A Sharon Stone sono bastate poche parole per mandare un messaggio alla Casa Bianca senza pronunciare un comizio. «Comportati in modo che tua madre possa essere fiera di te», ha risposto l’attrice statunitense quando i giornalisti le hanno chiesto cosa volesse dire a Donald Trump.
La battuta è arrivata a Roma, a margine della cerimonia conclusiva della Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War, ospitata in Campidoglio. L’attrice ha partecipato all’iniziativa dedicata alla responsabilità politica, alla governance dell’intelligenza artificiale e ai rischi nucleari, firmando anche la Dichiarazione di Roma approvata al termine dell’assemblea.
Il messaggio a Trump senza prediche politiche
Stone non ha nominato provvedimenti, sondaggi o strategie militari. Ha scelto invece un richiamo quasi elementare: comportarsi in modo da non provare vergogna davanti alla propria madre.
Dietro l’apparente semplicità della frase si nasconde un giudizio netto sulla responsabilità di chi governa. Non l’attacco frontale della star di Hollywood schierata, ma una domanda morale rivolta all’uomo prima ancora che al presidente: le tue azioni renderebbero orgogliosa la persona che ti ha educato?
La formulazione riportata da alcune testate risulta ancora più affilata: «Sii il tipo di persona di cui la madre che avresti voluto avere potrebbe essere fiera». Un modo per riportare il potere alla misura privata della dignità e dell’esempio.
Sulla guerra all’Iran Sharon Stone evita il sermone
Quando le hanno chiesto un giudizio sulla guerra contro l’Iran, l’attrice ha rifiutato il ruolo dell’esperta geopolitica: «Nessuno ha bisogno della mia opinione per sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato».
La risposta non rappresenta una fuga. Contiene piuttosto una critica al riflesso che spinge a chiedere a ogni personaggio famoso una posizione su qualunque crisi internazionale, quasi che la notorietà cinematografica attribuisca automaticamente competenza diplomatica o militare.
Stone non ha nascosto il proprio orientamento morale, ma ha evitato di trasformarlo in una lezione agli altri. Ha lasciato che la frase su Trump parlasse da sola e ha negato al dibattito pubblico l’ennesima dichiarazione studiata per dividere i social.
«L’artista deve conservare l’innocenza»
L’attrice ha poi spiegato la propria idea del rapporto tra arte e impegno civile. «Credo che l’artista parta da una prospettiva di innocenza», ha detto, aggiungendo che non bisogna perderla perché proprio da quella condizione nascono «la bontà, la gentilezza, la decenza, la generosità e l’eleganza dello spirito».
Non si tratta di chiedere agli artisti di tacere. Stone stessa, negli anni, ha assunto posizioni politiche molto nette e nel 2024 aveva criticato duramente gli Stati Uniti dopo la vittoria elettorale di Trump. In Campidoglio ha però indicato un confine: l’artista può intervenire nella vita pubblica senza atteggiarsi a tribunale morale permanente.
Il risultato è un intervento assai più efficace di molte dichiarazioni infuocate. Sharon Stone non ha spiegato agli americani come pensare, non ha impartito una lezione sull’Iran e non ha recitato la parte della diva illuminata. Ha rivolto al presidente degli Stati Uniti una frase che potrebbe pronunciare qualsiasi madre davanti a un figlio diventato troppo potente: comportati in modo da non doverti vergognare.







