Pedro Sánchez convoca elezioni anticipate in Spagna per il 29 novembre e decide di giocarsi tutto con nove mesi di anticipo sulla fine della legislatura. Il premier spagnolo ha annunciato questa mattina la decisione dalla Moncloa, dopo un fine settimana di consultazioni con ministri e dirigenti socialisti. Sánchez ha informato il re Felipe VI e convocato un Consiglio dei ministri straordinario per sciogliere le Cortes. «È arrivato il momento che gli spagnoli decidano quale futuro vogliono», ha dichiarato. Una scelta ad altissimo rischio politico, perché il PSOE arriva all’appuntamento elettorale in difficoltà mentre PP e Vox vedono improvvisamente Palazzo della Moncloa molto più vicino.
Pedro Sánchez convoca le elezioni anticipate in Spagna il 29 novembre
L’annuncio mette fine alle indiscrezioni che si rincorrevano da giorni. Sánchez aveva inizialmente intenzione di portare la legislatura alla sua scadenza naturale, ma la situazione parlamentare è diventata sempre più difficile. La sconfitta sui decreti dedicati alla casa ha mostrato ancora una volta quanto fragile sia diventata la maggioranza sulla quale poggia il governo.
Il premier ha così deciso di anticipare il voto. Nella dichiarazione istituzionale ha rivendicato l’azione del proprio esecutivo e le politiche realizzate dal 2018. Ha però riconosciuto la necessità di tornare dagli elettori per ottenere un sostegno più ampio.
La Spagna voterà domenica 29 novembre. La pubblicazione del decreto di scioglimento delle Cortes farà partire formalmente il conto alla rovescia elettorale.
La decisione arriva dopo giorni di consultazioni all’interno del PSOE e del governo. Una parte consistente del partito aveva invitato Sánchez a sfruttare subito il clima politico creato dalle proteste sulla casa e dalla bocciatura parlamentare dei provvedimenti dell’esecutivo.
La scommessa di Sánchez sulla rabbia per il caro affitti
Dietro l’anticipo elettorale c’è infatti una scommessa politica precisa. La crisi abitativa è diventata uno dei temi più esplosivi della politica spagnola e nelle ultime settimane ha riportato migliaia di persone nelle piazze.
Il governo aveva cercato di intervenire con nuovi provvedimenti sulla casa e sugli sfratti, ma il Parlamento li ha bocciati. Il voto contrario di Junts insieme a PP e Vox ha mostrato quanto sia ormai complicato per Sánchez costruire maggioranze sulle proprie misure.
Nel PSOE, però, qualcuno ha letto quella sconfitta come un’opportunità. La rabbia per il caro affitti potrebbe riportare alle urne una parte dell’elettorato progressista deluso o tentato dall’astensione. Sánchez vuole trasformare quella mobilitazione sociale in una mobilitazione elettorale.
È una strategia che ricorda, almeno nella capacità di sorprendere gli avversari, quanto accadde nel 2023. Anche allora Sánchez reagì a una pesante sconfitta elettorale convocando immediatamente le elezioni politiche e riuscì successivamente a conservare il governo attraverso una complessa maggioranza parlamentare.
Questa volta, però, i numeri di partenza appaiono decisamente più pericolosi.
I sondaggi spaventano il PSOE: PP e Vox oltre il 50%
L’ultima rilevazione di Sigma Dos riportata in queste ore assegna al PSOE il 25,6%, con una perdita di 6,1 punti rispetto alle elezioni del luglio 2023. In termini di seggi, i socialisti scenderebbero a 103 deputati, 18 in meno rispetto agli attuali.
Il Partito Popolare di Alberto Núñez Feijóo raggiungerebbe invece il 32,6% e conquisterebbe 140 seggi. Ancora più significativa appare la crescita di Vox, accreditato del 18,3% e di 63 deputati.
Sommati, PP e Vox arriverebbero quindi al 50,9% dei voti e a 203 seggi. La maggioranza assoluta al Congresso richiede 176 deputati. Se questi numeri arrivassero alle urne, la destra avrebbe dunque 27 seggi più del necessario per governare.
Il dato più preoccupante per Sánchez riguarda anche i movimenti interni all’elettorato. Una parte di chi aveva scelto il PSOE nel 2023 sarebbe pronta a passare direttamente alla destra: il 4,7% sceglierebbe Vox e l’8% voterebbe PP.
Sánchez rischia tutto: la sinistra arriva impreparata alle elezioni
Il problema non riguarda soltanto il PSOE. Anche lo spazio politico alla sua sinistra arriva improvvisamente davanti alle urne senza avere ancora definito completamente alleanze e candidature.
Sumar viene indicato intorno al 6,6%, mentre Podemos raggiungerebbe il 3,3%. Insieme le due forze resterebbero sotto il 10%, ma la loro divisione potrebbe rendere ancora più difficile trasformare i voti della sinistra in seggi.
Il calendario imposto dall’anticipo elettorale costringerà tutti ad accelerare. Le forze politiche avranno pochissimo tempo per chiudere coalizioni, scegliere candidati e costruire una campagna nazionale.
Sánchez punta evidentemente sulla propria capacità di polarizzare il confronto. Da una parte presenterà agli elettori un nuovo blocco progressista, dall’altra lo scenario di un governo PP-Vox. Il risultato dipenderà soprattutto dalla capacità del premier di riportare alle urne un elettorato socialista che i sondaggi descrivono oggi come profondamente indebolito.
Feijóo vede la Moncloa: «Finalmente decideranno gli spagnoli»
Il centrodestra ha accolto l’annuncio come l’occasione attesa da mesi. Alberto Núñez Feijóo ha reagito con una frase che sintetizza perfettamente la strategia del PP: «Finalmente decideranno gli spagnoli».
Per il leader popolare l’obiettivo è trasformare il vantaggio registrato dai sondaggi in una maggioranza capace di governare. Il vero interrogativo riguarda però il rapporto con Vox. Se le rilevazioni venissero confermate, i popolari potrebbero avere bisogno del partito di Santiago Abascal per costruire la nuova maggioranza.
Ed è proprio questo scenario che Sánchez proverà a utilizzare durante la campagna elettorale. Il premier cercherà di trasformare il voto del 29 novembre in un referendum politico tra la prosecuzione dell’esperienza progressista e un governo formato o sostenuto da PP e Vox.
Il 29 novembre la Spagna decide il futuro di Pedro Sánchez
La campagna si annuncia quindi durissima. Sánchez ha scelto personalmente il momento della sfida, rinunciando agli ultimi nove mesi della legislatura e tentando ancora una volta di sorprendere gli avversari.
Il rischio è enorme. Se la protesta sulla casa riuscirà a mobilitare la sinistra, l’anticipo potrebbe rivelarsi una delle tante scommesse vinte dal leader socialista durante la sua lunghissima carriera politica. Se invece i sondaggi fotografassero davvero gli attuali rapporti di forza, il 29 novembre potrebbe consegnare a PP e Vox una maggioranza molto ampia.
Sánchez ha deciso comunque di giocare. Questa mattina dalla Moncloa ha pronunciato le parole che aprono ufficialmente la campagna elettorale: «È arrivato il momento che gli spagnoli decidano».
E questa volta dovranno decidere molto prima del previsto.







