Garlasco, il lapsus in diretta fa tremare il RIS: «Quel test sul sangue di Stasi era negativo». Spuntano le mail segrete e l’ordine di distruggere le prove

Stasi e Sempio

Un dettaglio scappato per errore durante un interrogatorio spalanca le porte al retroscena più oscuro dell’intero delitto di Garlasco. Una parola di troppo, un ricordo “scomodo” che non doveva riemergere e l’intero castello d’accusa costruito vent’anni fa attorno ad Alberto Stasi rischia di sgretolarsi sotto il peso di clamorose omissioni. Ecco come una risposta “involontaria” ha riaperto un cassetto che qualcuno sperava rimanesse chiuso per sempre.

La bugia sulla traccia di sangue sui pedali

A far scattare la scintilla nella mente dei magistrati è stato l’ex tenente del RIS Giorgio Portera. Rispondendo alle domande dei pm, si lascia sfuggire una frase esplosiva: «Io mi ricordo: trovato il DNA, ma l’Obti test sul sangue era negativo». Un’affermazione che ha fatto gelare la stanza.

Perché quel dettaglio è così esplosivo? Perché la presenza di presunto “sangue” sui pedali della bicicletta fu l’elemento chiave che fece scattare le manette ai polsi di Alberto Stasi il 24 settembre 2007. Peccato che l’esame specifico per confermare se si trattasse di sangue umano non fosse mai apparso negli atti ufficiali. Oggi gli appunti segreti recuperati negli armadi di Parma confermano il sospetto drammatico: il test fu fatto eccome, diede esito negativo, ma fu nascosto a tutti.

Cosa si nascondeva nei laboratori?

Mentre Stasi finiva in cella, la difesa chiedeva a gran voce di analizzare quelle macchie. La risposta dei laboratori? Un no secco, motivato con scuse tecniche. Due anni dopo, durante il processo, i periti vennero persino “sconsigliati” dall’eseguire il test decisivo.

Ma c’è di più. Dalle nuove carte spuntano e-mail riservate dell’ex comandante Luciano Garofano che spronava i suoi a spingere sull’ipotesi delle impronte del killer, e la conferma di un ordine sconcertante: fu proprio il capitano Alberto Marino a dare mandato di distruggere i reperti di Garlasco conservati al RIS nel 2016. Un’epurazione di campioni giustificata come “routine”, ma che oggi assume contorni decisamente inquietanti.

Il dramma di Andrea Sempio in TV

Mentre il giallo delle analisi truccate sconvolge la procura, a rompe il silenzio in televisione è Andrea Sempio, l’uomo oggi finito al centro dei nuovi riflettori investigativi. Le sue parole a Porta a Porta disegnano il ritratto di un incubo ad occhi aperti.

«Non sto più vivendo: la mia giornata si divide tra la mia camera e lo studio dell’avvocato», ha confessato con il volto tirato. Il terrore del carcere si fa strada, ma a spaventarlo di più è l’ombra che rischia di schiacciarlo per sempre: «So che la macchia di “assassino che se l’è cavata” non te la levi più di dosso. Cercare di ricostruirmi una vita dopo tutto questo? La vedo quasi impossibile». Una confessione a cuore aperto che aggiunge ulteriore pathos a un mistero senza fine.