Un fantasma si aggira nei corridoi di Report e ha il volto di Sigfrido Ranucci. L’ex conduttore continua a presentarsi negli uffici Rai di via Teulada, entra nella stanza che per anni ha rappresentato il quartier generale della trasmissione, sistema carte e documenti. Intanto aspetta che il Tribunale del Lavoro decida se potrà tornare al posto dal quale la Rai lo ha rimosso alla fine di agosto.
Intorno a lui il clima appare incandescente. Secondo un retroscena emerso nelle ultime ore, alcuni inviati e autori storici avrebbero maturato una posizione drastica: «O lui o noi». Se il giudice ordinasse alla Rai di reintegrare Ranucci nella conduzione, sarebbero pronti ad andarsene.
Una ricostruzione esplosiva, alla quale nelle ore successive ha risposto il Cdr dell’Approfondimento Rai. Il comitato contesta l’esistenza di un ultimatum collettivo della redazione. Un particolare importante: la tensione e la battaglia giudiziaria esistono, mentre la posizione attribuita all’intera squadra viene formalmente smentita.
Ranucci vuole tornare a Report: ora decide il giudice
Il punto di partenza è il ricorso urgente che Ranucci ha presentato contro la decisione della Rai di rimuoverlo dalla conduzione di Report. L’udienza si è svolta venerdì 25 settembre davanti al Tribunale del Lavoro di Roma. La giudice Donatella Casari si è riservata la decisione.
Le parti hanno tempo fino al 30 settembre per depositare le proprie note. Successivamente arriverà il provvedimento.
Ranucci chiede al tribunale di dichiarare nullo o illegittimo, almeno in via cautelare, il provvedimento adottato dall’azienda. L’obiettivo è tornare alle funzioni di autore e conduttore prima dell’inizio della nuova stagione, fissato per l’8 novembre.
Nel frattempo la Rai ha prorogato di quindici giorni il termine entro il quale il giornalista dovrà scegliere una delle tre destinazioni alternative proposte dall’azienda: RaiNews, Tg3 oppure la corrispondenza dal Cairo. La partita resta quindi completamente aperta.
«Occhio, è arrivato»: il clima surreale a via Teulada
In attesa del verdetto, Ranucci conserva il diritto di utilizzare il proprio ufficio e, secondo quanto emerge dal racconto di queste ore, si presenterebbe a via Teulada due o tre volte alla settimana.
È qui che la storia assume contorni quasi da commedia nera. Quando l’ex conduttore arriva, nella nuova chat utilizzata dalla squadra partirebbe una sorta di avvertimento: «Occhio, è arrivato».
Ranucci non farebbe più parte di quella conversazione. I giornalisti impegnati nella preparazione della nuova edizione cercherebbero inoltre di evitare che possa conoscere in anticipo riunioni, servizi e inchieste.
I nuovi co-conduttori Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, insieme a Giulio Valesini e Bernardo Iovene, sceglierebbero un’altra ala dell’edificio quando Ranucci si trova nel palazzo. Uno degli inviati racconta addirittura: «Se c’è lui a volte discutiamo nei corridoi per non farci sentire».
I protagonisti descrivono un clima «grottesco e surreale». Da una parte c’è l’uomo che ha guidato Report per quasi dieci anni e ora tenta di riprendersi il programma in tribunale. Dall’altra ci sono alcuni dei giornalisti cresciuti professionalmente nella trasmissione durante la sua gestione.
«O lui o noi», ma il Cdr smentisce
Proprio sul passaggio più clamoroso della vicenda arriva però una versione differente.
Il retroscena attribuisce ad alcuni autori e inviati storici una scelta radicale. In caso di ritorno di Ranucci, sarebbero pronti a lasciare il programma per ragioni di «opportunità e incompatibilità».
Il Cdr dell’Approfondimento Rai contesta però che questa posizione rappresenti l’intera redazione e smentisce l’esistenza di un aut aut collettivo.
La distinzione conta. Singoli giornalisti possono avere manifestato privatamente una forte contrarietà al ritorno dell’ex conduttore. Ben altra cosa sarebbe una decisione ufficiale e condivisa da tutta la squadra.
All’interno della redazione, inoltre, esisterebbe ancora uno zoccolo duro vicino a Ranucci. Alcuni colleghi sospetterebbero che questo gruppo continui a informare l’ex conduttore sulle vicende interne. Anche questo elemento descrive una squadra attraversata da diffidenze e divisioni, non necessariamente schierata in modo compatto contro di lui.
La nuova Report prepara già il debutto senza Ranucci
Intanto la macchina della nuova stagione procede. Report tornerà in onda l’8 novembre e la Rai sta preparando una trasmissione profondamente rinnovata, con un nuovo studio e una conduzione diversa.
La squadra starebbe lavorando anche a un editoriale iniziale per spiegare direttamente al pubblico l’assenza di Ranucci. Tutto questo, naturalmente, a meno che il tribunale non cambi ancora una volta le carte in tavola.
Se il giudice accogliesse il ricorso e ordinasse il reintegro, la Rai dovrebbe scegliere come reagire. L’azienda potrebbe opporsi e aprire così un nuovo capitolo della battaglia giudiziaria.
Sullo sfondo rimane inoltre un procedimento disciplinare aziendale nei confronti del giornalista. Il ritorno di Ranucci, dunque, non chiuderebbe necessariamente lo scontro.
Spunta persino l’ipotesi di una bonifica contro le microspie
Nel racconto proveniente da via Teulada compare un altro elemento che rende il clima ancora più surreale. Alcuni giornalisti starebbero valutando di chiedere una bonifica degli uffici per cercare eventuali microspie.
Al momento non emerge alcuna prova della presenza di dispositivi di ascolto negli ambienti della trasmissione. Si tratta quindi di un timore, non di una scoperta.
L’ipotesi restituisce però il livello raggiunto dalla tensione. Riunioni spostate, conversazioni nei corridoi, chat separate e sospetti reciproci compongono il quadro di una redazione nella quale sembra essersi incrinata soprattutto la fiducia.
Ranucci continua ad andare nel suo ufficio e aspetta il verdetto
Ranucci, intanto, non ha ancora lasciato via Teulada. La sua presenza negli uffici non rappresenta un’anomalia: resta un dipendente Rai e conserva il diritto di utilizzare la propria stanza. Inoltre, l’azienda ha prorogato il termine per scegliere un’eventuale nuova destinazione mentre il tribunale esamina il ricorso.
Il paradosso è evidente. L’uomo che la Rai ha allontanato dalla guida di Report continua a entrare nel luogo dove la squadra prepara la nuova Report. E chi sta costruendo il programma senza di lui aspetta di sapere se il giudice potrebbe improvvisamente rimetterlo al comando.
A quel punto la domanda non riguarderebbe soltanto il possibile ritorno di Ranucci, ma anche quale redazione troverebbe.
Dietro il clamoroso «O lui o noi», ora contestato dal Cdr, resta infatti una situazione tutt’altro che pacificata. Il tribunale deve ancora pronunciarsi, la nuova stagione prende forma e Ranucci continua ad attraversare i corridoi di via Teulada. Il fantasma è ancora nel palazzo e la decisione del giudice potrebbe trasformarlo nuovamente nel protagonista di Report.







