Louis Dassilva è stato assolto dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli. La sentenza è arrivata nella notte, al termine di una lunghissima camera di consiglio, ponendo fine al processo di primo grado per uno dei casi di cronaca più seguiti degli ultimi anni. Per il cittadino senegalese, unico imputato per l’omicidio della 78enne, la Corte d’Assise di Rimini ha disposto l’immediata scarcerazione.
Il dispositivo è stato letto dalla presidente della Corte, Fiorella Casadei, davanti a un’aula gremita che ha atteso per oltre sedici ore il verdetto. Presenti i familiari della vittima, tra cui i figli Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, oltre alla sorella e ai nipoti di Pierina Paganelli. Tra il pubblico anche Valeria Bartolucci, moglie di Dassilva.
La Procura aveva chiesto l’ergastolo
La Procura, rappresentata dal pubblico ministero Daniele Paci, aveva chiesto la condanna all’ergastolo contestando le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dei futili motivi. Secondo l’accusa, l’omicidio sarebbe stato commesso per impedire alla vittima di scoprire la relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi, nuora della stessa Paganelli.
Di diverso avviso la difesa, affidata agli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, che ha sempre sostenuto l’assenza di prove decisive a carico dell’imputato e la presenza di possibili piste alternative.
Dassilva e il cosiddetto “Ignoto”
L’ultima giornata del processo si era aperta con le repliche della Procura e le controrepliche dei legali della difesa. L’accusa aveva ribadito il ruolo centrale delle dichiarazioni di Manuela Bianchi, sottolineando le contraddizioni emerse nel corso degli anni. La difesa, invece, aveva evidenziato come gli accertamenti genetici non avessero fornito elementi significativi e come la perizia tecnica disposta dalla Corte avesse escluso la compatibilità tra Dassilva e il cosiddetto “Ignoto”, la figura ripresa dalle telecamere di sorveglianza di una farmacia nei pressi del condominio dove avvenne il delitto.
Pierina Paganelli fu uccisa la sera del 3 ottobre 2023
I fatti risalgono alla sera del 3 ottobre 2023. Pierina Paganelli, testimone di Geova, stava rientrando a casa dopo un incontro religioso quando, secondo la ricostruzione investigativa, venne aggredita nell’area interrata del proprio condominio. La donna fu colpita con numerose coltellate e morì sul posto. Le immagini e gli audio registrati dalle telecamere presenti nella zona hanno rappresentato uno degli elementi centrali dell’inchiesta.
Nel corso del dibattimento è venuto meno uno dei principali pilastri dell’accusa: la presunta corrispondenza tra Dassilva e la persona immortalata dalle telecamere la sera dell’omicidio. La perizia super partes disposta dalla Corte ha infatti concluso che l’altezza dell’imputato non risultava compatibile con quella del soggetto ripreso nei filmati.
Fabbri ha espresso soddisfazione per il verdetto
Dopo la lettura della sentenza, il legale Riario Fabbri ha espresso soddisfazione per il verdetto: «È un risultato che abbiamo perseguito fin dall’inizio e nel quale abbiamo sempre creduto. Abbiamo portato all’attenzione della Corte elementi importanti e apprezziamo che siano stati accolti». L’avvocato ha aggiunto che la decisione restituisce a Dassilva «la dignità che abbiamo sempre sostenuto gli spettasse».
Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei prossimi mesi e consentiranno di comprendere nel dettaglio le ragioni che hanno portato la Corte d’Assise all’assoluzione dell’imputato.







