Morte di Hayden Panettiere, anche la DEA indaga: giallo su cause e soccorsi

Hayden Panettiere

La Drug Enforcement Administration (DEA) si è unita ufficialmente alle indagini sulla morte dell’attrice Hayden Panettiere. L’agenzia federale ha avviato un’operazione congiunta con il Dipartimento di Polizia di Greenville, in South Carolina, e con l’ufficio del medico legale locale per far luce sulla scomparsa della star di Heroes e Nashville, trovata senza vita nella sua abitazione all’età di 36 anni.

Le circostanze del decesso

La causa del decesso dell’attrice non è stata ancora stabilita in via ufficiale. Sebbene l’autopsia non abbia rilevato evidenti segni di trauma sul corpo, dall’audio della chiamata d’emergenza inviata al 911 emerge l’ipotesi di una possibile overdose. I paramedici, giunti sul posto, hanno tentato a lungo le manovre di rianimazione prima di dichiarare la morte alle 14:31. L’ingresso della DEA nell’inchiesta punta a ricostruire gli ultimi momenti di vita dell’artista e l’eventuale provenienza delle sostanze assunte.

Nel suo recente libro autobiografico, This Is Me: A Reckoning, Panettiere aveva raccontato senza filtri le battaglie personali contro le dipendenze da alcol e droghe, la depressione post-partum seguita alla nascita della figlia e le forti visissitudini vissute durante la carriera a Hollywood.

I dubbi della famiglia

A rendere ancora più complesso il quadro sono i dettagli emersi sulla presenza di terze persone nell’appartamento al momento dei soccorsi. Insieme all’attrice si trovavano infatti l’ex compagno Brian Hickerson e il fratello di quest’ultimo. Hickerson era stato condannato nel 2020 per violenza domestica proprio a danno di Panettiere, scontando una pena detentiva e quattro anni di libertà vigilata.

La madre dell’attrice, Lesley Vogel, ha espresso forti perplessità sulle dinamiche dei soccorsi e sulla tempistica della telefonata d’emergenza, puntando l’attenzione sulla presenza dell’ex compagno nell’abitazione al momento della tragedia.

Il dibattito sulla fama precoce

La scomparsa dell’attrice ha suscitato profondo cordoglio a Hollywood, riaprendo il dibattito sui rischi legati alla celebrità raggiunta in giovane età. Tra i vari interventi si registra la riflessione dell’attrice Christy Carlson Romano, ex star Disney, che ha paragonato l’impatto della fama infantile alla CTE (Encefalopatia Traumatica Cronica), la patologia cerebrale provocata dai continui microtraumi negli sport di contatto.

Romano ha evidenziato l’assenza di protocolli o tutele adeguate per proteggere i giovani artisti dai continui stress psicologici, dalla pressione mediatica e dall’esposizione al giudizio pubblico, fattori in grado di segnare profondamente la crescita e il benessere emotivo di chi inizia a lavorare nel mondo dello spettacolo da bambino.