Elly si dà alla macchia: Schlein cancella l’estate militante e fugge in Olanda mentre il campo largo si restringe

Schlein va in vacanza

Elly Schlein ha deciso di affrontare il momento più delicato della propria leadership con una strategia tanto semplice quanto rivoluzionaria: sparire. Dopo mesi trascorsi a riempire piazze, convocare fronti democratici, allargare campi, stringere alleanze e promettere estati militanti, la segretaria del Partito Democratico ha improvvisamente alleggerito l’agenda e preparato le valigie. Il tour tra le Feste dell’Unità non si farà, il grande appuntamento di Padova è evaporato e persino il programma ufficiale delle iniziative estive del partito resta avvolto in una nebbia più fitta di quella che avvolge i rapporti tra il Pd e Giuseppe Conte.

Chi prova a chiedere dove andrà riceve risposte evasive, poi una formula che circola con crescente irritazione negli ambienti dem: «E basta, se ne va in Olanda». Non si sa se per ammirare i tulipani, studiare il funzionamento delle piste ciclabili o verificare personalmente quanto possa essere largo un campo sotto il livello del mare. Una cosa, però, appare certa: sarà un’estate molto diversa da quella annunciata. Niente maratone tra militanti, niente bagni di folla, niente dibattiti sotto i tendoni sulla rinascita della sinistra. Al loro posto, il silenzio, il riposo e soprattutto una salutare distanza dai problemi italiani.

L’estate militante finisce prima di cominciare

Soltanto pochi mesi fa il gruppo dirigente del Pd raccontava una segretaria pronta a battere il Paese palmo a palmo, a presidiare le feste, a incontrare iscritti e volontari e a trasformare ogni palco in una prova generale della futura campagna elettorale. L’estate militante doveva servire a consolidare il partito, preparare l’alternativa a Giorgia Meloni e mostrare che l’opposizione non aveva alcuna intenzione di lasciare la scena alla presidente del Consiglio.

Quel progetto si è dissolto prima ancora dell’inizio ufficiale delle ferie. Del calendario annunciato restano poche tracce, mentre il programma della Festa dell’Unità nazionale continua a somigliare a un documento riservato. Non risultano tappe simboliche, non emergono grandi appuntamenti e soprattutto non compare più il secondo incontro del campo largo previsto a Padova. L’evento avrebbe dovuto dimostrare che l’alleanza tra Pd, Movimento 5 Stelle e altre forze dell’opposizione possedeva ormai una struttura politica riconoscibile. Invece è scomparso senza cerimonie, come un emendamento scomodo durante una seduta notturna.

Nel partito nessuno parla apertamente di cancellazione per paura di una figuraccia, ma il sospetto circola. Il primo esperimento del campo largo non ha infatti prodotto l’immagine trionfale immaginata dagli organizzatori. A Napoli, Schlein ha dovuto affrontare le contestazioni di Potere al Popolo e, secondo le ricostruzioni filtrate dopo l’evento, sarebbe rimasta profondamente scossa dalle urla arrivate dalla piazza. Quando la protesta è aumentata, la segretaria avrebbe preferito ripararsi dietro il palco, lasciando che altri gestissero il clima. Non proprio la fotografia ideale della leader pronta a condurre l’assalto finale al governo.

Dopo Napoli, Padova scompare dal calendario

La vicenda napoletana pesa molto più di quanto il Nazareno voglia ammettere. Le contestazioni provenivano da sinistra, cioè proprio da quell’area politica che Schlein pensava di avere riconquistato attraverso le battaglie sul lavoro, sui diritti e sul salario minimo. Sentirsi accusare da attivisti radicali mentre si prova a costruire l’immagine della nuova sinistra combattiva non rappresenta soltanto un incidente di piazza: significa scoprire che una parte del proprio elettorato considera ancora il Pd troppo moderato, troppo governista o semplicemente poco credibile.

Da qui nascerebbe la prudenza su Padova. Un secondo appuntamento del campo largo avrebbe esposto la segretaria a nuove contestazioni, ma anche al confronto pubblico con alleati che non perdono occasione per misurare i rapporti di forza. Giuseppe Conte continua a rivendicare il primato su una parte dell’opposizione, i cespugli centristi chiedono garanzie, i riformisti democratici contestano la linea della segreteria e i movimenti alla sinistra del Pd non sembrano intenzionati a concedere sconti.

Meglio quindi evitare il bis. Padova sparisce, il campo largo viene temporaneamente riposto in magazzino e l’esperimento unitario può riposare accanto alle altre grandi idee del centrosinistra che richiedono ancora qualche decennio di confronto prima di diventare operative. Ufficialmente nessuno rompe con nessuno. Ufficiosamente, ognuno continua a contare i propri voti e a chiedersi chi dovrebbe guidare la coalizione.

I sondaggi e l’ombra sempre più lunga di Conte

Schlein continua a sostenere di non preoccuparsi dei sondaggi, posizione comprensibile soprattutto quando i sondaggi non offrono motivi di particolare serenità. Alcune rilevazioni sulle eventuali primarie del centrosinistra attribuiscono infatti a Giuseppe Conte un vantaggio sulla segretaria del Pd, alimentando il dibattito sulla leadership della futura coalizione. Il dato non possiede ancora un valore politico concreto, perché nessuna consultazione è stata convocata e nessuna regola è stata definita, ma nel Partito Democratico basta molto meno per aprire una guerra civile.

Ogni percentuale diventa un’arma. I sostenitori di Schlein ricordano che il Pd resta il primo partito dell’opposizione e che la segretaria ha recuperato consenso rispetto alle elezioni politiche. I suoi avversari interni osservano invece che, dopo anni di leadership e mobilitazioni, il partito non è ancora riuscito a mettere seriamente in difficoltà Meloni. Conte, nel frattempo, continua a occupare lo spazio disponibile, alternando aperture al dialogo e rivendicazioni di autonomia, presentandosi come alleato indispensabile e contemporaneamente come possibile concorrente.

La segretaria dichiara di non inseguire i sondaggi. Del resto, a forza di inseguirli rischierebbe di trovarli sempre qualche metro più avanti, magari accanto a Conte. Nel Pd si preferisce ripetere che la leadership emergerà naturalmente attraverso il lavoro comune, formula elegante per rinviare lo scontro a quando non sarà più possibile evitarlo.

Il campo largo resta aperto, ma nessuno sa verso dove

La coalizione progressista continua così a vivere in una condizione sospesa. Il Pd vuole guidarla senza imporre troppo apertamente la propria guida. Il Movimento 5 Stelle vuole partecipare senza accettare una posizione subordinata. I centristi chiedono moderazione, la sinistra radicale pretende discontinuità, gli ambientalisti vogliono programmi più ambiziosi e i riformisti dem temono che ogni concessione a Conte allontani l’elettorato moderato.

Più che un campo largo, appare un condominio nel quale tutti possiedono una chiave del portone ma nessuno vuole pagare le spese comuni. Ogni riunione produce una fotografia, ogni fotografia suggerisce un accordo e ogni accordo dura fino alla successiva dichiarazione di uno dei partecipanti. Schlein prova a tenere insieme il mosaico, ma il risultato assomiglia spesso a un puzzle realizzato con pezzi appartenenti a scatole diverse.

L’estate avrebbe dovuto servire proprio a questo: definire una piattaforma condivisa, mostrare unità e preparare l’autunno politico. Invece il grande cantiere rallenta, gli appuntamenti scompaiono e la principale responsabile dell’operazione decide di concedersi una pausa. Non è escluso che la distanza aiuti la riflessione. Dall’Olanda, almeno, il campo largo italiano potrebbe persino sembrare più ordinato.

La fuga nei Paesi Bassi con la compagna

Sulla destinazione delle vacanze il Pd mantiene una riservatezza quasi militare. Schlein partirebbe con la compagna e avrebbe scelto i Paesi Bassi, ma al Nazareno preferiscono non fornire dettagli. La discrezione può apparire comprensibile sul piano personale, anche se contribuisce ad alimentare l’immagine di una segretaria decisa a uscire dai radar proprio mentre il partito entra nella fase più complicata.

L’Olanda offre indubbi vantaggi. È lontana dalle Feste dell’Unità, dalle contestazioni di Potere al Popolo, dalle correnti democratiche e dai retroscena sulle primarie. Non ospita Giuseppe Conte in ogni dibattito televisivo italiano e consente di attraversare intere giornate senza dover spiegare quale sia il perimetro definitivo del campo largo. Soprattutto, permette di dimenticare per qualche tempo che Giorgia Meloni si prepara a una campagna elettorale aggressiva e ha già promesso che l’anno politico in arrivo sarà persino peggiore di quello appena trascorso.

Schlein può dunque sostituire il palco con la bicicletta, i gazebo con i canali e le bandiere del partito con i mulini a vento. La segretaria che aveva promesso di portare il Pd ovunque sceglie di portare almeno se stessa altrove.

Buone ferie, ma al ritorno il Pd sarà ancora lì

C’è una frase attribuita a Sergio Marchionne che torna spesso quando politici, manager e dirigenti annunciano di avere bisogno di una pausa: «Vacanze? Ma da cosa?». Nel caso di Schlein la domanda rischia di diventare particolarmente crudele. La segretaria ha lavorato molto, viaggiato, partecipato a manifestazioni e tenuto insieme un partito che considera la lotta interna una forma di ginnastica quotidiana. Il problema è che il risultato politico resta ancora incerto.

Meloni governa, Conte avanza pretese, i riformisti attendono il momento giusto per presentare il conto e il campo largo continua a misurarsi più in dichiarazioni che in voti. Il Pd resta il principale partito dell’opposizione, ma non possiede ancora una coalizione stabile, un candidato condiviso per Palazzo Chigi o una linea capace di mettere d’accordo tutte le sue anime. Schlein può quindi andare in vacanza dal calendario, non dai problemi.

Al ritorno ritroverà il partito esattamente dove lo ha lasciato: alle prese con le correnti, con Conte, con le primarie, con il rapporto tra moderati e radicali e con l’eterna domanda su chi debba guidare l’opposizione. Probabilmente troverà anche qualche nuovo sondaggio, diversi retroscena e almeno una riunione convocata per discutere della riunione precedente.

Per ora, però, la segretaria parte. Niente estate militante, niente grande evento di Padova e niente tour tra le feste. Il fucile evocato dalla propaganda elettorale può restare nell’armadio; meglio pinne, occhiali e profilo basso. Buone ferie, segretaria. Sempre che il campo largo, al suo ritorno, non sia diventato definitivamente un’aiuola.