Niente più suite da sogno, spa riservate o conti da capogiro saldati con carte di credito clonate. La latitanza di Gianmaria Segatori, 45enne romano, si è conclusa direttamente sulla pista dell’aeroporto di Fiumicino, dove ad attenderlo al momento dello sbarco da un volo proveniente da Praga ha trovato gli agenti della Polizia di Frontiera. Per lui la notte di Ferragosto è passata in una sistemazione decisamente meno esclusiva: una cella del carcere di Velletri.
Il raggiro dei finti hotel
Segatori, assistito dall’avvocato Gianluca Benedetti, è considerato la figura centrale di un’inchiesta condotta dalla Procura di Roma su una serie di truffe legate a fittizie prenotazioni alberghiere nel cuore della Capitale.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del commissariato Trevi, l’uomo, insieme ad altri diciannove indagati, creava annunci civetta sulle principali piattaforme di viaggio proponendo soggiorni in strutture inesistenti come la «Guest House Babuino» o il «Rome 55 Piazza di Spagna».
Il furto dei dati delle carte di credito
Una volta effettuata la richiesta, ai clienti – oltre duecento vittime, in gran parte statunitensi – venivano presi i dati della carta e il PIN con la scusa della caparra. Informazioni che servivano in realtà a svuotare i conti correnti per un ammontare complessivo di circa 600mila euro, mentre gli ignari viaggiatori scoprivano l’inganno solo al loro arrivo in città. Il coinvolgimento di numerosi cittadini americani ha visto muoversi persino l’Homeland Security degli Stati Uniti.
La bella vita con i soldi delle vittime
Mentre le strutture vendute ai turisti non esistevano, erano invece reali gli alberghi più prestigiosi della città in cui Segatori e la compagna bielorussa Helen Mityurich (anche lei a processo) si concedevano soggiorni da favola. Tra marzo 2021 e maggio 2022 la coppia si presentava negli hall dell’Hassler, dell’Excelsior, del Bernini e del Meliá sfoggiando auto di lusso, abiti e orologi di marca. Il tutto lasciando dietro di sé un buco da oltre 120mila euro tra pernottamenti, cene gourmet e trattamenti benessere, risultati poi inesigibili dalle strutture ricettive una volta scoperte le frodi sui pagamenti.
L’evasione nel 2024 e la cattura a Praga
Nel 2024 Segatori si trovava recluso nel carcere di Rebibbia per scontare una condanna cumulativa per reati di truffa e bancarotta. Ottenuto un permesso premio, non vi aveva più fatto rientro, dando il via a una latitanza durata circa due anni. Le ricerche della Procura di Roma hanno registrato una svolta seguendo una serie di operazioni bancarie e consegne tracciate a Praga, dove la polizia ha poi individuato la presenza della compagna e del figlio. Estradato con un mandato di arresto europeo, il 45enne è stato consegnato alle autorità italiane e riportato dietro le sbarre.







