Social prima dei 14 anni, lo studio che allarma le famiglie: calano i risultati in italiano e matematica, soprattutto alle medie

Stop ai social in Francia

Prima arrivano i social, più aumenta il rischio di perdere terreno a scuola. Non si tratta dell’ennesimo allarme lanciato contro smartphone e piattaforme digitali, ma del risultato di uno studio pubblicato su Nature Human Behaviour che ha incrociato l’età del primo account personale con l’andamento scolastico di 5.227 studenti del Nord Italia tra i 7 e i 16 anni.

Il gruppo coordinato da Marco Gui, professore di Sociologia all’Università di Milano-Bicocca, insieme ai ricercatori dell’Università di Brescia e del Centro Studi Socialis, ha confrontato i questionari sulle abitudini digitali con i punteggi ottenuti dagli studenti nelle prove Invalsi di italiano, matematica e inglese. La ricerca individua un effetto negativo significativo per chi apre un profilo social già in prima o seconda media, mentre il divario si riduce tra chi aspetta la terza media e chi comincia alle superiori.

Social precoci, i punteggi scendono soprattutto in matematica

I ricercatori hanno diviso gli studenti in gruppi sulla base dell’età del primo account. Da una parte chi aveva iniziato a usare i social in prima, seconda o terza media, dall’altra chi aveva aspettato almeno la prima superiore. Il confronto non si è limitato a una fotografia finale: il team ha ricostruito l’andamento dei risultati scolastici a partire dalla quinta elementare, quando nessuno degli studenti coinvolti possedeva ancora un profilo personale.

Da quel punto le traiettorie hanno iniziato a separarsi. Chi ha aperto un account in prima o seconda media ha registrato risultati peggiori in italiano e soprattutto in matematica. Il divario cresce con il numero degli anni trascorsi sulle piattaforme e accompagna gli studenti lungo tutto il percorso delle scuole medie. I ragazzi esposti più precocemente mostrano inoltre una minore probabilità di ottenere voti eccellenti all’esame di terza media, una più bassa fiducia nelle proprie capacità scolastiche e un rischio maggiore di ripetere un anno alle superiori.

La terza media può rappresentare il punto di svolta

Lo studio non individua lo stesso effetto per tutte le età. Gli studenti che hanno aperto il primo profilo in terza media non mostrano differenze altrettanto marcate rispetto a chi ha aspettato l’ingresso alle superiori. La vulnerabilità sembra quindi concentrarsi nella prima fase della preadolescenza, quando capacità di attenzione, autocontrollo e organizzazione dello studio attraversano ancora una fase delicata.

Il risultato rafforza l’idea che non conti soltanto quanto tempo un ragazzo trascorra sui social, ma anche quando cominci a usarli. Un accesso molto precoce prolunga l’esposizione e introduce le piattaforme in un’età nella quale notifiche, contenuti brevi, messaggi continui e multitasking possono sottrarre spazio allo studio, al sonno e alle attività fisiche. Gli autori osservano che la pervasività dello smartphone spiega una parte consistente dell’effetto negativo, soprattutto in matematica.

L’inglese non peggiora: il possibile effetto dei contenuti online

Il dato cambia quando i ricercatori analizzano le competenze in inglese. In questa materia non emerge un calo statisticamente significativo collegato all’uso precoce dei social. Gli autori avanzano una spiegazione prudente: l’esposizione continua a video, post, musica e contenuti in lingua inglese potrebbe compensare almeno in parte gli effetti negativi riscontrati nelle altre discipline.

Si tratta però di un’ipotesi, non di una conclusione definitiva. La ricerca mostra con maggiore chiarezza il legame tra accesso precoce e risultati in italiano e matematica, mentre non permette di stabilire con certezza quali contenuti o quali piattaforme producano l’impatto maggiore.

Non è soltanto una correlazione, ma restano alcuni limiti

Il gruppo di Gui ha applicato un modello longitudinale che confronta studenti simili per rendimento precedente, condizioni economiche e livello di istruzione dei genitori. Questo metodo offre indicazioni causali più solide rispetto alle ricerche che osservano soltanto una correlazione tra ore trascorse online e voti scolastici.

Gli stessi autori, tuttavia, invitano alla cautela. Alcuni fattori familiari, caratteriali o relazionali potrebbero influenzare sia l’età del primo accesso sia il rendimento. Lo studio, inoltre, non comprende i casi scolastici più problematici, come molti abbandoni o ripetenze multiple. Per questo l’effetto reale sulla popolazione complessiva potrebbe risultare persino più ampio, ma serviranno altre ricerche per confermarlo.

Ritardare l’accesso e insegnare un uso consapevole

La ricerca non propone di cancellare i social dalla vita degli adolescenti. Indica però un vantaggio concreto nel rinviare l’apertura di un account personale, almeno fino alla fase finale delle scuole medie. In Italia i ragazzi possono iscriversi autonomamente alle piattaforme dai 14 anni, ma nella pratica molti iniziano molto prima.

Gui e i suoi colleghi chiedono linee guida più chiare e programmi di cittadinanza digitale rivolti non soltanto agli studenti, ma anche a genitori e insegnanti. Ritardare l’accesso non basta se poi adulti e ragazzi non imparano a gestire notifiche, tempi di utilizzo, studio e sonno.

Il messaggio che arriva dallo studio resta netto: la prima media non equivale alla prima superiore. Quando un ragazzo entra troppo presto nel flusso continuo dei social, il prezzo può comparire nei quaderni, nei test e nella capacità di concentrarsi. E a pagarlo, prima di tutti, sono italiano e matematica.