C’è un piccolo problema nel grande racconto politico che Giorgia Meloni ed Elly Schlein stanno offrendo agli italiani: gli italiani sembrano avere altro a cui pensare. Il nuovo sondaggio YouTrend consegna infatti una sberla a entrambe, anche se per ragioni molto diverse. La segretaria del Pd perde voti, la presidente del Consiglio perde fiducia. E mentre la politica discute di bollo, burqa, niqab e persino di quanto debbano essere lunghe le gonne delle studentesse, fuori dai palazzi continuano a esistere stipendi che arrancano, carburanti carissimi e famiglie che fanno i conti con il costo della vita.
Il risultato è piuttosto eloquente. Fratelli d’Italia resta fermo al 26,5%, dunque il fortino elettorale di Meloni per ora regge. Il governo, invece, piace sempre meno: i giudizi positivi scendono dal 36 al 33%, quelli negativi arrivano al 59%, mentre l’8% non si esprime. In altre parole, la premier conserva il proprio elettorato ma non riesce ad allargare il consenso sull’azione dell’esecutivo. E questo accade proprio mentre il governo prova a presidiare il dibattito pubblico con una raffica di temi ad altissima resa mediatica.
Il Paese reale non sembra appassionarsi alla misura delle gonne
Il problema per Meloni sta probabilmente tutto nella distanza tra l’agenda della politica e quella della vita quotidiana. Palazzo Chigi può discutere del divieto di burqa e niqab, delle regole sull’abbigliamento nelle scuole e mettere sul tavolo il bollo auto, ma chi ogni mattina deve fare benzina, pagare il mutuo, l’affitto, la spesa e arrivare alla fine del mese valuta il governo soprattutto su quello.
E i numeri sulla fiducia raccontano che, almeno per ora, l’effetto distrazione non funziona. Non significa che agli elettori non interessino immigrazione, integrazione o sicurezza. Significa qualcosa di politicamente più fastidioso per il governo: quelle battaglie non sembrano sufficienti a compensare il giudizio negativo sull’azione complessiva dell’esecutivo.
Il bollo può aspettare. Il burqa pure. E difficilmente una famiglia che vede evaporare lo stipendio alla terza settimana del mese trascorrerà la serata chiedendosi se la gonna di una studentessa debba arrivare cinque centimetri sopra o sotto il ginocchio.
Schlein riesce a stare persino peggio
Se Meloni può almeno aggrapparsi al 26,5% di Fratelli d’Italia, per Elly Schlein la lettura del sondaggio è ancora più indigesta. Il Pd passa dal 22,2 al 21,1%, perdendo 1,1 punti in appena tre settimane.
Contemporaneamente Giuseppe Conte sale con il Movimento 5 Stelle al 13,2%, guadagnando 0,6 punti. Una dinamica che arriva nel momento peggiore per la segretaria democratica, mentre nel centrosinistra si discute di primarie, candidatura a Palazzo Chigi, possibile federatore e persino dell’opportunità di trovare un terzo nome per evitare la resa dei conti tra Pd e Cinque Stelle.
Schlein si trova così davanti a un paradosso poco rassicurante: mentre discute di come guidare la coalizione alle elezioni del 2027, il partito che dovrebbe garantirle quella leadership arretra e quello del suo principale concorrente avanza.
Meloni non sfonda, Schlein arretra e un italiano su tre guarda altrove
Dietro ai tre partiti maggiori continua intanto a muoversi tutto. Futuro Nazionale di Roberto Vannacci raggiunge l’8,1% e resta davanti a Forza Italia, al 7,3%. Alleanza Verdi e Sinistra arriva al 5,9%, mentre la Lega recupera terreno e sale al 5,1%. Ma il numero più impressionante rimane un altro: indecisi e astenuti sono il 34,1%. Più di un intervistato su tre, dunque, non sceglie nessuno.
Ed eccolo, forse, il vero sprofondo rosso. Non quello di Meloni contro Schlein o di Schlein contro Conte, ma quello di una politica che continua a interrogarsi su quale argomento possa conquistare la prossima giornata televisiva mentre milioni di persone sembrano chiedere risposte molto più terra terra. Quanto costa vivere? Quanto resta dello stipendio? Quanto costa riempire il serbatoio?
Il governo può abolire un bollo, discutere del burqa e misurare le gonne. L’opposizione può passare settimane a decidere se servano le primarie, il federatore o il candidato unitario. Ma il sondaggio manda a entrambi un messaggio difficile da equivocare: se gli italiani non vedono migliorare la propria vita, del resto rischia di importargli sempre meno.







