Alla fine, più che una resa dei conti, è sembrato un armistizio. Paola e Stefania Cappa, le gemelle finite per anni nel cono d’ombra del delitto di Garlasco senza essere mai indagate, sono state ascoltate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano in un clima definito collaborativo e disteso. Ingresso riservato, uscita lontana dai microfoni, nessuna dichiarazione ai giornalisti. Esattamente ciò che le due cugine di Chiara Poggi volevano: parlare con gli investigatori, ma restare fuori dal tritacarne mediatico.
Per loro, oggi 41enni, il punto era soprattutto uno: non essere trasformate ancora una volta in personaggi da inseguire a favore di telecamera. A diciannove anni dal delitto, la priorità era chiudere definitivamente quella zona grigia fatta di sospetti mai formalizzati, voci, suggestioni e ricostruzioni mediatiche.
Paola ascoltata per un’ora, Stefania per quasi due
La prima a entrare nella caserma Montebello di Milano è stata Paola Cappa. Un’audizione relativamente breve, poco meno di un’ora, concentrata soprattutto sui rapporti dell’epoca, sulle frequentazioni della famiglia Poggi e su quella frase pronunciata nell’estate del 2007, quando parlò di un possibile movente legato a un uomo respinto da Chiara.
Un’intuizione, ha spiegato oggi, nata più da sensazioni personali e dal clima emotivo di quei giorni che da elementi concreti. Gli investigatori le hanno poi chiesto del rapporto con Andrea Sempio. La risposta è stata netta: mai conosciuto davvero, mai frequentato.
Il lungo colloquio di Stefania
Più lunga e articolata, invece, la deposizione di Stefania Cappa, durata quasi due ore. All’epoca del delitto era la cugina che aveva riallacciato maggiormente i rapporti con Chiara, con cui aveva ripreso a confidarsi dopo anni di distanza tra le due famiglie.
Agli investigatori ha parlato soprattutto delle abitudini di casa Poggi, delle amicizie di Marco e della comitiva che frequentava la villetta di via Pascoli. Anche in questo caso, nessun elemento in contrasto con quanto già emerso nelle indagini.
Archiviati vecchi sospetti e piste mai decollate
Un dettaglio non secondario riguarda proprio ciò che non è stato chiesto. Nessuna domanda sul vecchio racconto del testimone Marco Muschitta, che nel 2007 disse di aver visto Stefania Cappa in bicicletta vicino alla casa del delitto prima di ritrattare tutto. Nessun approfondimento sui racconti legati al canale di Tromello o sui ferri vecchi recuperati mesi fa.
Segnale chiaro: gli investigatori non sembrano più interessati a inseguire piste laterali o suggestioni sedimentate negli anni. Il baricentro dell’inchiesta resta altrove.
Il nuovo asse dell’indagine
Il focus, ormai, appare concentrato su Andrea Sempio e sulla cerchia di rapporti che ruotava attorno a Marco Poggi. Non a caso, nelle stesse ore in cui venivano ascoltate le gemelle Cappa, la Procura preparava anche il nuovo interrogatorio del fratello della vittima.
La sensazione è che gli inquirenti stiano cercando di ricostruire con precisione dinamiche relazionali, amicizie, tensioni e abitudini quotidiane della comitiva di allora, più che inseguire teorie alternative rimaste sospese per quasi vent’anni.
“Spirito collaborativo”
Anche le parole degli avvocati delle gemelle, Gabriele Casartelli e Antonio Marino, vanno in questa direzione. «Le nostre assistite hanno rinnovato lo spirito collaborativo manifestato sin dall’inizio delle indagini nel rispetto dell’autorità inquirente», hanno spiegato.
Una frase calibrata, che suona quasi come la certificazione definitiva di un cambio di clima. Per anni Paola e Stefania Cappa sono rimaste personaggi laterali ma ingombranti nella narrazione pubblica del caso Garlasco. Oggi, almeno sul piano investigativo, quella stagione sembra chiudersi. Il fronte della battaglia giudiziaria spostarsi definitivamente altrove: tra casa Poggi e casa Sempio.







