Garlasco, la “one itis” di Sempio non era Chiara Poggi. Nel caso Garlasco torna al centro dell’attenzione un elemento che potrebbe cambiare la lettura del presunto movente: l’identità della ragazza citata nei messaggi online attribuiti ad Andrea Sempio. Non tanto il contenuto dei post, già noti agli inquirenti, ma proprio la persona a cui quei messaggi farebbero riferimento.
Secondo la difesa, infatti, quella figura non sarebbe Chiara Poggi, la vittima del delitto avvenuto il 13 agosto 2007, ma un’altra giovane conosciuta dall’indagato anni dopo.
L’identità della ragazza nei messaggi di Sempio
I messaggi pubblicati sul forum “Italian Seduction” tra il 2009 e il 2016 sono finiti agli atti dell’indagine. In uno dei passaggi più discussi, Sempio – sotto lo pseudonimo “AndreaS” – racconta di aver vissuto una forte infatuazione, definita “one itis”, tra i 18 e i 20 anni.
Un altro post, datato 15 agosto 2012, contiene un riferimento ancora più specifico: una “one itis disastrosa” per una ragazza conosciuta in una birreria, conclusa con un rifiuto netto. È proprio questo dettaglio che la difesa considera centrale.
Per i legali, quel riferimento indicherebbe una persona diversa da Chiara Poggi, collocata in un contesto temporale e relazionale differente rispetto ai fatti del 2007.
Garlasco, la “one itis” di Sempio era una barista
Gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti sostengono che la ragazza citata nei post fosse più giovane e non appartenesse alla cerchia di conoscenze di Chiara Poggi. Una ricostruzione che, se confermata, indebolirebbe l’ipotesi di un movente legato a un rifiuto sentimentale.
Proprio per questo la difesa starebbe valutando di chiamare in aula la giovane a cui si riferirebbero quei messaggi, nel caso in cui l’inchiesta dovesse sfociare in un processo. L’obiettivo è fornire un’identità precisa a quella figura e chiarire definitivamente che non si tratta della vittima.
Cataliotti parla apertamente di una “mostrizzazione” di Andrea Sempio e contesta l’uso dei post come elemento per costruire un profilo psicologico compatibile con quello di un assassino.
Il movente al centro dello scontro tra accusa e difesa
La Procura di Pavia, al contrario, inserisce quei messaggi in un quadro più ampio, ipotizzando che Sempio possa aver maturato un rancore nei confronti di Chiara Poggi dopo un presunto rifiuto.
Una lettura che la difesa respinge, sostenendo che si tratti di una forzatura interpretativa basata su elementi non collegati tra loro.
Le perplessità della parte civile
Anche i legali della famiglia Poggi, Francesco Compagna e Gian Luigi Tizzoni, hanno espresso dubbi sulla ricostruzione accusatoria. Secondo loro, l’idea di un’ossessione non troverebbe riscontro nei comportamenti concreti.
Viene sottolineata, in particolare, l’assenza di contatti telefonici tra Sempio e Chiara, ritenuta incompatibile con una presunta ossessione. Allo stesso modo, viene giudicata poco plausibile la dinamica ipotizzata per il giorno del delitto.
Gli altri elementi ancora sotto esame
L’indagine, intanto, prosegue su più fronti. Gli inquirenti stanno approfondendo l’impronta palmare numero 33 trovata vicino alle scale della cantina, le telefonate mute effettuate nei giorni precedenti all’omicidio e il discusso scontrino del parcheggio di Vigevano.
Un ulteriore nodo riguarda la nuova consulenza medico-legale, che potrebbe collocare l’orario della morte tra le 10.30 e le 11.30 del 13 agosto 2007, aprendo nuove ipotesi sulla compatibilità degli spostamenti.
In questo quadro complesso, l’identità della ragazza citata nei messaggi resta un punto cruciale. Per la difesa, è la chiave per smontare il movente; per l’accusa, un elemento da inserire in un disegno più ampio ancora tutto da chiarire.







