Garlasco, De Rensis: «La nuova indagine ha cambiato tutto. Ora c’è chi ha davvero paura». E il caso del pompiere torna al centro dell’inchiesta

Antonio De Rensis

«Lo scenario è completamente diverso». Antonio De Rensis sceglie parole nette per descrivere la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Il legale di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, sostiene che gli ultimi accertamenti abbiano modificato profondamente il quadro investigativo e possano incidere anche sulla richiesta di revisione del processo.

«Io e l’avvocato Giada Bocellari stiamo lavorando alla revisione, perché riteniamo che l’indagine della Procura di Pavia e la consulenza della professoressa Cristina Cattaneo abbiano disegnato uno scenario completamente diverso», afferma De Rensis. Secondo il difensore, chi liquida la nuova inchiesta come una ricostruzione fondata soltanto su fotografie e ipotesi dovrebbe interrogarsi anche sulle basi probatorie che portarono alla condanna definitiva di Stasi.

«Quali erano le certezze che portarono Stasi in carcere?»

L’avvocato rilancia una domanda destinata ad alimentare il dibattito sul caso. «Quando sento dire che la nuova indagine è basata su foto e supposizioni, io chiedo agli illustri oppositori quali siano invece le certezze che hanno portato Stasi in carcere». Per De Rensis, alcuni elementi ritenuti decisivi nei processi conclusi con la condanna meritano oggi una nuova valutazione alla luce degli approfondimenti della Procura di Pavia. Tra questi cita anche una delle circostanze più discusse nelle prime fasi delle indagini, cioè la telefonata effettuata da Alberto Stasi al 118.

«Il fatto che abbia dissimulato un incidente domestico, visto che al 118 disse: “Forse hanno ucciso una persona”?». Il legale richiama poi il lavoro svolto dalla consulenza della professoressa Cristina Cattaneo, che considera uno dei pilastri del nuovo fascicolo investigativo. «La professoressa Cattaneo ha enunciato risultanze che, a nostro modesto avviso, meritano la massima attenzione e la massima argomentazione». La conclusione sintetizza il giudizio della difesa sull’attività degli investigatori pavesi. «Questa indagine fa davvero tanta, tanta paura».

Il pompiere e lo scontrino di Vigevano

Tra i filoni che continuano ad attirare l’attenzione degli investigatori c’è anche quello che riguarda Antonio Bugada, vigile del fuoco e conoscente della madre di Andrea Sempio.

Il suo nome compare nella vicenda dello scontrino del parcheggio di Vigevano, consegnato da Sempio nell’ottobre 2008 come elemento a sostegno della sua presenza in città la mattina dell’omicidio. Oggi la Procura ritiene che quel documento non possa più essere considerato un alibi certo e sta approfondendo anche le modalità con cui venne acquisito.

Secondo quanto emerso nel corso delle nuove indagini, Bugada risultava in servizio a Vigevano nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20 del giorno del delitto. Alcune intercettazioni e testimonianze raccolte successivamente hanno evidenziato come i vigili del fuoco potessero lasciare temporaneamente la caserma durante il turno, circostanza che gli investigatori stanno verificando.

Nel dibattito è emersa anche un’ipotesi secondo la quale lo scontrino potrebbe non essere stato materialmente emesso da Andrea Sempio. Al momento, però, gli atti non attribuiscono quella ricevuta ad altre persone e la Procura prosegue gli approfondimenti senza aver formulato contestazioni specifiche nei confronti del pompiere.

La revisione resta l’obiettivo della difesa

Le dichiarazioni di De Rensis confermano la strategia difensiva di Alberto Stasi. L’obiettivo resta la revisione della sentenza definitiva, facendo leva sugli elementi raccolti dalla Procura di Pavia nella nuova inchiesta che vede Andrea Sempio indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

Per la difesa dell’ex studente della Bocconi, il quadro investigativo odierno non rappresenta una semplice rilettura degli atti già noti, ma una ricostruzione che mette in discussione alcuni dei presupposti sui quali si fondò la condanna.

Se le nuove risultanze avranno anche un peso processuale lo stabiliranno gli sviluppi dell’inchiesta. Intanto De Rensis ribadisce una convinzione: il fascicolo aperto a Pavia ha cambiato profondamente lo scenario del caso Garlasco e, secondo il legale, proprio per questo suscita oggi tante preoccupazioni.