Garlasco, il piede di Sempio riapre il caso della scarpa Frau: l’impronta 6, la N1 e il nodo che può pesare al processo

Andrea Sempio e il mistero dell’impronta

Nel delitto di Garlasco anche un numero di scarpa può diventare una faglia giudiziaria. Non un dettaglio da periti, non una questione da laboratorio buona solo per gli specialisti, ma un possibile terreno di scontro in un eventuale processo ad Andrea Sempio, oggi indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Perché dentro la villetta di via Pascoli, il 13 agosto 2007, non sono rimasti soltanto sangue, impronte digitali e ricostruzioni contrastanti. Sono rimaste anche tracce di scarpe. E una di queste, la famosa impronta 6, continua a inseguire l’inchiesta a quasi vent’anni dal delitto.

Il punto è semplice solo in apparenza. Andrea Sempio ha sempre sostenuto di calzare il numero 44. Una circostanza usata anche per allontanare da sé la compatibilità con l’impronta a pallini trovata nella casa di Chiara Poggi e attribuita, nel tempo, a una scarpa Frau codice 27U1 di taglia 42. Ora però le consulenze della Procura di Pavia inseriscono un elemento nuovo: le misurazioni antropometriche effettuate sull’indagato indicherebbero valori del piede compatibili con calzature di taglia 42-43. Una conclusione che non prova da sola la presenza di Sempio nella villetta, ma smentisce almeno il muro del “porto il 44, quindi quella traccia non può riguardarmi”.

L’impronta 6 e la scarpa Frau: perché il numero conta

L’impronta 6 è una delle tracce più discusse dell’intera storia giudiziaria di Garlasco. Era già entrata nel processo ad Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Secondo le ricostruzioni richiamate nelle sentenze, quella traccia era stata associata a una scarpa Frau taglia 42. Il problema, allora come oggi, è che scarpe di quel tipo non furono mai trovate in possesso di Stasi. I giudici ipotizzarono che potesse averle eliminate dopo il delitto, anche perché quando si presentò ai carabinieri raccontando di essere entrato nella casa della fidanzata indossava scarpe prive di tracce di sangue, nonostante la scena del crimine fosse ampiamente insanguinata.

Per Andrea Sempio il discorso è diverso. Nel 2007 non era indagato, non gli furono sequestrate scarpe, non venne perquisita casa sua alla ricerca di calzature compatibili. È stato iscritto per la prima volta nel registro degli indagati nel 2016, nove anni dopo l’omicidio. Questo significa che oggi nessuno può dire con certezza assoluta quali scarpe avesse davvero a disposizione il giorno del delitto. Ed è proprio qui che la nuova consulenza diventa importante: non trova una scarpa, ma prova a stabilire se il piede dell’indagato possa essere compatibile con quella classe di calzature.

La difesa contesta: «La Frau non è compatibile»

La Procura sostiene che i valori del piede di Sempio siano compatibili con una taglia 42-43. La difesa però respinge la lettura e punta su un altro dato: la larghezza. Secondo il consulente Armando Palmegiani, non basta misurare la lunghezza del piede. Alcuni modelli, sostiene, non possono essere calzati da chi ha una determinata pianta. In questa prospettiva, la Frau non sarebbe compatibile con il piede di Andrea Sempio perché la larghezza risulterebbe superiore di circa due centimetri rispetto all’impronta rinvenuta sul pavimento della villetta.

È il classico terreno su cui un processo può consumare ore di discussione tecnica. Da una parte la Procura, che vede nella lunghezza del piede un elemento utile a incrinare la versione dell’indagato. Dall’altra la difesa, che prova a spostare il confronto sulla morfologia complessiva del piede e sulla reale calzabilità di quel modello. In mezzo resta un dato prudente ma decisivo: la stessa Procura ammette che non è possibile definire con certezza assoluta marca e numero della scarpa che lasciò l’impronta 6. Una cautela che potrebbe pesare moltissimo davanti ai giudici.

La vera impronta chiave potrebbe essere la N1

La sensazione, però, è che la scarpa Frau rischi di diventare il grande terreno di battaglia simbolico, mentre la vera partita processuale potrebbe giocarsi altrove. Il punto più delicato per l’accusa è infatti l’impronta N1, lasciata sul gradino zero della scala interna dove venne trovato il corpo di Chiara Poggi. Si tratta di una traccia di scarpa con tasselli di forma ovoidale o ellissoidale, collocata in un punto che secondo gli investigatori racconta un gesto preciso: l’aggressore si sarebbe fermato a guardare la vittima dall’alto dopo l’aggressione.

Per la Procura, quella posizione sarebbe compatibile con la generazione dell’impronta dattiloscopica 33, la traccia della mano destra che nelle nuove indagini è stata attribuita ad Andrea Sempio. È questo il passaggio più forte: chi ha lasciato l’impronta N1, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si trovava in una posizione idonea a lasciare anche l’impronta 33 sulla parete. E viceversa.

Il collegamento tra N1 e impronta 33

Nell’eventuale processo, dunque, l’accusa non punterebbe soltanto sulla compatibilità del piede con una scarpa 42-43. Il cuore della ricostruzione sarebbe il collegamento tra una traccia di piede e una traccia di mano. La N1 collocherebbe l’aggressore sul gradino zero, in un punto da cui avrebbe osservato il corpo di Chiara. L’impronta 33, attribuita a Sempio, collocherebbe una mano sulla parete in una posizione coerente con quel movimento.

È qui che la vicenda cambia peso. L’impronta 6 può essere discussa sulla marca, sulla taglia, sulla larghezza, sull’incertezza del modello. La N1 e la 33, invece, se considerate insieme, diventano per la Procura un tentativo di collocare fisicamente Sempio in un punto preciso della scena del crimine. Non più soltanto “una scarpa compatibile”, ma una postura, un movimento, una dinamica.

Il caso Garlasco resta così sospeso tra dubbi e punti fermi, tra consulenze e controconsulenze, tra vecchie tracce rilette con occhi nuovi e margini d’incertezza che nessuna perizia sembra riuscire a cancellare del tutto. La scarpa Frau fa rumore, perché porta con sé anni di processi, sentenze e sospetti. Ma se Andrea Sempio dovesse davvero finire davanti a un giudice, il passaggio decisivo potrebbe non essere il numero scritto sulla scatola di un paio di scarpe. Potrebbe essere il punto esatto in cui, secondo l’accusa, l’assassino si fermò a guardare Chiara Poggi dall’alto.