Nel caso Garlasco adesso si torna a guardare per terra. Non per cercare nuove tracce, ma per rileggere quelle lasciate sulla scena del delitto di Chiara Poggi il 13 agosto 2007. Al centro dello scontro tra consulenti, avvocati e Procura c’è l’impronta a pallini rilevata dai Ris nella villetta di via Pascoli, attribuita nei processi ad Alberto Stasi ma oggi considerata dai pm di Pavia compatibile con il piede di Andrea Sempio. La difesa del 38enne respinge con forza questa ipotesi e ha deciso di passare dalla teoria alla prova pratica: ha recuperato due paia di scarpe Frau in camoscio con la stessa suola a pallini dell’epoca e le ha fatte indossare al proprio assistito.
Il test con le Frau e la linea della difesa
Il test è stato realizzato giovedì 4 giugno dal team difensivo di Andrea Sempio. Al centro della prova ci sono due misure: la 42 e la 43, indicate come possibili dalla consulente della Procura Cristina Cattaneo per l’impronta lasciata sulla scena del crimine. Secondo quanto riferito durante l’ultima puntata di Quarto Grado, l’esito sarebbe favorevole alla difesa: quelle scarpe, sostengono i legali, non sarebbero compatibili con il piede di Sempio, soprattutto per la larghezza.
L’avvocato Liborio Cataliotti ha rivendicato in studio la semplicità del test, sottolineando di non aver usato «effetti speciali» ma di aver fatto «una cosa banale», cioè cercare per mesi «quelle scarpe dell’epoca, con quella suola dell’epoca, addirittura l’una delle due paia di scarpe con suola leggermente più lunga». Poi l’affondo contro l’impostazione tecnica della Procura: «Leggo agli atti che i consulenti della procura che hanno fatto ricorso alla scienza dicono che non erano rintracciabili. Abbiamo provato a fargliele calzare: non calzano».
Il nodo della larghezza del piede
Il punto decisivo, per la difesa, non sarebbe soltanto la lunghezza della scarpa ma la larghezza del piede. Andrea Sempio porterebbe il numero 44, mentre le misure compatibili con l’impronta a pallini sarebbero, secondo l’analisi della consulente della Procura, il 42 o il 43. Ma è sulla pianta che lo scontro tecnico diventa più netto: l’impronta rilevata dai Ris sarebbe larga 9,5 centimetri, con un margine di errore di circa mezzo centimetro, mentre la pianta del piede dell’indagato misurerebbe 11,3 centimetri.
Per i legali di Sempio, questa differenza sarebbe troppo ampia per sostenere una compatibilità reale. Il ragionamento è diretto: anche ammettendo margini, deformazioni, appoggi imperfetti e variazioni dovute al tempo, la scarpa che avrebbe lasciato quella traccia non sarebbe adatta al piede del loro assistito. È per questo che la prova pratica con le Frau diventa, nella strategia difensiva, un elemento da portare con forza nel confronto con la Procura.
Cosa può cambiare nel piede dopo tanti anni
Il tema, però, non è chiuso. Interpellato a Quarto Grado, il professor Ernesto Di Pietro, docente di Biomeccanica Clinica all’Università del San Raffaele, ha spiegato che nel corso degli anni la pianta del piede può cambiare. Non cresce l’osso, ma possono modificarsi le parti molli per diversi fattori: peso, sovrappeso, modo di camminare, abitudini e condizioni fisiche. Secondo Di Pietro, «nella normalità, se non ci sono patologie, la larghezza può arrivare fino a un centimetro, un centimetro e due» in più.
Questo passaggio introduce il punto più delicato della discussione: quanto può essere affidabile oggi un confronto tra il piede attuale di Andrea Sempio e un’impronta lasciata nel 2007? La difesa sostiene che la differenza sia troppo marcata. La Procura ritiene invece che l’impronta possa essere compatibile. Tra queste due letture si giocherà una parte importante della battaglia tecnica, perché nel caso Garlasco ogni centimetro, ogni margine di errore e ogni interpretazione dell’appoggio possono pesare come un macigno.
De Rensis e la cautela sul modello della scarpa
Il tema è stato affrontato anche a Ore 14, dove era presente Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi. Il legale ha precisato un punto importante: «La procura non ha messo in discussione che la scarpa sia una Frau, il discorso è sull’allineamento tra la lettera e i pallini, quindi la misurazione potrebbe essere anche un 43. In discussione c’è la larghezza della scarpa».
È una distinzione tecnica ma decisiva. Nessuno, almeno in questo passaggio, sembra mettere realmente in dubbio il modello della calzatura. Il confronto riguarda piuttosto la misura, la larghezza, la compatibilità con il piede dell’indagato e il modo in cui l’impronta è stata riletta oggi alla luce della nuova inchiesta. Anche Armando Palmegiani, consulente della difesa di Sempio, ha annunciato la linea dei legali: «Chiederemo una perizia sulla misura del piede, così che possa essere valutata da un giudice terzo, è un dato su cui crediamo molto».
L’impronta a pallini torna al centro del caso Garlasco
Il test delle scarpe non chiude il caso, ma sposta il duello su un terreno molto concreto. Da una parte la Procura di Pavia, che nella nuova inchiesta considera quella traccia compatibile con Andrea Sempio. Dall’altra la difesa, che prova a smontare l’ipotesi partendo da un gesto apparentemente semplice: recuperare le stesse Frau dell’epoca, farle calzare all’indagato e mostrare che, secondo loro, non entrano o non risultano compatibili con il suo piede.
La posta in gioco è enorme. L’impronta a pallini è una delle tracce più discusse della scena del delitto di Chiara Poggi. Per anni è stata letta dentro il quadro accusatorio contro Alberto Stasi, condannato in via definitiva. Oggi, nella nuova indagine su Andrea Sempio, torna come possibile elemento di collegamento con il 38enne. Ma proprio perché si tratta di una traccia vecchia di quasi vent’anni, il confronto dovrà essere il più rigoroso possibile. Non basteranno le suggestioni televisive, né le prove dimostrative di parte. Servirà una valutazione tecnica indipendente, capace di stabilire se quella scarpa, quella misura e quella larghezza possano davvero appartenere al piede che la Procura indica oggi come compatibile.
Per ora resta un dato: la difesa di Andrea Sempio ha trasformato l’impronta a pallini in un nuovo fronte di battaglia. E nel caso Garlasco, dove ogni dettaglio torna ciclicamente a cambiare peso, anche un paio di scarpe recuperate dopo mesi di ricerca può diventare il centro di una nuova guerra tra consulenze.







