Per la prima volta nella storia, la voce italiana che ha reso leggendario Robert De Niro, quella di Stefano De Sando, è uscita dai confini del cinema per prestare il fianco alla battaglia politica. Il palcoscenico non è quello di Hollywood, ma quello di Sabaudia Incontra, dove il doppiatore ha dato voce all’ultimo, feroce atto d’accusa dell’attore americano contro Donald Trump.
Il discorso
Quello che è accaduto a Sabaudia, durante la rassegna moderata dal vicedirettore del Tg La7 Andrea Pancani, è un corto circuito tra finzione e attualità che ha lasciato il pubblico senza fiato. Stefano De Sando ha accettato una sfida inedita: doppiare in esclusiva l’intervento che De Niro ha pronunciato a New York durante il concerto-protesta Rise Up, Sing Out.
Veder muovere le labbra di De Niro e sentire la “sua” voce italiana pronunciare parole di tale violenza politica ha trasformato un semplice discorso in un evento mediatico di enorme impatto, portando la protesta americana direttamente nel cuore del dibattito italiano.
“Tiranno e razzista”
Il contenuto dell’attacco non lascia spazio a interpretazioni. Attraverso la recitazione magnetica di De Sando, le accuse di De Niro sono risuonate come fendenti. L’attore ha definito Donald Trump un “tiranno razzista, misogino e xenofobo”, alzando l’asticella dello scontro verbale.
Il passaggio più crudo, che ha scosso la platea di Sabaudia, è stato il paragone tra il legame degli Stati Uniti con il tycoon e un rapporto malato: De Niro ha descritto l’amore per l’America guidata da Trump come quello di una persona che non riesce a lasciare un coniuge abusivo. Una metafora brutale, resa ancora più vivida dal timbro inconfondibile del suo doppiatore storico.







