Garlasco, il profilo psicologico di Sempio: nel caso Garlasco entra adesso un elemento che, da solo, non basta a provare nulla ma che può contribuire a orientare lo sguardo investigativo in una direzione precisa. La relazione, richiesta dalla Procura di Pavia al Racis, è stata depositata e aggiunge un nuovo livello di lettura alla figura dell’indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.
Garlasco, cosa c’è nella relazione del Racis su Andrea Sempio
Gli specialisti del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche hanno passato al setaccio una mole ampia di materiali personali riconducibili a Sempio. Non solo dispositivi informatici, ma anche la sua produzione privata, gli appunti, i quaderni, le tracce lasciate nella vita quotidiana. Al vaglio degli esperti sono finiti l’hard disk del computer, chiavette Usb, Dvd, post pubblicati su Facebook e altro materiale recuperato nelle abitazioni collegate all’indagato: quella dei genitori, quella della nonna e il nuovo domicilio di Voghera.
È un tipo di lavoro che non cerca la pistola fumante ma un contesto. Un modo di pensare, di esprimersi, di reagire. Una possibile coerenza interna che possa aiutare gli inquirenti a comprendere meglio la personalità dell’uomo oggi di nuovo al centro del caso. Proprio per questo, nella relazione trovano spazio anche elementi apparentemente minori ma simbolicamente forti, come la prima pagina della Provincia Pavese del 18 agosto 2007 dedicata ai funerali di Chiara Poggi. Un ritaglio che Sempio potrebbe aver conservato perché in quella foto compariva lui stesso insieme agli amici mentre si dirigeva verso la camera ardente.
Gli appunti, i social e quella frase che inquieta
Tra i materiali che più colpiscono c’è soprattutto un appunto, riportato da diversi media, con una frase destinata inevitabilmente a pesare sul piano mediatico: “Ho fatto cose talmente brutte che nessuno può immaginare”. Dentro un’inchiesta per omicidio, parole del genere finiscono per assumere un’aura cupa quasi automatica. Anche se, dal punto di vista strettamente processuale, una suggestione non è una prova.
Sempio ha spiegato in televisione che quella nota sarebbe nata al termine di una giornata caotica, come una riflessione personale messa nero su bianco su un blocchetto. È una precisazione importante, perché il rischio in questi casi è che qualsiasi frase privata venga automaticamente letta come una mezza confessione, un frammento oscuro, un indizio psicologico dal significato univoco. E invece non è così semplice.
Tuttavia il Racis non lavora sulle semplificazioni televisive. Lavora sugli insiemi. Su ciò che gli appunti, i post, i commenti, i supporti informatici e i materiali personali dicono nel loro complesso. E proprio da questo insieme potrebbe essere emerso qualcosa che, pur non avendo valore di prova diretta, aiuta a delineare una chiave interpretativa della personalità dell’indagato.
Il possibile movente e le frasi captate dalle cimici
Il punto più delicato della relazione, almeno secondo quanto trapelato, riguarda il possibile movente. È qui che la consulenza psicologica smette di essere un semplice esercizio descrittivo e diventa un tassello investigativo potenzialmente pesante. Secondo quanto riferito, nel documento depositato dal Racis potrebbero emergere elementi utili a collocare la figura di Sempio dentro uno scenario motivazionale.
Tra i materiali presi in considerazione ci sarebbero anche alcune frasi catturate dalle cimici, in cui l’indagato si lascia andare a riflessioni sulle donne, oltre a commenti su Alberto Stasi e considerazioni sui rapporti personali, in particolare sul terreno sentimentale e relazionale. Nessuno di questi elementi, da solo, può trasformarsi in accusa. Ma messi insieme potrebbero contribuire a costruire un contesto psicologico ritenuto interessante dagli investigatori.
Il profilo psicologico non è una prova, ma può indirizzare l’inchiesta
Questo resta il punto decisivo da tenere fermo. La relazione del Racis non rappresenta una prova a favore o contro Andrea Sempio. Non basta a collocarlo sulla scena del delitto, non sostituisce i riscontri genetici, non cancella né conferma da sola alcuna responsabilità penale. Ma può fare un’altra cosa, e non secondaria: orientare il lavoro della Procura, suggerire piste, rafforzare o indebolire ipotesi, dare un ordine a elementi che altrimenti resterebbero sparsi.
Nel caso Garlasco il movente è sempre stato uno dei punti più fragili e controversi. Per questo ogni nuovo tassello che prometta di illuminare la dimensione personale, emotiva e relazionale dell’indagato viene osservato con enorme attenzione. E proprio qui si inserisce il valore della consulenza depositata: non nel suo peso probatorio immediato, ma nella capacità di fornire una possibile cornice.
Un fascicolo che si allarga e rimette in movimento il caso
La nuova inchiesta su Garlasco continua così ad allargarsi. Dna, computer, analisi informatiche, profili psicologici, appunti personali, intercettazioni ambientali: il fascicolo prende sempre più la forma di una ricostruzione stratificata, dove nulla viene lasciato fuori se può aiutare a chiarire ciò che accadde davvero.
Ed è proprio questo che rende la relazione del Racis un passaggio da non sottovalutare. Perché non consegna una verità già confezionata, ma prova a spiegare chi sia Andrea Sempio agli occhi degli investigatori. Che cosa conservava, che cosa scriveva, che cosa pensava, che cosa lasciava filtrare nei momenti di solitudine o di tensione. In un’indagine che da anni vive di dettagli rivalutati e riletture tardive, anche il profilo psicologico può diventare un tassello decisivo.
Garlasco, il profilo psicologico di Sempio
Il rischio, naturalmente, è quello di confondere il ritratto con la colpa. Ma il lavoro degli inquirenti sembra andare in un’altra direzione: usare quel ritratto non per sostituire le prove, bensì per capire se dietro quei materiali dispersi esista una linea coerente. E se quella linea possa aiutare a spiegare, finalmente, anche il perché del delitto.







