Un corpo, quello di David Rossi, steso sul selciato in un vicolo cieco a Siena, dominato dalle finestre di Rocca Salimbeni, sede storica del Monte dei Paschi. La sera del 6 marzo 2013, alle venti e trentacinque, le autorità ritrovano il corpo senza vita del capo della comunicazione dell’istituto di credito. L’allarme scatta dopo le ricerche avviate dall’amico e collega Giancarlo Filippone, allertato dalla moglie del manager Antonella Tognazzi, e l’intervento di Bernardo Mingrone, direttore finanziario della banca. Fin dal primo sopralluogo la macchina giudiziaria imbocca la pista del gesto volontario, aprendo un fascicolo a carico di ignoti per istigazione al suicidio. A sostenere questa tesi iniziale concorrono la forte pressione psicologica legata alle inchieste sul Monte dei Paschi e l’assenza di evidenti segni di colluttazione all’interno dell’ufficio al terzo piano.
La crisi finanziaria di Mps e il contesto delle indagini
Il dramma si consuma nel momento più critico per il Monte dei Paschi di Siena. Rossi, da anni responsabile dell’immagine dell’istituto e stretto collaboratore dell’ex presidente Giuseppe Mussari, vive l’impatto dello scandalo legato ai contratti derivati Alexandria e Santorini e ai buchi di bilancio emersi con l’acquisizione di Antonveneta. Nonostante la conferma nel ruolo sotto le presidenze di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, il dirigente subisce una perquisizione della Guardia di Finanza nel febbraio 2013. Nelle archiviazioni dei giudici senesi, il contesto lavorativo e la paura di un coinvolgimento penale vengono indicati come fattori scatenanti di una forte fragilità interiore. Le successive perizie medico-legali affidate a Cristina Cattaneo e Davide Zavattaro portano la procura di Siena a una seconda archiviazione nel 2017, escludendo l’intervento di terzi.
La Commissione d’inchiesta e le tesi dell’aggressione a David Rossi
L’istituzione delle commissioni parlamentari d’inchiesta riapre la discussione sulla dinamica della caduta. Se la prima relazione riconosce ancora il suicidio pur segnalando lesioni sul volto non del tutto compatibili con l’impatto, i consulenti della seconda commissione, tra cui i medici Robbi Manghi e Marco Nigrisoli e il tenente colonnello del Ris Adolfo Gregori, sostengono la tesi dell’aggressione. Secondo questi ultimi, il manager sarebbe stato immobilizzato e trattenuto prima di precipitare per quattordici metri. Gli esperti parlamentari evidenziano la rottura del cinturino dell’orologio, ritrovato distante dal corpo, e alcune ecchimosi addominali e facciali che collegano ad azioni di trascinamento e percosse, ipotizzando la presenza di due persone nella stanza e contestando la tesi della chiusura casuale della porta di ingresso a causa di correnti d’aria.
Stato psicologico, presunto movente e i nuovi filoni
L’analisi dello stato d’animo di David Rossi divide ulteriormente gli investigatori. Le archiviazioni giudiziarie citano tre biglietti d’addio destinati alla moglie e un messaggio inviato ai vertici aziendali come prove di una decisione tragica e meditata. Al contrario, la consulenza grafologica e psicologica della commissione ipotizza una scrittura parzialmente controllata e sottolinea la sola presenza di forte ansia professionale, senza patologie tali da giustificare il gesto. I parlamentari orientano le analisi verso un movente economico legato alla gestione delle sponsorizzazioni e a una valigetta scomparsa. La commissione evidenzia infine il codice numerico digitato sul cellulare la sera della morte, associandolo a un deposito bancario e a possibili piste finanziarie collaterali su cui la politica promette di proseguire gli accertamenti.







