Un incontro epico tra il mondo dei supereroi e il cuore della cristianità. Lou Ferrigno, l’iconico volto che ha dato corpo e muscoli all’Incredibile Hulk nella celebre serie TV statunitense trasmessa tra il 1977 e il 1982, ha realizzato un sogno d’infanzia incontrando mercoledì Papa Leone XIV. L’attore ed ex bodybuilder professionista ha scambiato due chiacchiere con il Pontefice americano al termine dell’udienza generale in Piazza San Pietro, visibilmente emozionato.
Il sogno di Hulk
“Sono qui perché incontrare il papa è il sogno di una vita”, ha dichiarato con orgoglio Lou Ferrigno a margine dell’udienza. Legatissimo alle sue radici — con un ramo della famiglia originario della costiera amalfitana — l’attore ha raccontato di essere cresciuto in una famiglia cattolica italiana ascoltando continuamente storie legate alla figura del Papa.
“Sono davvero onorato di essere qui per vedere Papa Leone; è qualcosa che ha segnato tutta la mia vita, un sogno che si avvera”, ha aggiunto l’ex campione di bodybuilding. Davanti ai fotografi, Ferrigno non ha resistito a regalare il suo iconico marchio di fabbrica: si è messo in posa mimando la celebre trasformazione sullo schermo da Bruce Banner a Hulk, sollevando i pugni per poi abbassarli con forza, come per sferrare un colpo devastante.
L’amore del Pontefice per il Cinema
L’udienza con il gigante Hulk arricchisce la lista di star internazionali accolte dal Papa. Già il 15 novembre 2025, Papa Leone XIV aveva aperto le porte del Palazzo Apostolico in Vaticano a una delegazione di circa 160-300 rappresentanti del mondo del cinema tra attori, registi e addetti ai lavori. Tra i grandi nomi presenti spiccavano icone come Cate Blanchett, Spike Lee (che ha donato al Papa una maglia dei New York Knicks personalizzata con la scritta “Pope Leo”), Stefania Sandrelli, Giuseppe Tornatore, Matteo Garrone, Marco Bellocchio, Gus Van Sant e Viggo Mortensen. Durante gli incontri dedicati al grande schermo, il Pontefice ha definito il cinema come “arte dello Spirito” e un prezioso linguaggio di pace, lanciando un accorato appello a difendere l’esperienza della sala cinematografica senza cedere alla fredda logica degli algoritmi.







