Meno male che c’è l’Europa. Mentre in Italia il tema delle querele temerarie continua a rimanere ai margini del dibattito politico, la Commissione europea richiama il nostro Paese al rispetto degli impegni assunti sulla tutela della libertà di stampa e di chi opera nell’interesse pubblico.
Bruxelles ha infatti aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia e di altri tredici Stati membri per non avere recepito integralmente la direttiva europea contro le cosiddette Slapp (Strategic Lawsuits Against Public Participation), le azioni legali strategiche utilizzate per intimidire giornalisti, attivisti, ricercatori e difensori dei diritti civili attraverso cause civili o penali spesso prive di reali possibilità di successo, ma capaci di imporre costi economici e psicologici molto elevati.
Cosa sono le querele Slapp
L’obiettivo delle norme europee non consiste nell’impedire a chi si ritiene diffamato di rivolgersi a un giudice. La direttiva punta invece a contrastare l’uso distorto della giustizia come strumento di pressione. Le cosiddette querele Slapp vengono infatti utilizzate per scoraggiare la pubblicazione di inchieste giornalistiche, denunce o attività di interesse pubblico, costringendo chi le subisce a sostenere anni di processi e spese legali anche quando le accuse si rivelano infondate. Per questo motivo l’Unione europea ha approvato una disciplina che introduce strumenti per consentire ai giudici di archiviare rapidamente le azioni manifestamente abusive e di sanzionare chi utilizza il processo con finalità intimidatorie.
Italia tra i 14 Paesi richiamati da Bruxelles
La Commissione europea ha inviato una lettera di costituzione in mora non soltanto all’Italia, ma anche a Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Irlanda, Grecia, Spagna, Lussemburgo, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Romania e Slovacchia. La procedura rappresenta il primo passo dell’iter d’infrazione. Gli Stati interessati dovranno ora rispondere alle contestazioni della Commissione e completare il recepimento delle norme. In caso contrario Bruxelles potrà proseguire il procedimento fino al deferimento davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Una tutela per la libertà di stampa
Il richiamo della Commissione arriva in un momento in cui il tema delle querele temerarie continua a occupare il dibattito tra istituzioni e organizzazioni dei giornalisti. Da anni la Fnsi, l’Ordine dei giornalisti e numerose associazioni che si occupano di libertà di stampa chiedono strumenti più efficaci contro l’utilizzo delle cause giudiziarie come forma di intimidazione nei confronti di cronisti e organi di informazione.
La decisione di Bruxelles riporta ora la questione al centro dell’agenda politica italiana. Per la Commissione, infatti, la tutela di chi svolge attività giornalistica o opera nell’interesse pubblico non rappresenta soltanto una questione di categoria, ma un presidio essenziale della democrazia e del diritto dei cittadini a ricevere un’informazione libera.







