A pochi giorni dal 28 settembre, data prevista per la chiusura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uno dei terreni sui quali si gioca la partita tra la Procura di Pavia e la difesa di Andrea Sempio misura appena pochi centimetri. Letteralmente. Al centro dello scontro ci sono infatti le dimensioni del piede dell’indagato e le impronte di scarpa a pallini rinvenute nella villetta di via Pascoli, dove Chiara venne assassinata il 13 agosto 2007.
La questione potrebbe apparire marginale rispetto agli altri elementi della nuova inchiesta, ma per la difesa è esattamente il contrario. L’avvocato Liborio Cataliotti considera gli accertamenti effettuati dai propri consulenti un elemento potenzialmente decisivo a discarico di Sempio e sostiene che esista una differenza difficilmente superabile: il piede del suo assistito sarebbe troppo largo per entrare nella scarpa che avrebbe prodotto le impronte attribuite all’assassino. La Procura, però, non condivide questa conclusione. E proprio su quei centimetri si è aperta una battaglia tecnica destinata a proseguire.
Il punto non è soltanto il numero della scarpa
Per anni l’attenzione si è concentrata sulla taglia della calzatura che avrebbe lasciato le impronte a pallini presenti sulla scena del delitto. La difesa di Sempio ha però spostato il problema su un altro parametro: la larghezza. Secondo Cataliotti, durante le misurazioni antropometriche effettuate dalla professoressa Cristina Cattaneo sarebbe emersa una discrepanza importante proprio sotto questo profilo. Da qui la decisione della difesa di rivolgersi a un esperto nella progettazione delle calzature.
La conclusione dei consulenti di Sempio è netta: una scarpa delle caratteristiche e delle dimensioni ricostruite sulla base dell’impronta non potrebbe contenere il piede attuale dell’indagato. «Il piede di Sempio è più largo di due centimetri», sostiene Cataliotti. Secondo il legale, quindi, confrontare semplicemente la lunghezza del piede con quella dell’impronta non sarebbe sufficiente. Bisognerebbe ricostruire lo spazio effettivamente disponibile all’interno della scarpa. Ed è qui che la difesa ritiene di avere trovato il proprio punto forte.
«Non entra nemmeno forzandolo»
La tesi difensiva parte dalla distinzione tra la suola esterna, che produce l’impronta sul pavimento, e il cosiddetto piano di alloggio interno della calzatura, cioè lo spazio nel quale deve fisicamente entrare il piede. Secondo gli accertamenti commissionati dalla difesa, quest’ultimo sarebbe sensibilmente più stretto rispetto alla larghezza attuale del piede di Sempio.
Cataliotti arriva a una conclusione categorica: oggi quel piede non entrerebbe nella scarpa neppure forzandolo. Questo, tuttavia, apre immediatamente un secondo problema. Le misurazioni disponibili fotografano il piede di un uomo di 38 anni nel 2026, mentre l’impronta risale all’agosto del 2007, quando Sempio aveva 19 anni. La vera battaglia scientifica rischia quindi di spostarsi su una domanda molto precisa: quanto può essere cambiato il piede di Andrea Sempio in diciannove anni?
Il grande nodo: com’era il piede di Sempio nel 2007?
È la questione che potrebbe decidere il valore dell’intero accertamento. Un piede può modificarsi nel corso degli anni per diversi fattori, compresi età e variazioni corporee. Stabilire che oggi Sempio non possa indossare una determinata calzatura, quindi, non dimostra automaticamente che non avrebbe potuto farlo nel 2007.
La difesa ne è perfettamente consapevole. Ed è proprio qui che Cataliotti sostiene di avere un’altra carta. «Noi abbiamo già la risposta», ha affermato il legale, aggiungendo che esisterebbero «prove fortissime» sul fatto che Sempio portasse già allora il numero 44. Cataliotti non ha però rivelato pubblicamente quali siano questi elementi. Di conseguenza, allo stato attuale, è impossibile valutarne la forza probatoria.
Il difensore ha inoltre sottolineato che Sempio non avrebbe subito eventi traumatici agli arti capaci di spiegare modificazioni particolari del piede. Per la difesa, insomma, l’accertamento dovrebbe essere completato proprio cercando di ricostruire scientificamente le dimensioni del piede dell’indagato all’epoca del delitto.
Procura e difesa divise anche sulla scarpa Frau
Lo scontro non riguarda soltanto il piede. Riguarda anche la scarpa che avrebbe prodotto le impronte. La ricostruzione tradizionale ha collegato quelle tracce a una calzatura con suola a pallini riconducibile a Frau. Ma i consulenti della Procura avrebbero messo in discussione sia la certezza della taglia sia la possibilità di attribuire definitivamente quella suola a uno specifico modello e marchio. La difesa contesta anche questo punto.
Secondo Cataliotti, gli accertamenti svolti già durante il procedimento a carico di Alberto Stasi e quelli effettuati oggi dai consulenti di Sempio porterebbero nella direzione opposta. Il legale sostiene che la suola recasse elementi riconducibili al marchio Frau e che questo permetterebbe di restringere considerevolmente il campo delle possibili calzature.
La differenza non è affatto secondaria. Per stabilire se un piede possa entrare in una scarpa bisogna infatti conoscere con sufficiente precisione forma, struttura e dimensioni interne della calzatura. Se resta incerto il modello che produsse l’impronta, anche il confronto diventa inevitabilmente più complesso.
Quei due centimetri possono diventare decisivi
Alla fine la questione torna sempre lì: due centimetri. Per la difesa rappresentano la distanza tra il piede di Andrea Sempio e la scarpa dell’assassino. Perché l’argomento diventi realmente decisivo, però, bisognerà dimostrare che quella ricostruzione della calzatura sia corretta e, soprattutto, che il piede dell’indagato avesse dimensioni sostanzialmente analoghe anche nell’estate del 2007.
È su questo terreno che potrebbero confrontarsi i consulenti se la vicenda arrivasse davanti a un giudice. Cataliotti, intanto, non nasconde la posizione della difesa: considera il risultato ottenuto «una prova a discarico decisiva» e sostiene di possedere già elementi capaci di rispondere alla domanda su come fosse il piede di Sempio diciannove anni fa.
La Procura, evidentemente, dovrà confrontarsi anche con questo argomento prima di decidere il passo successivo. E mentre il calendario corre verso il 28 settembre, il delitto di Garlasco torna così a giocarsi anche su una delle tracce più concrete lasciate dentro la casa di Chiara Poggi: le impronte di chi camminò sul pavimento sporco del suo sangue.







