La Cina centrale piomba nel terrore dopo una gigantesca esplosione che ha sventrato la Huasheng Fireworks Manufacturing, uno dei colossi della produzione di fuochi d’artificio, dopo l’esplosione un’apocalisse di fumo e detriti. Il bilancio è drammatico e purtroppo ancora provvisorio: almeno 21 morti e 61 feriti, molti dei quali in condizioni critiche.
Un’apocalisse di fuoco ripresa dai social
L’inferno si è scatenato intorno alle 16:43 (ora locale) a Liuyang, nella provincia dello Hunan. I video che circolano freneticamente sui social media mostrano una scena terrificante: una sequenza infinita di detonazioni che squarciano l’aria, mentre un’enorme nuvola di fumo nero si innalza per centinaia di metri sopra le montagne circostanti. Quella che doveva essere una giornata di lavoro ordinaria si è trasformata in pochi secondi in una trappola mortale per decine di operai.
Immagini terribili dai droni
Le riprese aeree effettuate dai media statali all’alba di oggi mostrano uno scenario di guerra. Dove prima sorgevano i capannoni della fabbrica, ora resta solo una distesa di cenere e detriti ancora fumanti. Oltre 480 soccorritori, affiancati da escavatori e unità cinofile, stanno setacciando le macerie nel tentativo disperato di trovare superstiti. Intorno al sito del disastro è stata istituita una zona rossa di tre chilometri, con l’evacuazione immediata di centinaia di residenti per il timore di nuove esplosioni a catena.

Arrestati i vertici dell’azienda
La reazione del governo centrale è stata immediata e durissima. La polizia ha già arrestato i dirigenti dell’azienda per accertare gravi negligenze nella gestione della sicurezza. Anche il presidente cinese Xi Jinping è intervenuto personalmente, chiedendo il “massimo impegno” per curare i feriti e pretendendo che i responsabili vengano puniti con estrema severità. La Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo plurimo e disastro industriale.
Distrutta Liuyang, la capitale mondiale dei fuochi d’artificio
Il disastro riaccende i riflettori su Liuyang, una città che è il cuore pulsante del settore: qui viene prodotto il 60% dei fuochi d’artificio venduti in Cina e ben il 70% di quelli esportati in tutto il mondo. Tuttavia, dietro lo spettacolo dei colori nei cieli di tutto il pianeta, si nasconde la piaga di norme di sicurezza spesso ignorate. Quella di ieri è solo l’ultima di una lunga scia di sangue: solo nell’ultimo anno, diverse esplosioni tra lo Hunan, Tianjin e Jiangsu hanno causato decine di vittime, confermando come il settore resti una polveriera pronta a esplodere.







