Dazi Usa, al via i rimborsi: Trump dovrà restituire 166 miliardi

Dazi USA

Al via i rimborsi dei dazi Usa ma solo per gli importatori e per i loro intermediari. Sul sito ufficiale dell’US Customs and Border Protection è stata attivata la pagina sulla quale le aziende interessate potranno chiedere la restituzione del surplus di tasse doganali che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimo. Si tratta di 166 miliardi di dollari incassati dalla scorsa estate grazie agli ordini esecutivi del presidente Donald Trump. Il tycoon ha modificato unilateralmente le tariffe delle merci importate negli Usa.

Tariffe più alte, costi spalmati sul prezzo finale

Le norme restrittive attuate dalla Casa Bianca hanno costretto gli importatori a pagare cifre esorbitanti: l’aumento delle spedizioni ha avuto un riflesso immediato sui prezzi al consumo con rincari che gli acquirenti Usa non hanno gradito. Secondo uno studio della Federal Reserve il 90% della tariffa aggiuntiva è stato caricato dai rivenditori sul prezzo finale.

La bocciatura della Corte Suprema Usa

A seguito di una class action avviata da 3mila imprese a febbraio la Corte Suprema ha azzerato il provvedimento ed imposto la restituzione delle somme non dovute: 166 miliardi di dollari. I giudici hanno infatti stabilito che Trump non poteva modificare le tariffe facendo ricorso a una legge emergenziale, l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), e non poteva farlo senza avere l’ok del Congresso. Tra le aziende che avevano chiamato in causa l’amministrazione Usa ci sono il gigante delle spedizioni FedEx e quello dei supermercati Costco. Sono migliaia i ricorsi presentati alla Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti.

A chi spettano i rimborsi miliardari

I numeri in possesso dell’US Customs and Border Protection dicono che nel procedimento di rimborso sono coinvolti circa 330mila importatori e 53mila spedizioni. Le aziende interessate alla restituzione dei dazi non dovuti dovranno dettagliare le loro richieste fornendo gli identificativi dei documenti di viaggio relativi alle spedizioni. L’Agenzia delle dogane Usa ha fatto sapere che una volta approvato il rimborso, per ottenere il pagamento ci vorranno dai 60 ai 90 giorni.

Cinquanta miliardi di dollari al settore tecnologico  

Secondo PricewaterhouseCoopers, una delle “Big Four” in ambito di revisione contabile aziendale, la quota maggiore di restituzioni spetterebbe alle società del settore tecnologico, media e telecomunicazioni con rimborsi stimati in 47,6 miliardi di dollari. A seguire le aziende industriali e manifatturiere con 39,7 miliardi di dollari e subito dopo quelle operanti nel settore dei beni di consumo, dell’auto e dei farmaci che insieme otterrebbero la restituzione di altri 65 miliardi di dollari. Secondo lo studio legale Clark Hill, tra i marchi molto noti che hanno già presentato domanda di rimborso figurano Costco, Toyota, Goodyear e Xerox.

Rimborsi solo agli importatori, la protesta dei consumatori

La questione dei rimborsi agli importatori apre un altro fronte. Quello dei costi aggiuntivi affrontati dai consumatori Usa che hanno pagato di più e per i quali, formalmente, non è prevista alcuna forma di risarcimento. Sono in corso azioni collettive contro aziende come Costco ed EssilorLuxottica, azienda italo-francese nota per le montature Ray-Ban. FedEx, che su alcune spedizioni ha riscosso i dazi direttamente dai consumatori, ha fatto sapere che rimborserà i clienti.