Désirée Mariottini, respinto il risarcimento da 900mila euro per la famiglia: «Gli assassini sono nullatenenti»

Si arricchisce di un nuovo, amaro capitolo la drammatica vicenda di Désirée Mariottini, la sedicenne trovata priva di vita il 19 ottobre 2018 in uno stabile abbandonato di via dei Lucani, nel quartiere San Lorenzo a Roma.

Drogata e abusata mentre era incosciente

Drogata con un mix letale di sostanze stupefacenti, abusata sessualmente mentre era incosciente e lasciata morire senza alcun soccorso, la giovane è stata vittima di una spietata violenza. Oggi, a distanza di anni e con condanne penali definitive, per la sua famiglia si apre un’ulteriore ferita sul fronte civile.

Quattro i carnefici della sedicenne

I quattro responsabili, finiti a processo per omicidio, violenza sessuale, spaccio e morte come conseguenza di altro reato, sono stati condannati in via definitiva dalla Corte di Cassazione: ergastolo per Yousef Salia, 26 anni di reclusione per Alinno Chima, 22 anni per Mamadou Gara e 18 anni per Brian Minthe. Tuttavia, sul piano del risarcimento economico, gli autori del reato risultano completamente incapienti e privi di qualsiasi patrimonio.

Di fronte all’impossibilità di ottenere quanto dovuto dai condannati, i legali della famiglia Mariottini si sono rivolti allo Stato italiano, sollecitando un risarcimento di circa 900 mila euro in forza delle direttive dell’Unione Europea previste per le vittime di reati intenzionali e violenti.

Ottenuti soli 75mila euro

La risposta della Giustizia civile è però arrivata come una doccia fredda. Il giudice Claudio Patruno della seconda sezione civile del Tribunale di Roma ha rigettato la richiesta di risarcimento, stabilendo che alla famiglia spetta unicamente l’indennizzo statale erogato dal Fondo di rotazione del Ministero dell’Interno: 25 mila euro per la violenza sessuale e 50 mila euro per l’omicidio.

Le motivazioni della sentenza

Nelle motivazioni della sentenza, il Tribunale capitolino ha marcato una netta distinzione giuridica tra “risarcimento” e “indennizzo”. Se il primo ha la funzione di integrale riparazione del danno subito, il secondo ha natura meramente assistenziale e simbolica. Secondo il giudice, l’Italia si è adeguata alla normativa europea proprio garantendo questa forma di indennizzo calmierato, le cui cifre non sono calibrate sull’effettivo ammontare del danno ma su tetti fissi stabiliti per legge.

La famiglia Mariottini non intende accettare

Ad appesantire il quadro vi è un ulteriore elemento: le somme erogate dal Fondo del Viminale non spettano a ciascun familiare, ma vanno divise pro quota tra tutti gli aventi diritto, inclusi la madre, la sorella e il padre della vittima.

Una decisione che la famiglia Mariottini non intende accettare. I legali hanno già annunciato il ricorso in Appello, sostenendo che le disposizioni italiane non rispettino affatto lo spirito delle direttive UE, le quali imporrebbero uno strumento indennizzatorio equo e adeguato. La palla passa ora ai giudici della Corte d’Appello di Roma.