La vicenda della grazia concessa a Nicole Minetti si trasforma adesso in una guerra legale da centinaia di milioni di dollari. Dopo che il Quirinale e la Procura generale di Milano hanno escluso qualsiasi anomalia nella concessione dell’atto di clemenza firmato dal presidente Sergio Mattarella, il gruppo Cipriani ha deciso di passare all’attacco.
Secondo quanto emerge, la società riconducibile all’imprenditore Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, ha presentato davanti a un tribunale di New York una richiesta di risarcimento superiore a 250 milioni di dollari, pari a circa 216 milioni di euro, nei confronti del Fatto Quotidiano e della trasmissione Report.
La maxi richiesta da 250 milioni di dollari
Al centro dello scontro ci sono le inchieste giornalistiche che nei mesi scorsi avevano sollevato dubbi sulla regolarità della grazia concessa all’ex consigliera regionale lombarda.
Secondo il gruppo Cipriani, quelle ricostruzioni avrebbero provocato un danno enorme all’immagine e alla reputazione dell’azienda, che opera anche negli Stati Uniti e che proprio per questo ha scelto di rivolgersi alla giustizia americana.
La cifra richiesta è impressionante e rappresenta uno dei contenziosi più pesanti mai nati in Italia da una vicenda legata a un’inchiesta giornalistica.
Nel mirino anche È sempre Cartabianca
La battaglia giudiziaria potrebbe però non fermarsi a Report e al Fatto Quotidiano.
Secondo quanto riportato, gli avvocati di Minetti e Cipriani starebbero valutando iniziative anche nei confronti della trasmissione È sempre Cartabianca, che nei mesi scorsi si era occupata della vicenda dedicando diversi approfondimenti al caso.
Per il momento non risulta ancora avviata alcuna azione giudiziaria contro il programma di Rete 4, ma il dossier sarebbe sul tavolo dei legali.
La grazia che ha acceso la polemica
L’intera vicenda nasce dalla grazia concessa a Nicole Minetti per cancellare una pena complessiva di tre anni e undici mesi di reclusione maturata in due diversi procedimenti giudiziari.
Da una parte la condanna per favoreggiamento della prostituzione nell’ambito del processo Ruby bis, dall’altra quella per peculato relativa all’utilizzo dei rimborsi del Consiglio regionale della Lombardia.
Le inchieste giornalistiche avevano sollevato dubbi soprattutto sui presupposti che avevano portato alla concessione della grazia. Proprio per questo il presidente Sergio Mattarella aveva chiesto ulteriori approfondimenti alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano.
La risposta della Procura e la decisione del Quirinale
Gli accertamenti si sono conclusi nei giorni scorsi con una risposta netta.
La Procura generale ha comunicato di non aver riscontrato elementi tali da mettere in discussione il provvedimento di clemenza e ha smentito le ricostruzioni che avevano alimentato le polemiche.
Di conseguenza il Quirinale ha confermato la validità della grazia, escludendo qualsiasi ipotesi di revoca.
Una decisione che ha chiuso il capitolo istituzionale della vicenda ma che, a quanto pare, ha aperto quello giudiziario.
Prima la mediazione, poi il tribunale
Parallelamente alla causa avviata negli Stati Uniti, i legali di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani hanno attivato anche una procedura di mediazione in Italia nei confronti del Fatto Quotidiano, di Report e di È sempre Cartabianca.
Le udienze sono fissate per il 25 e il 26 giugno.
L’obiettivo è verificare la possibilità di raggiungere un accordo tra le parti. Se il tentativo dovesse fallire, la vicenda potrebbe approdare davanti ai tribunali italiani con ulteriori richieste di risarcimento.
Dopo settimane di polemiche sulla grazia concessa a Nicole Minetti, la controffensiva legale è appena cominciata.







