Mosca tra paura e diserzione: l’ombra di una nuova mobilitazione spaventa la Russia

Vladimir Putin

Nei giorni scorsi, foto circolate sui social mostravano una lunga fila di automobili alla dogana di Verkhny Lars, al confine con la Georgia. Circa ventimila persone avrebbero attraversato il valico in un solo giorno secondo le autorità doganali russe, dato poi ridimensionato da quelle georgiane. La notizia ha comunque alimentato una forte paranoia collettiva: un déjà-vu del settembre 2022, quando da quello stesso punto centinaia di migliaia di uomini in età di leva lasciarono il Paese dopo il richiamo di 300.000 riservisti deciso dal Cremlino per stabilizzare il fronte in Ucraina. A distanza di quattro anni, con l’avanzata russa che procede a rilento e gli obiettivi strategici ancora lontani, il timore di un nuovo provvedimento di massa resta ai livelli massimi.

L’impennata di ricerche online

I dati di Google Trends confermano la tendenza: le ricerche online sulla possibilità di una nuova mobilitazione hanno registrato un forte incremento a partire dalla fine di luglio. Parallelamente, gli affitti nella capitale armena Yerevan sono saliti del 30% nel corso dell’estate a causa della forte domanda in arrivo dalla Russia.

Le organizzazioni che assistono i cittadini contrari alla guerra e quanti cercano di evitare la leva registrano una pressione senza precedenti, con volumi di richieste d’aiuto decisamente superiori rispetto ai mesi primaverili. Armenia e Georgia continuano a rappresentare le mete di espatrio più gettonate.

Nonostante al momento non vi siano prove ufficiali di una mobilitazione imminente, media indipendenti e attivisti denunciano una forte intensificazione del reclutamento “volontario”. In diverse regioni, come quella di Penza, si moltiplicano le segnalazioni di metodi coercitivi per spingere gli uomini a firmare contratti con il ministero della Difesa.

Crisi economica e attacchi sul territorio

Non è solo il timore della chiamata alle armi a spingere molti cittadini a considerare l’espatrio. Sul morale della popolazione pesa un diffuso pessimismo: i rilevamenti del centro sociologico VCIOM indicano che circa due terzi dei russi prevede un periodo difficile all’orizzonte.

Ad alimentare l’incertezza contribuiscono le difficoltà dell’economia reale e il moltiplicarsi dei raid di droni che colpiscono il territorio russo. Se da un lato i vertici di governo tentano di rassicurare la popolazione bollando come “sciocchezze” i rumor sul reclutamento, dall’altro l’amministrazione centrale non nasconde l’impatto dei danni economici causati dagli attacchi avversari, stigmatizzando il comportamento di chi sceglie di lasciare il Paese.