Compariranno oggi davanti al giudice per le indagini preliminari Emanuela Aiello, la madre della piccola Beatrice, la bambina di due anni di Bordighera (Imperia) morta per i maltrattamenti subiti, e il suo convivente Emanuel Iannuzzi. Per l’uomo, nel dispositivo dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, il gip usa parole durissime, attribuendogli “un’indole crudele, votata alla sopraffazione violenta del prossimo”. Per Emanuela Aiello, il gip evidenzia invece “un’inquietante tendenza a camuffare o addirittura distorcere la realtà secondo la propria convenienza”.
Un quadro agghiacciante di degrado, violenze e paure
Nelle carte dell’inchiesta sulla morte della bambina di appena due anni emerge un quadro agghiacciante. Gli investigatori contestano ai due indagati il reato di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. Il giudice descrive una coppia che avrebbe trascinato tre bambine (Beatrice e le due sorelline più grandi) in un contesto di degrado, violenze e paura.
Gli atti raccontano anche altro. Attorno alla tragedia ruota una rete di parenti, amici e conoscenti che hanno frequentato la coppia fino agli ultimi giorni di vita di Beatrice. Nessuno, secondo quanto emerge dalle indagini, ha compreso fino in fondo la gravità della situazione oppure ha deciso di intervenire.
Schiaffi a Beatrice e mani al collo alla compagna
Uno degli episodi più inquietanti risale al 17 gennaio 2025, meno di un mese prima della morte della bambina. Quella sera familiari e amici raggiungono l’abitazione di Bordighera per festeggiare il compleanno di un minore. Prima dell’arrivo degli ospiti, secondo la ricostruzione del gip, Iannuzzi colpisce Beatrice con schiaffi su entrambe le guance e la fa cadere a terra. Dopo la festa l’uomo aggredisce anche Aiello. Le stringe le mani al collo, le tira i capelli e la costringe a lasciare l’abitazione insieme a lui.
Poche ore dopo la donna contatta la madre del compagno. Nel messaggio non denuncia le violenze appena subite. Al contrario, chiede scusa per alcune parole pronunciate durante la serata e ribadisce la propria totale devozione all’uomo. “Io per tuo figlio mi metterei sotto un treno”, scrive.
Oggi i due davanti al gip per la convalida dell’arresto
Eppure davanti agli inquirenti Aiello sceglie un’altra strada: nega l’uso di alcol e sostanze stupefacenti e tenta di allontanare sospetti da sé e dal compagno. Arriva perfino a sostenere che la tragedia sia avvenuta in un momento di ritrovata serenità. Una versione che il giudice considera incompatibile con la realtà emersa dalle indagini.
Oggi Aiello comparirà davanti al gip assistita dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta. La donna dovrebbe rispondere alle domande del giudice.
Diversa potrebbe essere la strategia difensiva di Iannuzzi, assistito dagli avvocati Maria Gioffré e Cristian Urbini. L’uomo potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.
Iannuzzi si sarebbe accanito contro Beatrice, costringendola a fumare
Nei suoi confronti il gip formula accuse pesantissime. L’indagato si sarebbe accanito contro la bambina. Le carte descrivono lesioni diffuse, ematomi e persino un episodio in cui l’uomo avrebbe infilato una sigaretta contenente hashish nella bocca della piccola.
Il magistrato richiama inoltre un precedente penale per detenzione illegale di armi e uccisione di animali. Ma soprattutto sottolinea un elemento che emerge dai racconti delle sorelle maggiori di Beatrice: la paura. Le bambine avrebbero manifestato tremori e crisi di pianto ogni volta che si avvicinavano all’abitazione di Iannuzzi a Perinaldo, altro comune dell’Imperiese.
Intorno alla coppia un clima di omertà
L’inchiesta si concentra anche sul comportamento di alcuni testimoni. Secondo il gip, Aiello e Iannuzzi avrebbero spinto più persone a non raccontare la verità. Le stesse sorelle di Beatrice, definite dai servizi sociali “adultizzate”, avrebbero subito forti condizionamenti.
Tra i casi che gli investigatori stanno approfondendo c’è quello di un amico di Iannuzzi presente nelle ultime ore di vita della bambina. Le sorelle di Beatrice hanno riferito che l’uomo, resosi conto delle gravissime condizioni della piccola, avrebbe invitato la coppia a chiamare i soccorsi. Quando però i carabinieri lo ascoltano, il testimone non racconta quell’episodio.
Per il gip esiste una sola spiegazione plausibile: l’uomo avrebbe scelto di proteggere l’amico indagato, omettendo di riferire la reale e drammatica situazione in cui versava Beatrice poco prima della morte.







