Garlasco, cosa succede ora a Sempio e Stasi: nuovo processo, revisione e risarcimento fino a 516 mila euro

Sul delitto di Garlasco l’ombra di Ignoto 2

Il delitto di Garlasco entra nella fase più delicata da quando la Procura di Pavia ha riaperto il fascicolo sull’omicidio di Chiara Poggi. Oggi il caso corre su due binari paralleli. Il primo riguarda Andrea Sempio, indagato per omicidio e destinato, secondo le intenzioni dei magistrati, a una richiesta di rinvio a giudizio. Il secondo riguarda Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni e detenuto a Bollate dal 2015, oggi in semilibertà, per il quale potrebbe aprirsi la strada della revisione del processo.

Il punto di partenza è unico: la nuova indagine pavese. Il punto di arrivo, invece, resta tutto da scrivere. Perché i due percorsi possono incrociarsi, ma non coincidono. Sempio potrebbe affrontare un nuovo processo. Stasi potrebbe chiedere la revisione della condanna. E, almeno in teoria, il sistema potrebbe arrivare anche a uno scenario estremo: l’assoluzione di entrambi.

Sempio verso il processo, Stasi verso la revisione

Nelle prossime settimane la Procura di Pavia dovrebbe chiudere l’indagine e notificare il 415 bis agli indagati. È il passaggio che precede, di norma, una richiesta di rinvio a giudizio. Per Andrea Sempio significherebbe entrare in una nuova fase giudiziaria, dopo anni in cui il suo nome era già comparso nel caso ed era poi uscito dal fascicolo con l’archiviazione.

Parallelamente, il procuratore capo Fabio Napoleone trasmetterà alla Procura generale di Milano la documentazione raccolta. Saranno poi la procuratrice generale Francesca Nanni e l’avvocato generale Lucilla Tontodonati a valutare se inviare alla Corte d’Appello di Brescia una richiesta di revisione della condanna di Stasi.

Non sarà un passaggio automatico. La stessa pg Nanni ha già chiarito che lo studio delle carte non sarà “né breve né facile”. La revisione è infatti uno strumento straordinario, previsto dall’articolo 630 del codice di procedura penale, e serve a correggere un eventuale errore giudiziario quando emergono nuove prove capaci di dimostrare che il condannato deve essere prosciolto.

Le nuove prove che possono cambiare il caso Garlasco

Gli elementi raccolti dalla Procura di Pavia puntano a mettere in discussione alcuni pilastri della condanna di Stasi. Tra questi ci sarebbero le impronte in casa Poggi, che potrebbero confermare il racconto dell’ex fidanzato come “scopritore” del corpo e non come assassino.

Poi c’è il nodo del dna. Le nuove valutazioni riguardano sia il profilo biologico trovato sulle unghie di Chiara Poggi, ritenuto compatibile con Sempio e con i suoi parenti maschi, sia alcune anomalie nei vecchi campioni. Una in particolare pesa moltissimo: il valore del dna trovato sui pedali della bicicletta di Stasi risulterebbe identico, al decimale, a quello rilevato sul cucchiaino usato dalla vittima per fare colazione. Un dato che gli investigatori considerano anomalo e che potrebbe incidere su uno dei punti più controversi della condanna.

Altro fronte decisivo è l’ora della morte. Secondo la nuova ricostruzione, Chiara sarebbe stata uccisa in un momento in cui Stasi stava effettivamente lavorando alla tesi. Se questo elemento venisse confermato, cadrebbe la finestra temporale che aveva pesato contro di lui.

Il nodo Sempio: dna, impronta 33 e alibi

Per Andrea Sempio, invece, il quadro resta legato agli indizi raccolti in questi mesi. Tra quelli noti ci sono la compatibilità con il dna trovato sulle unghie della vittima, l’impronta 33 sulle scale e il nodo dello scontrino di Vigevano, indicato come falso alibi. Tutti elementi che la difesa contesta e che dovranno reggere al vaglio di un eventuale processo.

Secondo quanto emerge, però, i carabinieri e la Procura avrebbero raccolto anche altri indizi, compresi elementi scientifici rimasti finora coperti dal segreto. Le indagini avrebbero inoltre individuato un possibile movente, escludendo invece alcune piste suggestive circolate negli ultimi mesi.

Il punto resta uno: dopo quasi 19 anni, per processare e soprattutto condannare un nuovo imputato serviranno prove fortissime. Non basteranno suggestioni, né riletture parziali. Servirà un impianto capace di sostenere un processo intero.

Stasi può essere assolto anche se Sempio non viene condannato

Il passaggio più delicato riguarda il rapporto tra i due destini giudiziari. Stasi e Sempio non si conoscevano e, secondo la stessa impostazione degli inquirenti pavesi, l’uno esclude l’altro. Non si andrebbe quindi verso l’ipotesi di un omicidio in concorso.

Questo significa che la revisione per Stasi potrebbe procedere anche indipendentemente dall’esito del procedimento contro Sempio. In teoria, Stasi potrebbe essere prosciolto anche se Sempio venisse assolto. Sarebbe lo scenario più clamoroso: nessun colpevole definitivo per il delitto di Chiara Poggi.

Fino a quel momento, però, Stasi resta l’unico responsabile accertato in via definitiva. La sua condanna rimane valida fino a un’eventuale decisione della Corte d’Appello di Brescia.

Il risarcimento: al massimo 516 mila euro

C’è poi il nodo dell’eventuale risarcimento. Stasi, ammesso al lavoro esterno nel gennaio 2023 e oggi in semilibertà, ha il fine pena previsto per il 2030. Con gli sconti per buona condotta, dovrebbe terminare di scontare la pena il 22 ottobre 2028.

Se la revisione dovesse avere esito positivo, potrebbe chiedere un indennizzo per ingiusta detenzione. Ma la cifra non sarebbe milionaria. Il calcolo standard prevede 235 euro al giorno, con un tetto massimo di sei anni: poco più di 516 mila euro in totale, salvo casi particolari.

Resta poi da capire se si aprirebbe anche un fronte civile per errore giudiziario. Ma questo scenario dipenderebbe da valutazioni ulteriori e da un eventuale riconoscimento formale dell’errore.

Il caso Garlasco, dunque, si prepara a un passaggio decisivo. Per Sempio potrebbe aprirsi il processo. Per Stasi potrebbe aprirsi la revisione. Per la famiglia di Chiara Poggi, invece, si riapre ancora una volta la ferita più dolorosa: capire se, dopo quasi vent’anni, la verità giudiziaria possa davvero cambiare volto.