Trump gela i corrispondenti e indossa il cappello “2028”: «Mi candiderò per un quarto mandato». Poi dice: «Sto scherzando»

Donald Trump

Donald Trump assicura che stava scherzando. Il problema è che, quando scherza lui, nessuno riesce mai a capire dove finisca la battuta e dove cominci il programma politico. Alla cena con i corrispondenti dalla Casa Bianca, il presidente americano ha chiuso la serata annunciando la propria candidatura alle elezioni del 2028 e indossando un cappello rosso con la scritta “Trump 2028”.

Una provocazione, almeno ufficialmente. Poco prima Trump aveva abbassato la voce e precisato: «Sto solo scherzando». Subito dopo, però, ha rilanciato parlando di un fantomatico «quarto mandato», perché continua a conteggiare anche quello che sostiene di avere conquistato nel 2020, nonostante la vittoria elettorale di Joe Biden.

La platea ha reagito con freddezza e qualche evidente imbarazzo. Trump, invece, ha continuato a giocare sul filo dell’ambiguità, trasformando la serata dedicata ai giornalisti in un nuovo comizio personale tra frecciate, autocelebrazioni e messaggi politici.

Trump 2028, la provocazione sul quarto mandato

Il presidente ha preparato il terreno con una frase che sembrava già guardare al futuro: «Proprio come la mia presidenza, la seconda volta è sempre meglio. E la terza volta sarà ancora meglio». Solo dopo ha aggiunto, quasi sottovoce, che stava scherzando.

La precisazione non ha chiuso il caso. Trump ha infatti indossato il cappello elettorale e ha annunciato che si sarebbe candidato ancora, parlando apertamente di un quarto mandato. La Costituzione americana limita a due i mandati presidenziali, ma il capo della Casa Bianca usa da tempo l’ipotesi di una nuova candidatura come strumento di provocazione e mobilitazione dei propri sostenitori.

La scena ha congelato la sala. Il presidente conosce bene l’effetto delle proprie parole e sa che ogni riferimento al 2028 riaccende immediatamente il dibattito sulla tenuta delle istituzioni americane. Anche quando presenta tutto come una battuta, lascia sempre aperto uno spiraglio sufficiente a trasformare lo scherzo in una minaccia politica.

Gli attacchi ai giornalisti e i premi più indigesti

Trump aveva cominciato la serata con toni apparentemente concilianti, ricordando il tentativo di attentato che ad aprile aveva interrotto il precedente appuntamento con i corrispondenti. «In America non cediamo alla violenza politica», ha dichiarato, aggiungendo che le divergenze devono trovare soluzione nel dibattito e non attraverso le armi.

Il presidente ha poi ringraziato l’agente del Secret Service che aveva fermato l’attentatore, ma il clima istituzionale è durato poco. Nel corso di un intervento lungo quasi un’ora, Trump ha attaccato comici e cronisti, compresa Kaitlan Collins della Cnn, accusata di non sorridere mai.

I momenti più imbarazzanti sono arrivati durante la consegna dei premi. Il Wall Street Journal ha ricevuto un riconoscimento per il lavoro sulla lettera dal contenuto osceno che Trump avrebbe scritto a Jeffrey Epstein. Il presidente ha sorriso all’annuncio e si è poi congratulato con i giornalisti saliti sul palco.

Una situazione simile si è verificata con Tyler Pager del New York Times, premiato dopo essere finito al centro di un’azione giudiziaria del dipartimento della Giustizia. Il suo giornale aveva raccontato che Trump non aveva utilizzato il nuovo Air Force One per rientrare dal vertice Nato di Ankara perché il velivolo non disponeva delle difese antimissile necessarie a proteggerlo da un possibile attacco iraniano.

La libertà di stampa secondo Donald Trump

Nel finale Trump ha provato a ricucire il rapporto con la platea. «Con tutti i problemi che mi date, e mi date molti problemi e molto dolore, spero sappiate che credo nella libertà di stampa più di chiunque altro in questa stanza», ha affermato.

Come prova della propria disponibilità, ha ricordato di avere fornito il suo numero di telefono ai giornalisti, consentendo loro di contattarlo direttamente. Un’apertura che convive però con gli attacchi continui alle testate ostili, le cause contro i cronisti e le pressioni esercitate contro chi pubblica notizie sgradite alla Casa Bianca.

Anche la serata con i corrispondenti ha seguito lo stesso copione. Trump ha celebrato la libertà di parola, ha attaccato i giornalisti premiati, ha ironizzato sulle misure di sicurezza e ha trasformato la chiusura dell’evento in uno spot elettorale.

Il presidente ha anche rivendicato la scelta del Waldorf Astoria come sede della cena, ricordando la precedente vita dell’edificio come Trump International Hotel. «È bello essere tornato in un posto che conosco molto bene, perché l’ho costruito io», ha detto, vantandosi di aver speso 2,9 miliardi di dollari in meno rispetto ai lavori della Federal Reserve e lanciando l’ennesima frecciata contro Jerome Powell.

Tra un attacco alla banca centrale, una battuta sui giubbotti antiproiettile e un insulto alla stampa, Trump è così riuscito ancora una volta a riportare tutto su se stesso. Compresa una candidatura nel 2028 che, per ora, resta ufficialmente uno scherzo. Uno di quelli, però, che alla Casa Bianca nessuno sembra avere voglia di prendere alla leggera.