Brasile, finge di avere 12 anni per farsi adottare: donna 38enne riesce a ingannare una famiglia per 14 mesi

Sembra la trama di un thriller psicologico, ma è la cronaca di un inganno durato oltre un anno. A Joinville, nel nord dello Stato di Santa Catarina in Brasile, una donna di 38 anni di nome Amanda Maria Souza de Oliveira – già nota alle forze dell’ordine – è riuscita a farsi passare per una ragazzina di appena 12 anni al solo scopo di farsi adottare e assicurarsi vitto, alloggio e protezione.

Per mettere in atto la sua recita, la donna si è presentata con il nome d’invenzione di Gabrielle. Con un racconto drammatico e toccante, infarcito di presunti abusi subiti dal padre biologico e maltrattamenti, è riuscita a conquistare la fiducia e la commozione di un pastore evangelico della zona. È stato proprio l’uomo di fede a mettere in contatto la finta bambina con una coppia di coniugi disposta ad accoglierla e accudirla come una figlia.

Biberon e cameretta rosa

Una volta entrata nella nuova casa, la 38enne ha portato la finzione all’estremo. Per lei è stata allestita una cameretta tutta rosa, ma le sue richieste andavano ben oltre l’età dichiarata: pretendeva frequentemente il biberon, manifestava un’intensa paura del buio e chiedeva di non dormire mai da sola.

Di fronte alle evidenti incongruenze e alle particolarità fisiche o comportamentali, la donna si giustificava adducendo presunti disturbi dello spettro autistico e cure ormonali. Per evitare qualsiasi controllo burocratico o scolastico, inoltre, faceva leva su un rigido ricatto emotivo: rifiutava categoricamente l’iscrizione a scuola o l’avvio di pratiche ufficiali di adozione, sostenendo che qualsiasi documento pubblico avrebbe permesso al suo aggressore di rintracciarla.

La denuncia e la perizia psichiatrica

L’incredibile messinscena è proseguita senza intoppi per ben 14 mesi, finché nella coppia non sono nati i primi concreti dubbi. A confermare le perplessità dei coniugi è stata una serie di verifiche condotte in rete, che ha portato alla luce la vera identità della donna e precedenti analoghi. Preso atto del gigantesco raggiro, la coppia si è rivolta alle forze dell’ordine.

Fermata e interrogata, la 38enne ha confessato l’intera vicenda. La questione si è quindi spostata in tribunale, dove le posizioni dell’accusa e della difesa si scontrano sulla natura del reato. Se per la magistratura si tratta di una truffa premeditata, i legali della donna sostengono che la condotta non mirasse a un profitto economico, bensì a garantire una forma estrema di sussistenza e riparo. Il giudice ha infine deciso di congelare il processo in attesa dell’esito di una perizia psichiatrica, necessaria per fare chiarezza sul profilo psicologico e sulla capacità d’intendere e di volere dell’imputata.