Il 4 dicembre 2009 l’allora assessore alla Presidenza Gaetano Armao presentava alla giunta regionale il codice antimafia e anticorruzione della Regione Siciliana. A guidare la giunta era il governatore Raffaele Lombardo, eletto all’indomani dell’inchiesta sulle talpe alla Dda che aveva portato alle dimissioni del predecessore Totò Cuffaro.
La promessa delle istituzioni era quella di dotarsi di tutti gli anticorpi necessari per blindare l’amministrazione dagli scandali, con un progetto promosso direttamente dall’assessore Gaetano Armao. Diciassette anni dopo, a mettere a rischio la stabilità politica e a riaprire la questione morale è lo stesso ex esponente del governo, finito al centro di una nuova inchiesta per corruzione condotta dalla procura di Palermo.
Le regole del pool guidato da Pierluigi Vigna
Fin dall’inizio del mandato il governo di Lombardo aveva avviato un percorso per ristrutturare l’immagine dell’amministrazione regionale. L’Assemblea regionale aveva approvato una legge con disposizioni antimafia, inclusa la costituzione di parte civile nei processi di criminalità organizzata.
Il testo elaborato da Armao ampliò quella norma, estendendo l’obbligo di costituzione di parte civile anche ai processi per corruzione a carico dei dipendenti pubblici. L’incarico di redigere il testo era stato affidato a un gruppo di esperti guidato da Pierluigi Vigna, ex procuratore nazionale antimafia. Il documento doveva rappresentare un codice comportamentale e un manifesto di prevenzione destinato all’apparato amministrativo e alla classe politica.
Le promesse disattese di Armao
Nella presentazione del documento, citando i dati del ministero della Funzione pubblica, si ribadiva come la trasparenza fosse il principale antidoto contro le condotte illecite e quanto prevenire fosse più efficace rispetto al reprimere. La commissione aveva individuato strumenti di controllo per rafforzare i punti deboli della pubblica amministrazione e contrastare ogni forma di collusione.
Quelle parole suonano oggi come una stonatura rispetto agli sviluppi giudiziari. Nonostante l’adozione di norme rigorose e principi comportamentali, la macchina burocratica ha continuato a mostrare fragilità in settori chiave come le infrastrutture, la sanità e la gestione degli appalti pubblici.







