Garlasco, il racconto mai verbalizzato di Stefania Cappa: «Chiara uscì in strada in pigiama, era molto spaventata»

Stefania Cappa

Un allarme che suona all’esterno della villetta, Chiara Poggi che scatta fuori di casa in pigiama e infradito, la paura che non passa neppure dopo il rientro. A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, Stefania Cappa ha raccontato agli investigatori un episodio che, secondo la sua versione, comunicò già ai carabinieri durante la prima inchiesta ma che non compare nei verbali dell’epoca.

La cugina della vittima ha ricostruito la vicenda il 5 maggio davanti ai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano Moscova. Il particolare interessa la Procura di Pavia perché riguarda il comportamento di Chiara nei giorni precedenti all’omicidio e potrebbe incidere sulla ricostruzione delle sue abitudini e delle sue reazioni davanti a una situazione percepita come anomala.

Nel processo ad Alberto Stasi, la possibilità che Chiara aprisse la porta di casa in abiti da notte aveva assunto un peso importante. Il nuovo racconto, però, descrive una ragazza capace di uscire improvvisamente in strada, ancora in pigiama, quando qualcosa la spaventava.

«Uscì di corsa in via Pascoli»

«Io ricordo un evento particolare, quando mentre eravamo in casa insieme, ad un certo punto sentimmo suonare un allarme all’esterno», ha raccontato Stefania Cappa agli investigatori. La donna ha quindi descritto la reazione della cugina: «Vidi Chiara uscire di corsa in strada proprio sulla via Pascoli, abbigliata com’era con l’abbigliamento di casa, ciabatte e pigiamino bianco, mi sembrava molto spaventata».

Sollecitata a fornire maggiori dettagli, Stefania Cappa ha aggiunto: «Quell’episodio mi restò molto impresso, lo ricordo perfettamente. Indossava un completino di colore bianco, costituito da una canottiera a spalla larga e un pantaloncino corto. Indossava anche gli infradito. E lei era scappata fuori di casa proprio con infradito e completino, nonostante io fossi in casa con lei». La cugina ha sottolineato anche l’intensità della paura di Chiara: «Ricordo che Chiara, una volta rientrata in casa, non si era calmata subito, per questo vi dico che la sua reazione fu assolutamente spropositata rispetto alla situazione».

Il particolare non compare nei verbali del 2007

Stefania Cappa sostiene di aver già riferito la circostanza agli investigatori che lavoravano sul caso dopo l’omicidio del 13 agosto 2007. «Sono sicura di aver raccontato questa circostanza anche agli inquirenti dell’epoca, quindi credo che fosse presente anche negli atti dell’indagine del tempo», ha dichiarato.

Negli atti, però, gli inquirenti non hanno trovato traccia dell’episodio. La nuova Procura dovrà quindi capire se la cugina lo raccontò davvero, se qualcuno omise di verbalizzarlo oppure se il ricordo si sia formato o precisato negli anni successivi.

Il racconto apre anche una serie di interrogativi ai quali, per ora, nessuno può dare una risposta certa. Chiara corse fuori perché temeva un furto? Cercava qualcuno? Pensava che una persona conosciuta avesse provocato l’allarme? Stefania riferisce che la cugina parlò della paura dei ladri, ma descrive allo stesso tempo una reazione molto più forte rispetto a un semplice falso allarme.

I dubbi sulla prima attività investigativa

La testimonianza si inserisce nel nuovo esame delle modalità con cui gli investigatori raccolsero e registrarono le dichiarazioni durante la prima inchiesta. La Procura di Pavia sta riesaminando diversi passaggi e ha concentrato l’attenzione anche su atti che, secondo i magistrati, presentano anomalie o omissioni.

Tra questi figura il verbale del 4 ottobre 2008 relativo alla consegna dello scontrino del parcheggio di Vigevano da parte di Andrea Sempio. Gli inquirenti contestano la continuità temporale indicata nel documento, che non segnala interruzioni nonostante il movimento di persone nella caserma e l’arrivo di un’ambulanza. Quel verbale ha portato l’ex comandante Gennaro Cassese nel registro degli indagati con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero.

Ora anche il racconto dell’allarme entra nel fascicolo della nuova indagine. Non prova da solo chi abbia ucciso Chiara Poggi e non chiarisce che cosa l’avesse spaventata. Mostra però che un particolare potenzialmente rilevante, se davvero raccontato nel 2007, non arrivò mai negli atti sui quali giudici, consulenti e difese costruirono le successive ricostruzioni.