Donald Trump resta l’uomo che gli americani hanno rimandato alla Casa Bianca, ma sempre meno americani sembrano convinti di aver fatto un buon affare. Il nuovo sondaggio del Pew Research Center fotografa il punto più basso del suo secondo mandato: solo il 34% approva il suo operato da presidente. Un record negativo che pesa ancora di più perché non arriva soltanto dall’ostilità prevedibile dei democratici, ma anche da crepe sempre più visibili dentro la sua stessa coalizione elettorale.
Il paradosso trumpiano, ancora una volta, è tutto qui: un leader capace di vincere, mobilitare, occupare la scena e trasformare ogni battaglia politica in un referendum su se stesso, ma anche un presidente che, una volta tornato al potere, vede consumarsi pezzo dopo pezzo la fiducia pubblica. Gli americani lo hanno rivotato, ma oggi una parte crescente del Paese lo guarda con delusione, stanchezza o aperta diffidenza.
Trump crolla nei sondaggi
Secondo l’indagine Pew, condotta tra il 20 e il 26 aprile su 5.103 adulti statunitensi, l’indice di approvazione di Trump è sceso al 34%, il livello più basso del secondo mandato. Il dato racconta una perdita progressiva di consenso, non un inciampo improvviso. Negli ultimi mesi, le valutazioni sul presidente sono diminuite in modo costante su quasi tutti i fronti: lavoro alla Casa Bianca, tratti personali, affidabilità, gestione dei principali dossier.
Uno dei cali più significativi riguarda la promessa fondamentale su cui Trump ha costruito gran parte della sua immagine politica: fare ciò che dice. Oggi solo il 38% degli americani ritiene che “mantiene le sue promesse” descriva bene il presidente. Ad agosto era il 43%, subito dopo la rielezione del novembre 2024 era addirittura il 51%. È il segnale più delicato, perché colpisce il cuore del patto con il suo elettorato: Trump piaceva anche a chi lo considerava brutale, divisivo o esagerato perché appariva come uno che non tradisce le promesse. Ora anche quella certezza sembra meno solida.
Gli americani si allontanano
Il sondaggio mostra un calo anche sull’immagine personale del presidente. La quota di americani che descrive Trump come “mentalmente lucido” è scesa al 44%, quattro punti in meno rispetto allo scorso agosto. Resta invece più alto, ma comunque in diminuzione, il dato su un’altra caratteristica identitaria: il 64% continua a ritenere che Trump difenda ciò in cui crede, ma anche questa percentuale è scesa rispetto al 68% della scorsa estate.
Il quadro si fa ancora più pesante quando si passa alla fiducia sulle decisioni politiche. Solo il 41% degli americani si dice molto o abbastanza fiducioso nella capacità di Trump di prendere buone decisioni sull’immigrazione, tema simbolo della sua agenda. Subito dopo la rielezione era il 53%, ad agosto il 46%. Sull’uso della forza militare il calo è ancora più evidente: oggi si fida di lui il 38%, contro il 46% della scorsa estate. Sull’economia, storicamente uno dei terreni migliori per Trump, la flessione è più contenuta: il 42% esprime fiducia, contro il 44% di agosto. Ma anche qui i contrari restano più numerosi dei favorevoli.
Repubblicani iniziano a perdere entusiasmo
La vera notizia politica, però, non è che i democratici disapprovino Trump. Quello accade quasi in blocco: solo il 5% degli elettori democratici o vicini ai democratici approva oggi la sua performance. Il punto è che il logoramento arriva anche tra i repubblicani e tra gli elettori che lo hanno riportato alla Casa Bianca.
Tra repubblicani e indipendenti vicini al Partito Repubblicano, l’approvazione resta alta, ma non più granitica: 68%, in calo rispetto al 73% di gennaio. Il 70% ritiene ancora che Trump mantenga le promesse, ma il dato è sceso di 6 punti rispetto all’anno scorso e di 14 rispetto al novembre 2024. Anche la fiducia nell’uso della forza militare è diminuita di 11 punti.
Ancora più interessante è il dato sugli elettori trumpiani del 2024. Oggi il 78% approva il presidente, contro l’83% di gennaio e il 95% dei primi giorni del mandato. Non è una frana, ma è una crepa evidente. Trump continua a dominare il suo mondo, ma quel mondo non lo segue più con la stessa compattezza iniziale.
Giovani e ispanici, le crepe nella coalizione Maga
Dentro la coalizione trumpiana, i segnali più preoccupanti arrivano dagli elettori più giovani e dagli ispanici. Tra chi ha votato Trump e ha meno di 35 anni, l’approvazione è scesa al 57%. Tra i 35 e i 49 anni arriva al 70%, mentre tra gli over 50 resta molto più alta, all’87%. È una frattura generazionale netta, che indica una perdita di entusiasmo proprio tra gli elettori che avrebbero dovuto garantire ossigeno e futuro al movimento Maga.
Ancora più marcato il calo tra gli elettori ispanici che avevano scelto Trump nel 2024. Oggi il 66% approva il presidente, contro l’81% degli elettori bianchi. Ma soprattutto il consenso tra gli ispanici trumpiani è diminuito di 27 punti dall’inizio del 2025, quasi il doppio rispetto al calo registrato tra gli elettori bianchi. Per un presidente che aveva investito molto sulla capacità di sfondare tra minoranze e classi lavoratrici, è un campanello d’allarme pesante.
Etica e onestà: per il 56% il governo è peggiorato
Il dato più corrosivo riguarda però l’etica pubblica. La maggioranza degli americani, il 56%, ritiene che il livello complessivo di etica e onestà nel governo federale sia diminuito durante il mandato di Trump. Solo il 19% pensa che sia aumentato, mentre il 24% lo considera più o meno invariato.
Anche qui il confronto con le aspettative iniziali è rivelatore. All’inizio del secondo mandato, il 47% degli americani si aspettava un peggioramento dell’etica pubblica. Oggi quella previsione negativa è diventata giudizio per una quota ancora più ampia. Perfino tra i repubblicani l’entusiasmo si è raffreddato: nel gennaio 2025 il 59% si aspettava un miglioramento dell’etica di governo, oggi solo il 37% dice che sia effettivamente aumentata, mentre il 23% sostiene che sia diminuita.
Tra i democratici, il giudizio è quasi unanime: l’88% ritiene che etica e onestà siano peggiorate con Trump alla Casa Bianca.
Monumenti intitolati a Trump? E’ “no” secco
C’è poi un dettaglio quasi caricaturale, ma politicamente rivelatore: l’idea di intitolare edifici o monumenti pubblici a Trump mentre è ancora presidente. Dopo le notizie sulla possibile ridenominazione di un aeroporto a West Palm Beach, del Kennedy Center e di altri edifici governativi a Washington, il sondaggio mostra una bocciatura netta.
Il 50% degli americani ritiene che dare il nome di Trump a edifici governativi non sia accettabile in alcun momento. Solo il 9% considera accettabile farlo mentre è ancora in carica. Un altro 21% lo riterrebbe accettabile soltanto dopo la fine della presidenza.
Perfino tra i repubblicani la proposta non scalda i cuori: solo il 17% la considera accettabile durante il mandato, mentre il 33% la approverebbe dopo. Tra i democratici, il rifiuto è schiacciante: il 77% dice no in qualunque momento.
Il presidente che vince ma non convince
Trump resta un leader potentissimo, ma il sondaggio Pew racconta un presidente sempre più isolato nel giudizio complessivo del Paese. Non è stato travolto da un singolo scandalo o da una sola decisione impopolare. È il logoramento quotidiano del potere a presentare il conto: promesse meno credibili, dubbi sulla lucidità, fiducia in calo sui dossier cruciali, percezione di un governo meno etico.
Il dato politico più importante non è che Trump sia odiato dai suoi avversari. Questo è sempre stato parte del suo personaggio e, in molti casi, anche della sua forza. Il dato nuovo è che oggi appare meno convincente anche per una parte di chi lo ha sostenuto. Gli americani lo hanno rivotato, ma adesso sembrano riscoprire il prezzo della scelta. Il secondo mandato, che doveva essere la rivincita definitiva, comincia ad assomigliare a una lunga prova di resistenza. Per lui. E per l’America.







