Garlasco, i genitori di Chiara chiedono silenzio: «Vogliamo ricordarla da soli». Ma da 19 anni non hanno più un dolore privato

I genitori di Chiara Poggi – foto dal web

I Poggi hanno riaperto la villetta agli investigatori, ma la nuova inchiesta ha portato telecamere, intercettazioni e sospetti fin dentro la loro casa. Ora Giuseppe e Rita chiedono soltanto di ricordare Chiara lontano dal clamore che ha trasformato il loro dolore in uno spettacolo.

Giuseppe Poggi risponde con poche parole. Non parla delle nuove perizie, di Andrea Sempio, di Alberto Stasi o della revisione che potrebbe riaprire ancora una volta il caso. Parla di sua figlia.

«In questi giorni vogliamo solo ricordarla da soli e in silenzio», dice all’Adnkronos anche a nome della moglie Rita Preda.

L’assassino uccise Chiara Poggi 19 anni fa, la mattina del 13 agosto 2007, nella villetta di famiglia in via Pascoli a Garlasco. Chiara aveva 26 anni. Da allora i suoi genitori hanno attraversato indagini, processi, assoluzioni, una condanna definitiva e infine una nuova inchiesta che indica un altro possibile colpevole.

Ora chiedono qualcosa di semplice: conservare almeno il proprio dolore senza doverlo spiegare.

La Procura di Pavia ha riaperto il caso e riportato telecamere, inviati e curiosi davanti alla loro casa. Ma l’attenzione non si limita agli atti giudiziari. Talk show, siti e social inseguono ogni indiscrezione, costruiscono ipotesi e rilanciano sospetti contro i genitori e il figlio Marco. Alcuni programmi hanno mostrato e analizzato persino le fotografie del corpo senza vita di Chiara.

Il racconto del delitto ha cancellato Chiara

Giuseppe Poggi spera che almeno per qualche giorno si spenga quel «rumore di fondo» che accompagna ormai ogni sviluppo dell’inchiesta. Un frastuono di dirette, podcast, video e ricostruzioni che spesso mescola fatti accertati, indiscrezioni e semplici fantasie.

Dentro questa narrazione continua, Chiara rischia di scomparire dietro il proprio delitto. Da mesi giornali e televisioni discutono del suo computer, delle fotografie intime, delle amicizie e di presunte relazioni segrete che nessuno ha mai dimostrato.

I genitori hanno già dovuto difenderne pubblicamente la memoria. «Chiara era una ragazza pulita, non aveva segreti e non aveva amanti», hanno dichiarato quando le illazioni sulla vita privata della figlia hanno superato ogni limite.

Il 13 agosto la parrocchia di Garlasco ha celebrato la consueta funzione religiosa in suo ricordo. Ma quel momento pubblico non ha cancellato il bisogno più intimo di Giuseppe e Rita: restare soli con la figlia senza rispondere alle domande sull’ultima intercettazione trasmessa in televisione.

I Poggi hanno riaperto la casa agli investigatori

La famiglia non ha sbarrato la strada alla nuova inchiesta. Giuseppe e Rita hanno riaperto la villetta di via Pascoli e permesso agli specialisti di effettuare nuove misurazioni e verifiche sulla scena del crimine.

In seguito hanno scoperto che i carabinieri avevano intercettato le loro conversazioni durante gli accertamenti su Andrea Sempio, l’amico di Marco che la Procura di Pavia accusa oggi dell’omicidio. Sempio respinge le contestazioni e conserva la presunzione d’innocenza.

Gli investigatori hanno analizzato i dialoghi della famiglia, i rapporti con i legali e le critiche alla nuova direzione dell’inchiesta. Hanno interpretato il tentativo dei Poggi di contestare una ricostruzione ritenuta sbagliata come una strategia di contrasto alle indagini. Hanno inoltre dedicato attenzione al rapporto tra la famiglia della vittima e quella dell’indagato.

I carabinieri hanno definito Marco Poggi «ostile» durante gli interrogatori. Il fratello di Chiara non crede alla responsabilità di Sempio e continua a ritenere colpevole Alberto Stasi, come stabilì la Cassazione.

Marco ha accusato gli investigatori di condizionarlo con le loro domande. «Mi state influenzando», ha protestato durante un interrogatorio. Temeva che ogni risposta potesse assumere un significato diverso da quello che intendeva esprimere.

Per i carabinieri quell’atteggiamento rappresenta un elemento da valutare. Per Marco costituisce invece la difesa di una verità giudiziaria che la sua famiglia ha accettato dopo anni di processi.

Due accuse opposte dividono il caso Garlasco

La Cassazione ha condannato Alberto Stasi a 16 anni per l’omicidio di Chiara. Lo scorso giugno il tribunale gli ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali e il termine della pena si avvicina. I suoi avvocati preparano una nuova richiesta di revisione, ma non dovrebbero depositarla prima dell’autunno.

Nello stesso momento, la Procura di Pavia attribuisce il delitto ad Andrea Sempio. Il sistema giudiziario contiene quindi due ricostruzioni incompatibili: una sentenza definitiva indica Stasi come assassino, mentre una nuova accusa sostiene che abbia ucciso Sempio.

I Poggi vivono al centro di questa frattura. Quando difendono la sentenza, qualcuno li accusa di ostacolare la ricerca della verità. Quando tacciono, opinionisti e investigatori interpretano il loro silenzio. Quando parlano di Chiara, il dibattito trasforma ogni frase in un argomento a favore o contro Stasi e Sempio.

In pochi mesi hanno riaperto la casa nella quale persero la figlia, scoperto le intercettazioni delle proprie conversazioni e visto Marco finire dentro congetture senza riscontri. Intorno a loro tutto cambia: Stasi ha lasciato il carcere, Sempio rischia il processo e la revisione potrebbe rimettere in discussione la condanna.

Il dolore di Giuseppe e Rita, invece, resta fermo alla mattina del 13 agosto 2007. Per questo non chiedono di dimenticare il delitto. Chiedono di poter ricordare Chiara, almeno per qualche giorno, senza che qualcuno trasformi anche quel ricordo nell’ennesima puntata del caso Garlasco.