Le elezioni comunali producono il primo effetto sui sondaggi politici e il quadro che emerge premia soprattutto Giorgia Meloni. Secondo la rilevazione di Nando Pagnoncelli, Fratelli d’Italia cresce dell’1,4% e raggiunge il 27,6%, mentre il Partito Democratico perde il 2,2% e scivola al 20,1%, il dato più basso registrato negli ultimi anni. Un risultato che pesa, soprattutto perché arriva dopo una fase in cui il centrosinistra sperava di capitalizzare la vittoria referendaria e alcune difficoltà del governo. L’onda lunga progressista, però, non si vede. Anzi. Il centrodestra tiene dopo le amministrative e incassa alcune vittorie simboliche, come Venezia e Reggio Calabria. Il governo resta alle prese con dossier pesanti, dalla crisi energetica ai conti pubblici, ma nelle intenzioni di voto non subisce contraccolpi significativi. Anche l’indice di apprezzamento dell’esecutivo resta sostanzialmente stabile, mentre Giorgia Meloni conserva un gradimento personale al 42%.
Fratelli d’Italia cresce, il Pd arretra
Il dato più netto riguarda Fratelli d’Italia, che torna a rafforzarsi e compensa in parte le perdite degli alleati. Forza Italia scende all’8,2%, con un calo dello 0,8%, mentre la Lega resta ferma al 5,7%, ai livelli più bassi dalle Politiche. Nel complesso, però, la coalizione regge.
Sul fronte opposto, il Pd paga la “non vittoria” alle Comunali, in particolare a Venezia, dove aveva investito molto. Il partito di Elly Schlein scende al 20,1% e vede riaprirsi il dibattito interno sulla strategia, sulle alleanze e sulla leadership del campo largo.
Il Movimento 5 Stelle resta stabile al 14,5%, nonostante risultati locali poco brillanti. Avs si attesta al 6,8%, Italia Viva al 2%, +Europa all’1,5% e Azione al 3,1%.
Vannacci sale e può cambiare tutto
Il dato politicamente più interessante riguarda Futuro nazionale di Roberto Vannacci, che cresce dello 0,7% e arriva al 4,8%. Una percentuale apparentemente contenuta, ma potenzialmente decisiva se letta alla luce della nuova legge elettorale in discussione. Secondo la simulazione basata sull’ultima ipotesi di riforma, la presenza o meno di Vannacci nel centrodestra cambierebbe completamente l’assegnazione del premio di maggioranza. Senza Futuro nazionale nella coalizione, il campo progressista arriverebbe al 44,9% contro il 42,3% del centrodestra e conquisterebbe il premio, ottenendo 220 deputati. Il centrodestra si fermerebbe a 148 seggi, mentre Futuro nazionale ne avrebbe 17, Azione 11 e le altre forze 4. Se invece Vannacci entrasse organicamente nel centrodestra, sarebbe la coalizione guidata da Giorgia Meloni a conquistare il premio di maggioranza e ad arrivare a 220 deputati. Il centrosinistra scenderebbe a 165, Azione resterebbe a 11 e gli altri a 4.
Il problema delle alleanze reali
La simulazione, però, parte da una condizione non scontata: che tutti gli elettori dei singoli partiti seguano automaticamente le coalizioni di riferimento. In politica, però, la somma non sempre fa il totale. Forza Italia ha già escluso l’ipotesi di un’alleanza con Vannacci. Nel centrosinistra, intanto, le amministrative hanno mostrato che una parte degli elettori del Movimento 5 Stelle può scegliere candidati del centrodestra, come accaduto a Venezia.
Questo significa che la partita delle alleanze resta molto più complicata dei semplici calcoli aritmetici. Vannacci può risultare decisivo, ma il suo ingresso nel centrodestra rischierebbe anche di aprire tensioni pesanti dentro la coalizione.
Conte primo tra i leader, Schlein perde terreno
Sul fronte del gradimento dei leader, Giuseppe Conte mantiene per il terzo mese consecutivo la prima posizione, davanti ad Antonio Tajani. Elly Schlein, invece, perde tre punti, in linea con il calo del Partito Democratico.
Il dato conferma una difficoltà evidente per la segretaria dem: il Pd resta il primo partito dell’opposizione, ma non riesce a trasformare questo ruolo in una spinta elettorale. Conte mantiene un profilo più competitivo sul piano personale, mentre Vannacci intercetta una parte dell’elettorato di destra deluso o radicalizzato.
Il quadro complessivo racconta quindi una campagna elettorale già aperta, anche se il voto politico non ha ancora una data. Il governo affronta problemi economici e internazionali pesanti, ma non perde consenso. Il centrosinistra non capitalizza il referendum. Il Pd arretra. E Vannacci, con quel 4,8%, si ritrova nella posizione più scomoda e preziosa: abbastanza forte da pesare, abbastanza divisivo da spaventare gli alleati naturali.







