Prima le dichiarazioni del pentito, poi gli accertamenti dei carabinieri. E adesso nelle carte del maxi-processo Hydra, l’inchiesta sulla presunta alleanza tra ’ndrangheta, Cosa nostra e camorra in Lombardia, compare anche il nome di un politico locale: Giuseppe Greco, 63 anni, originario di Agrigento, fino a pochi giorni fa consigliere comunale e capogruppo della maggioranza a Buscate, nel Milanese.
Greco non è indagato e ha respinto con decisione qualsiasi collegamento con ambienti criminali. Ma il suo nome occupa un capitolo dell’annotazione depositata il 21 settembre dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano nel processo Hydra, dopo le dichiarazioni rese il 2 settembre dal collaboratore di giustizia Francesco Bellusci ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane.
Il numero che salta immediatamente agli occhi è 131: tanti sono i contatti telefonici emersi dai tabulati tra Greco e Nicodemo Santo Rispoli, detto «Santino», zio paterno di Vincenzo «Cenzo» Rispoli, storico boss della ’ndrangheta lombarda detenuto al 41 bis. Nell’annotazione gli investigatori riferiscono inoltre di dialoghi dai quali emergerebbe un rapporto di confidenza tra i due.
Ma c’è anche un’altra storia che compare negli atti. È quella di un uomo che nel 2021 deve sostenere un colloquio per lavorare all’aeroporto di Malpensa. Giacomo Cristello, già condannato in abbreviato a 11 anni nell’ambito di Hydra, gli dà un’indicazione precisa: fare il nome di Giuseppe Greco.
Due settimane dopo quell’uomo comincerà effettivamente a lavorare.
Il pentito Bellusci: «Faceva da tramite»
La storia parte dall’interrogatorio di Francesco Bellusci del 2 settembre. Il collaboratore parla agli inquirenti di «un tizio di Buscate», appartenente alla maggioranza del consiglio comunale e, secondo il suo racconto, «molto amico» di Giacomo Cristello.
Bellusci attribuisce a quel politico un ruolo preciso: avrebbe fatto da «tramite» o da «ponte» tra Cristello e alcuni esponenti della famiglia Rispoli, consentendo loro di evitare contatti diretti che avrebbero potuto attirare l’attenzione degli investigatori. Secondo il collaboratore, il sistema sarebbe servito proprio «per non essere intercettati, per non avere collegamenti».
Bellusci sostiene inoltre che attraverso questo circuito sarebbero transitati messaggi e somme destinate a Vincenzo Rispoli, detenuto al 41 bis. Parla di cifre nell’ordine di mille o duemila euro e indica «Santino» Rispoli come la persona legata alla gestione della cosiddetta «bacinella», la cassa utilizzata per sostenere il boss detenuto.
È importante mantenere distinti i diversi piani: queste sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia. Greco le nega e, allo stato, non risulta indagato. Dopo il racconto di Bellusci, però, i carabinieri hanno svolto accertamenti e depositato nel processo una nota contenente quelli che l’accusa considera elementi di riscontro.
Le 131 telefonate con «Santino» Rispoli
È attraverso gli accertamenti sui tabulati che gli investigatori arrivano all’identificazione del politico indicato da Bellusci in Giuseppe Greco.
Il dato più consistente riguarda Nicodemo Santo Rispoli: dai tabulati risultano 131 contatti telefonici tra lui e Greco, comprese diverse comunicazioni risalenti al 2020. Nell’informativa vengono inoltre richiamati dialoghi intercettati che, secondo i carabinieri, mostrerebbero un rapporto di confidenza e amicizia.
Gli accertamenti evidenziano anche tre contatti con Giacomo Cristello. Uno assume particolare interesse investigativo perché avviene il 31 marzo 2021, circa una settimana dopo il colloquio di lavoro al centro di un altro episodio ricostruito nell’annotazione. In quella circostanza, secondo gli atti, Greco avrebbe effettuato uno squillo verso il telefono utilizzato da Cristello, che in quel periodo era sottoposto a intercettazione.
Ed è proprio la vicenda del posto di lavoro a Malpensa a rappresentare uno dei passaggi più singolari delle carte.
«Fai il nome di Greco Giuseppe»
Nel 2021 un uomo indicato negli atti come «Gaetano» deve sostenere un colloquio per un’assunzione all’aeroporto di Milano Malpensa. Cristello si interessa alla questione e gli suggerisce di presentarsi facendo un nome preciso: quello di Giuseppe Greco.
La frase riportata negli atti è esplicita: «Fai il nome Greco Giuseppe, non il mio nome». Dopo il colloquio, l’uomo torna a parlare con Cristello e gli racconta di avere seguito l’indicazione: «C’ho fatto il nome». Aggiunge che il suo interlocutore non gli avrebbe dato una risposta esplicita, ma avrebbe comunque compreso il messaggio.
La conclusione rende l’episodio ancora più interessante per gli investigatori: poco dopo l’uomo riferisce che nel giro di una o due settimane sarebbe stato chiamato per iniziare a lavorare. L’assunzione effettivamente avviene, presso una società attiva nei servizi aeroportuali.
Gli accertamenti ricostruiscono inoltre il legame professionale dello stesso Greco con l’ambiente aeroportuale: aveva lavorato nel settore ed era attivo sindacalmente nello scalo. Sono elementi che, nell’annotazione, vengono messi in relazione con il racconto di Bellusci, senza che questo equivalga naturalmente ad attribuire automaticamente a Greco una responsabilità penale.
Le dimissioni e la replica: «Accuse false»
La vicenda ha già prodotto conseguenze politiche a Buscate. Greco ha lasciato il consiglio comunale e la carica di capogruppo della maggioranza, spiegando di voler evitare strumentalizzazioni e di volersi mettere a disposizione delle autorità per chiarire la propria posizione.
Assistito dall’avvocato Roberto Raimondi, ha respinto integralmente la ricostruzione che lo riguarda, dichiarandosi profondamente sconcertato e negando qualsiasi rapporto con appartenenti a organizzazioni criminali: «Respingo con la massima fermezza ogni accusa o illazione circa rapporti con affiliati a sodalizi criminali». Ha inoltre dichiarato di essere a completa disposizione degli inquirenti e di confidare che venga dimostrata la propria totale estraneità.
Il punto giudiziario, dunque, deve restare netto: Giuseppe Greco non è indagato. Da una parte ci sono le accuse del collaboratore di giustizia Bellusci, dall’altra la smentita radicale dell’ex consigliere. Nel mezzo, però, adesso ci sono anche gli accertamenti depositati dai carabinieri nel maxi-processo Hydra.
Ed è qui che la vicenda acquista un peso diverso. Perché il misterioso «tizio di Buscate» evocato dal pentito ora ha un nome nelle carte degli investigatori; perché ci sono 131 contatti telefonici con «Santino» Rispoli; perché vengono documentati contatti anche con Cristello e perché, nella storia dell’assunzione a Malpensa, compare quella frase pronunciata al telefono: «Fai il nome Greco Giuseppe».
Sarà il procedimento giudiziario a stabilire quale significato attribuire a questi elementi. Per ora, nel gigantesco mosaico di Hydra, si è aperto un nuovo capitolo: quello dei rapporti tra uomini indicati come appartenenti o vicini alle organizzazioni mafiose e la politica locale lombarda.







