È bastato il racconto di un sabato sera uguale a troppi altri per trasformare il dolore privato di una famiglia in una storia capace di coinvolgere un’intera città. «Mia figlia ha 19 anni ed è sempre sola a casa perché le sue “amiche” la escludono. Mi si spezza il cuore vederla ogni sabato sera a casa oppure che esce sempre con me».
Poche parole pubblicate in forma anonima nel gruppo Facebook Mamme Aquilane, seguito da oltre 21mila persone. Non un’accusa e neppure uno sfogo contro qualcuno in particolare, ma la richiesta molto semplice di un genitore che guarda una figlia di 19 anni trascorrere i fine settimana senza amici e vorrebbe poter fare qualcosa: «Se qualcuno di voi è nella stessa mia situazione e riusciamo a creare un bel gruppo di amiche ne sarei felice».
Il post avrebbe potuto perdersi nel flusso quotidiano dei social. È successo esattamente il contrario. Sono arrivate decine di testimonianze, altri genitori hanno raccontato situazioni simili, alcuni ragazzi hanno risposto in prima persona e, soprattutto, è emerso quanto quella ragazza apparentemente così sola fosse in realtà circondata da molti coetanei che vivono la stessa difficoltà.
Poi è arrivata una proposta concreta: mettiamoli tutti intorno allo stesso tavolo.
«Ogni sabato sera è a casa oppure esce con me»
A colpire nel racconto è soprattutto l’età della ragazza. Ha 19 anni, l’età che nell’immaginario dovrebbe essere quella delle compagnie infinite, delle serate fuori, degli amici che telefonano all’ultimo momento, delle prime esperienze vissute lontano dalla famiglia. Per lei, secondo quanto racconta il genitore, accade invece l’opposto: le amiche la escludono e il sabato sera finisce spesso nello stesso modo, a casa oppure fuori insieme al genitore.
Tra i commenti sono comparsi rapidamente racconti molto simili. Famiglie alle prese con figli che faticano a inserirsi in un gruppo, ragazzi che non riescono a costruire nuove amicizie e giovani che, pur essendo continuamente collegati attraverso smartphone e social network, si ritrovano senza qualcuno con cui uscire realmente.
Qualcuno ha suggerito lo sport di squadra, altri il teatro e le attività associative, mentre alcuni ragazzi hanno proposto direttamente di incontrarsi. Il post, nato per cercare qualche possibile nuova amica per una diciannovenne, ha così finito per mettere in contatto persone che fino a quel momento credevano di vivere un problema quasi esclusivamente individuale.
Ed è a quel punto che Alessandro Zicca, 45 anni, imprenditore e titolare delle pizzerie Bufalarium dell’Aquila, ha deciso di trasformare quella discussione virtuale in qualcosa di molto più concreto.
Il ristoratore legge l’appello e decide: «La cena la offriamo noi»
Zicca racconta di essere rimasto colpito non soltanto dal post iniziale, ma soprattutto dalla quantità di testimonianze arrivate successivamente: «Leggendo il post e poi anche i commenti, mi sono accorto di quanto questo disagio sia diffuso. Da genitore mi ha toccato molto e vorrei fare qualcosa di concreto».
Da qui l’idea: aprire le porte del proprio locale ai ragazzi tra i 18 e i 25 anni che vogliono conoscere nuove persone. Niente evento complicato, nessuna formula particolare e soprattutto nessuna pressione. Soltanto una tavolata, pizza e la possibilità di parlare con qualcuno che, magari, si trova esattamente nella stessa situazione.
L’appuntamento è fissato per martedì 29 settembre alle 20. Le regole, come le definisce lo stesso ristoratore, sono volutamente poche: «Un unico tavolo, un giro pizza e la voglia di conoscersi e stare in compagnia, senza pressioni».
E c’è un altro particolare che ha contribuito al successo dell’iniziativa: la cena sarà offerta dal locale.
Zicca ha scelto una fascia d’età relativamente ristretta proprio per aumentare le possibilità che i partecipanti abbiano esperienze, interessi e problemi comuni. Non vuole creare un evento esclusivo, spiega, ma un ambiente nel quale sia più semplice rompere il ghiaccio: «L’idea è creare uno spazio tranquillo, rispettoso e senza giudizi, dove nessuno debba sentirsi fuori posto o solo».
Dalla ragazza di 19 anni a decine di persone che si sentono sole
La storia, a quel punto, ha assunto dimensioni che probabilmente nemmeno l’autore del primo post immaginava. La proposta della cena ha raccolto una valanga di apprezzamenti e condivisioni e persino alcuni adulti hanno chiesto se fosse possibile organizzare qualcosa di analogo per fasce d’età differenti, anche pagando normalmente il conto.
È forse questo il particolare più significativo dell’intera vicenda. Tutto è cominciato con un genitore preoccupato per una sola ragazza di 19 anni, ma nel giro di poche ore sono emerse molte altre persone che raccontavano la medesima difficoltà: vorrebbero uscire, conoscere qualcuno, costruire amicizie, ma non sanno da dove cominciare.
Sul fenomeno è intervenuto anche Enrico Perilli, presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Abruzzo, che vede nell’iniziativa un aspetto positivo proprio perché chi decide di partecipare dimostra di voler reagire alla propria condizione: «Un ragazzo disposto a incontrarsi in un contesto del genere significa che si dà delle possibilità e questa è una buona notizia».
Perilli invita però anche a interrogarsi sul quadro generale e su quanto sia significativo che debbano essere i genitori, o addirittura un’attività commerciale, a creare occasioni di socializzazione per ragazzi ormai adulti. Alla base, osserva, esistono fenomeni più ampi di «frammentazione e atomizzazione sociale».
Tutti allo stesso tavolo il 29 settembre
Per sapere se da quella tavolata nasceranno davvero nuove amicizie bisognerà aspettare martedì sera. Nessuno può sapere se i ragazzi che si presenteranno diventeranno una compagnia, se continueranno a vedersi oppure se quella resterà semplicemente una pizza trascorsa insieme.
Ma qualcosa, intanto, è già successo. Un genitore ha trovato il coraggio di raccontare pubblicamente ciò che vedeva accadere ogni settimana dentro casa propria e la risposta ha dimostrato che quella ragazza di 19 anni non era affatto l’unica a sentirsi sola.
Da una frase dolorosa, «mi si spezza il cuore vederla ogni sabato sera a casa», è nato così un tavolo al quale potranno sedersi persone che fino a pochi giorni prima non si conoscevano.
E magari proprio la ragazza per la quale tutto è cominciato scoprirà che, qualche volta, basta che qualcuno sia il primo ad ammettere di sentirsi solo perché molti altri trovino il coraggio di rispondere: anch’io.







