Garlasco, il medico legale spiega la perizia Cattaneo che riscrive gli ultimi istanti di Chiara Poggi: «Ha cercato di difendersi e potrebbe aver ferito il suo assassino»

Chiara Poggi oggi avrebbe 45 anni

A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, la nuova consulenza firmata dalla professoressa Cristina Cattaneo continua a far discutere investigatori, avvocati e opinionisti. Al centro dell’attenzione non c’è soltanto la finestra temporale in cui sarebbe avvenuta la morte di Chiara Poggi, ma soprattutto la ricostruzione degli ultimi drammatici istanti vissuti dalla giovane prima di essere uccisa nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007.

Le tre fasi dell’aggressione ricostruite dalla perizia

A spiegare i contenuti della consulenza è stato il medico antropologo forense Francesco Galassi durante la trasmissione Ignoto X su La7. Secondo l’esperto, il lavoro svolto dalla professoressa Cattaneo propone una ricostruzione dell’aggressione articolata in tre fasi distinte.

L’aspetto più rilevante riguarda il fatto che, in due di queste tre fasi, Chiara Poggi avrebbe mantenuto sia lo stato di coscienza sia una concreta capacità di reazione nei confronti del proprio aggressore. Una conclusione che modifica sensibilmente l’immagine di un’aggressione fulminea e senza possibilità di difesa da parte della vittima. Secondo Galassi, la consulenza introduce inoltre il concetto di lesioni da difesa passiva. In particolare viene analizzata una ferita presente sul dorso della mano destra, considerata uno degli elementi più significativi dell’intero elaborato tecnico.

La ferita alla mano e il possibile contatto con l’assassino

Proprio quella lesione alla mano destra assume oggi un’importanza particolare perché, secondo la ricostruzione illustrata dall’esperto, sarebbe collegata anche alla traccia genetica che negli ultimi mesi è tornata al centro del dibattito giudiziario.

L’ipotesi è che Chiara Poggi possa aver alzato la mano per proteggersi dai colpi, riportando una ferita compatibile con un gesto difensivo. È uno degli elementi che hanno portato la consulenza a sostenere la presenza di una reazione della vittima durante l’aggressione. Ma non è tutto.

Gli esperti hanno preso in esame anche una lesione individuata sulla caviglia sinistra della giovane. Secondo quanto spiegato da Galassi, quei segni potrebbero essere compatibili con diverse dinamiche. Da una parte potrebbero essere stati provocati durante un contatto fisico con l’assassino mentre Chiara tentava di opporre resistenza. Dall’altra potrebbero essere il risultato di un trascinamento lungo le scale avvenuto nelle fasi finali dell’omicidio.

L’orario della morte e la richiesta di revisione

Tra gli aspetti più discussi della consulenza resta anche quello relativo all’orario della morte. Nelle conclusioni riportate negli atti depositati dagli investigatori viene indicata una finestra temporale compresa tra le 7 e le 12.30 del mattino. Si tratta di un intervallo molto più ampio rispetto a quello individuato nelle sentenze che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, nelle quali l’omicidio era stato collocato tra le 9.12 e le 9.38.

La nuova ricostruzione rappresenta uno dei punti sui quali la difesa dell’ex fidanzato intende fare leva. L’avvocata Giada Bocellari, intervenuta nella stessa trasmissione televisiva, ha infatti confermato che verrà presentata una richiesta di revisione del processo.

Secondo la legale, gli ultimi sviluppi investigativi avrebbero progressivamente indebolito diversi punti che avevano sostenuto la condanna di Stasi. Bocellari ha inoltre ricordato una frase pronunciata dallo stesso Alberto Stasi in una telefonata intercettata all’epoca delle indagini: «Spero che Chiara abbia graffiato il suo assassino».

Parole che oggi vengono rilette alla luce della consulenza Cattaneo e di una possibile colluttazione tra la vittima e chi l’ha aggredita. Un’ipotesi che continua ad alimentare interrogativi e che potrebbe avere un peso significativo nel futuro giudiziario di uno dei casi di cronaca nera più controversi e discussi della storia italiana.