Restano agli arresti domiciliari Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, considerati dalla Procura di Milano i presunti organizzatori di un sistema che avrebbe messo in contatto escort, clienti facoltosi e diversi calciatori attraverso serate nei locali più esclusivi della città. Il tribunale del Riesame ha infatti respinto il ricorso presentato dalla difesa contro l’ordinanza cautelare emessa nelle scorse settimane.
Una decisione che rappresenta un nuovo passaggio pesante nell’inchiesta coordinata dai pm milanesi insieme al nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza. Le motivazioni del provvedimento arriveranno entro trenta giorni, ma intanto i giudici hanno ritenuto ancora attuali le esigenze cautelari contestate ai due titolari dell’agenzia “MaDe”.
Il presunto sistema tra privè, escort e calciatori
Secondo gli investigatori, l’agenzia non si sarebbe limitata a organizzare semplici eventi o cene glamour nei club più noti di Milano e della Grecia. Per la Procura, dietro quel circuito si sarebbe nascosto un vero sistema di gestione delle ragazze destinate ai post-serata privati con clienti facoltosi e sportivi.
Buttini e Ronchi hanno sempre respinto questa ricostruzione. Davanti alla gip Chiara Valori e successivamente al Riesame, assistiti dall’avvocato Marco Martini, hanno sostenuto che il loro lavoro consistesse esclusivamente nell’organizzazione di serate eleganti e nella gestione di influencer e hostess per eventi esclusivi.
La Procura, invece, descrive un quadro completamente diverso: escort reclutate e messe a disposizione dei clienti su richiesta, con un’organizzazione stabile che avrebbe avuto la propria base operativa nella casa di Cinisello Balsamo dove i due vivono e stanno scontando i domiciliari.
La villa di Cinisello e le ragazze ospitate
Secondo chi indaga, proprio in quell’abitazione venivano ospitate alcune giovani donne che frequentavano il giro dei locali milanesi. Per gli indagati erano semplici influencer coinvolte negli eventi mondani. Per i magistrati, invece, si trattava di ragazze inserite in un meccanismo molto più ampio.
L’inchiesta nasce dalla denuncia di una giovane che viveva nella villa e che ha deciso di raccontare agli investigatori il presunto “sistema” che ruotava attorno all’agenzia MaDe. Da lì sono partite intercettazioni, sequestri e approfondimenti che hanno portato agli arresti domiciliari di quattro persone e a un totale di sei indagati.
I palloncini al gas esilarante e i debiti dei calciatori
Uno dei dettagli più discussi dell’indagine riguarda i cosiddetti “palloncini”, pieni di gas esilarante, che secondo gli investigatori sarebbero stati parte integrante di alcune serate private organizzate nei privè milanesi.
Le intercettazioni raccolte dalla Guardia di Finanza parlano anche di presunti debiti accumulati da alcuni giocatori di Serie A. Un elemento che la difesa ha tentato di ridimensionare sostenendo che quelle conversazioni riguardassero semplicemente l’acquisto di bottiglie costosissime nei locali di lusso.
Per rafforzare questa linea, l’avvocato dei due indagati ha depositato persino menù con etichette dal valore di decine di migliaia di euro. Una spiegazione che però non ha convinto il Riesame.
Decine di nomi nelle carte dell’inchiesta
Gli investigatori continuano ora a lavorare su cellulari, chat e dispositivi informatici sequestrati durante le perquisizioni. La Procura cerca nuovi elementi utili a ricostruire la rete di rapporti e i movimenti economici del presunto sistema.
Nei decreti di perquisizione i pm avrebbero inserito decine di parole chiave, compresi i nomi di circa settanta calciatori citati nelle conversazioni intercettate. Al momento, però, non risultano accuse nei confronti di giocatori di Serie A. La loro presenza nelle carte viene collegata alle attività investigative e ai contatti emersi dalle intercettazioni.
Le indagini vanno avanti
Gli inquirenti non escludono di ascoltare altre ragazze che avrebbero frequentato il circuito gestito dall’agenzia MaDe. L’obiettivo è chiarire se dietro le serate nei privè più esclusivi di Milano esistesse davvero un’organizzazione strutturata finalizzata alla prostituzione oppure se si trattasse, come sostengono gli indagati, soltanto di un’attività legata al mondo delle pubbliche relazioni e degli eventi.
La posizione di Buttini e Ronchi resta comunque quella di persone sottoposte a indagine e dunque da considerare innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. Ma la decisione del Riesame segna un punto importante per la Procura, che ora punta ad allargare ulteriormente il quadro dell’inchiesta.







