Delitto di Garlasco, cosa succede se Andrea Sempio rifiuta la consulenza psichiatrica: quando è possibile anche l’accompagnamento coattivo

Andrea Sempio

La richiesta della Procura di Pavia di sottoporre Andrea Sempio a una consulenza psichiatrica ha aperto anche un fronte strettamente giuridico. L’indagato per il delitto di Garlasco può rifiutare di sottoporsi agli accertamenti? E, soprattutto, quali conseguenze prevede la legge in questi casi?

Il professor Roberto Catanesi, psichiatra forense incaricato dai magistrati, aveva chiesto di incontrare personalmente Sempio per completare la valutazione sulla sua personalità, sulla capacità di intendere e di volere all’epoca dei fatti e sull’eventuale pericolosità sociale. La difesa, però, ha scelto di non autorizzare il colloquio.

Cosa prevede la legge se l’indagato non si presenta

Il riferimento normativo è l’articolo 224-bis del Codice di procedura penale, che disciplina gli accertamenti sulla persona. Se il soggetto regolarmente convocato non si presenta senza un legittimo impedimento, il giudice può disporne l’accompagnamento, anche coattivo, nel luogo e nel giorno fissati per l’esame. La stessa norma disciplina anche l’ipotesi successiva: se la persona si presenta ma rifiuta comunque di sottoporsi agli accertamenti richiesti, il giudice può ordinare l’esecuzione coattiva delle operazioni previste dalla legge.

Perché la Procura voleva il colloquio diretto

Secondo quanto emerso nel dibattito televisivo dedicato al caso Garlasco, il consulente della Procura riteneva importante acquisire anche un dato clinico diretto. Un colloquio personale avrebbe consentito allo psichiatra di integrare la documentazione già raccolta dagli investigatori con un’osservazione diretta dell’indagato. Dopo il rifiuto della difesa, invece, il professor Catanesi ha dovuto basare la propria consulenza esclusivamente sugli atti dell’inchiesta, tra cui diari, manoscritti, chat, intercettazioni e altri documenti acquisiti dalla Procura.

La strategia della difesa di Andrea Sempio

Gli avvocati di Andrea Sempio hanno spiegato che la loro linea difensiva non punta a sostenere un’eventuale incapacità di intendere e di volere né a ottenere attenuanti fondate su un’alterazione psichica. L’obiettivo resta quello di contestare gli elementi raccolti dall’accusa nel merito e arrivare a un’assoluzione.

Per questo motivo la difesa ha preferito non sottoporre il proprio assistito alla valutazione diretta dello psichiatra incaricato dalla Procura. La consulenza di Roberto Catanesi rappresenta comunque uno degli ultimi atti dell’inchiesta. Il deposito è atteso prima della scadenza delle indagini preliminari, fissata per il 28 settembre, termine dopo il quale la Procura dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio.