugalalla ricostruisce anche lo scambio via MSN tra Alberto e Chiara per il trasferimento di video privati e cita la dichiarazione di Marco Poggi del 18 ottobre 2007, nella quale avrebbe raccontato di aver visto la finestra MSN aperta e intuito che Chiara stesse scaricando materiale legato alla sua intimità con Alberto.
Da qui parte un’altra domanda pesante: Marco sapeva dell’esistenza di quei file? Sapeva dove cercarli? Aveva avuto accesso a materiale privato della sorella? Bugalalla suggerisce che Chiara avrebbe protetto quei contenuti con password solo dopo essersi accorta che la sua intimità poteva essere stata violata. Anche qui, siamo dentro una ricostruzione che va trattata con cautela, ma il punto giornalistico resta fortissimo.
Il doppio standard su Alberto Stasi
Il filo politico-mediatico del video è chiaro: secondo Bugalalla, tutto ciò che per anni è stato usato per costruire l’immagine disturbata di Alberto Stasi verrebbe minimizzato quando compare in un contesto diverso. Se la pornografia sta nel computer di Stasi, diventa movente, profilo psicologico, abisso morale. Se emerge dal pc nella camera di Chiara, in orari in cui lei non sarebbe stata presente, allora improvvisamente perderebbe peso.
È questa la parte più acchiappaclic, ma anche la più seria. Perché il caso Garlasco vive da quasi vent’anni dentro una guerra di narrazioni. C’è la verità giudiziaria, con la condanna definitiva di Stasi. C’è la nuova indagine su Andrea Sempio. E poi c’è il sottobosco degli atti riletti, dei reperti dimenticati, delle consulenze rimesse in discussione, delle domande che tornano sempre uguali: chi c’era davvero in quella casa? Chi usava cosa? Chi sapeva cosa?
Bugalalla non si limita a raccontare i dati. Denuncia anche una presunta attività di pressione, segnalazioni, tentativi di far rimuovere contenuti e perfino manovre contro chi collabora con il canale. Anche queste accuse dovranno trovare eventuali riscontri. Ma spiegano il tono del video: non una semplice analisi informatica, ma una risposta frontale a chi, secondo lei, vorrebbe silenziare quel filone.
Perché il video pesa sul caso Garlasco
Il punto finale è semplice: Bugalalla sostiene che nel computer della camera di Chiara Poggi ci siano elementi importanti per capire il contesto precedente al delitto. Non elementi che da soli risolvono il caso, ma dati che potrebbero illuminare rapporti, accessi, abitudini digitali e presenze in casa Poggi prima del 13 agosto 2007.
Le sue domande finali sono quelle destinate a far discutere: Marco Poggi guardava o scaricava materiale pornografico da quel computer? Aveva accesso alle chat private di Chiara? Poteva vedere i video intimi di Chiara e Stasi? Alcuni link oggi oscurati dalla Polizia postale furono davvero consultati da quella postazione? Andrea Sempio era presente il 20 luglio mentre avvenivano alcune di queste attività?
Domande, appunto. Non sentenze. Ma nel caso Garlasco le domande hanno spesso più vita delle risposte. E quando arrivano da Bugalalla Crime, canale ormai centrale per una fetta enorme del pubblico che segue il delitto Poggi, diventano subito benzina per un nuovo giro di sospetti, analisi e polemiche.
Per ora resta tutto nel campo del condizionale e delle verifiche sugli atti. Ma il video ha già un merito: riporta al centro il computer nella stanza di Chiara Poggi e costringe a guardare una contraddizione che continua a bruciare. Se il materiale informatico ha pesato così tanto nella costruzione pubblica del “mostro Stasi”, perché non dovrebbe pesare allo stesso modo quando apre dubbi su altri protagonisti della storia?







