Ranucci, il sesso diventa un’arma politica: il network Esperia rispolvera il suo libro per colpire il volto di Report

Ranucci e Karoline

Prima si contestano le inchieste. Poi si attaccano le fonti. Infine si entra in camera da letto. Lo scontro attorno a Sigfrido Ranucci ha ormai superato da tempo il perimetro di Report e si è spostato sulla sua persona, sulla sua vita privata e perfino sui dettagli più intimi di un libro pubblicato oltre due anni fa.

A riaprire il fronte è Esperia, network vicino all’area politica della maggioranza, che ha recuperato alcuni passaggi di La scelta, il volume autobiografico pubblicato da Ranucci nel 2024, per mettere in discussione il suo rapporto con collaboratrici e fonti. Il network non si limita a ricordare le relazioni raccontate dal giornalista. Ripropone i brani più espliciti, li inserisce nel clima creato dal caso Walter Lavitola e li trasforma in un atto d’accusa contro il metodo professionale del conduttore di Report.

L’operazione ha una costruzione precisa. Prima il richiamo sessuale, capace di catturare l’attenzione e garantire condivisioni. Poi le domande sulla deontologia, sulla correttezza e sui possibili conflitti d’interesse. Infine il salto politico: se Ranucci avrebbe confuso vita privata e lavoro, allora anche le sue fonti, le sue inchieste e la sua indipendenza potrebbero meritare sospetto.

Il punto non consiste nello stabilire se Esperia abbia il diritto di porre quelle domande. Il diritto esiste. Il punto riguarda il momento, il metodo e l’obiettivo di un attacco che pesca nel passato sentimentale di un giornalista proprio quando quel giornalista occupa il centro dello scontro pubblico.

Il passaggio sull’orgasmo e la tragedia di Karoline

Esperia concentra una parte rilevante del video sulla storia di Karoline, producer svizzera arrivata a Report per uno stage e poi diventata amante di Ranucci. Il libro racconta l’inizio della relazione, le confidenze della donna sulla malattia e sulle violenze subite, fino alla scena sessuale che oggi torna a occupare titoli e social.

«Dopo aver indugiato con malizia perché ispezioni ogni centimetro del suo corpo, Karoline sale su di me, allunga la mano destra a coprirmi occhi e bocca. In pochi minuti raggiunge l’orgasmo», scrive Ranucci.

Il passaggio aveva già attirato l’attenzione nel marzo del 2024, quando Alessandro Masala lo aveva intervistato per Breaking Italy. Ranucci aveva risposto con una battuta: «Ma scusa, dopo una vita di merda che faccio, una trombata me la fate fare?», per poi scoppiare a ridere.

Oggi quella frase e quella scena tornano in circolazione prive del contesto promozionale del libro e caricate di un significato politico diverso. Esperia le usa per sostenere che il rapporto tra il volto di punta di Report e una stagista avrebbe superato un confine professionale che il servizio pubblico avrebbe dovuto presidiare.

Ma la storia di Karoline non appartiene soltanto al registro erotico. Nel libro assume presto un tono tragico. Ranucci racconta che la donna, dopo avere scoperto un suo tradimento attraverso una mail rimasta aperta su un dispositivo, fugge dall’albergo in lacrime. Pochi istanti dopo, un Suv la travolge mentre attraversa la strada. «Karoline ha lo sguardo vitreo. Non ho mai trovato la forza di raccontare le circostanze in cui è morta», scrive il giornalista.

La sequenza contiene dolore, colpa, tradimento e morte. Eppure, nella battaglia politica, tutto tende a schiacciarsi sul dettaglio sessuale. La tragedia diventa sfondo, l’orgasmo diventa titolo. È il meccanismo più antico del gossip politico: prendere una vicenda complessa, isolare il particolare più pruriginoso e usarlo per ridefinire pubblicamente un uomo.

Emilia, la fonte diventata amante e il nodo deontologico

Il secondo episodio riguarda Emilia, insegnante che aveva contattato Ranucci per offrirgli informazioni su una presunta truffa ai danni della scuola. Il rapporto nasce dunque dentro l’attività giornalistica, tra una possibile fonte e il cronista al quale quella fonte consegna elementi per un’inchiesta.

Ranucci non nasconde l’evoluzione della relazione. Racconta il primo incontro, le mani che si cercano sulla tovaglia e poi scrive: «La seconda volta che ci incontriamo finiamo direttamente in un motel».

Qui Esperia trova il terreno più solido per il proprio attacco. Non si tratta più soltanto di una relazione nata con una persona approdata in redazione per uno stage, ma del rapporto tra un giornalista e una donna che lo aveva contattato per trasmettergli informazioni. Il network chiede se quel legame abbia influenzato il lavoro, se le informazioni fornite da Emilia siano entrate in un’inchiesta, se in Rai qualcuno conoscesse la vicenda e se esistessero conflitti d’interesse.

Sono domande giornalisticamente legittime. Il rapporto tra cronista e fonte rappresenta uno dei punti più delicati del mestiere. Una relazione sentimentale non annulla automaticamente il valore di un’informazione, ma può creare un problema di indipendenza, di percezione pubblica e di trasparenza. Tanto più quando il giornalista lavora nel servizio pubblico e costruisce la propria autorevolezza sulla qualità delle fonti e sulla capacità di resistere alle pressioni.

Esperia, però, non apre oggi una discussione astratta sulla deontologia. Colpisce un bersaglio preciso. E lo fa mentre il nome di Ranucci riempie le cronache per il caso Lavitola, per i rapporti con le fonti e per l’attentato che ha nuovamente acceso i riflettori sulla sua sicurezza e sul suo ruolo pubblico.

La domanda diventa allora doppia. Da una parte: Ranucci ha oltrepassato confini professionali che meritano chiarimenti? Dall’altra: perché quei chiarimenti vengono chiesti adesso, usando pagine note da anni e trasformandole in munizioni dentro uno scontro politico già incandescente?

Quando il gossip serve a delegittimare l’avversario

La vita privata dei personaggi pubblici entra spesso nel racconto politico. Accade quando rivela un’ipocrisia, un abuso di potere, un conflitto d’interesse o una contraddizione tra comportamenti personali e responsabilità istituzionali. In questi casi il confine tra privato e pubblico si assottiglia.

Ma esiste anche un altro uso della vita privata: quello che non cerca di chiarire un fatto, bensì di modificare la percezione complessiva della persona. Non si contesta più il singolo comportamento. Si costruisce un carattere. L’uomo infedele diventa il giornalista inaffidabile. La relazione con una fonte diventa il sospetto su tutte le fonti. La scena di sesso diventa la chiave con cui rileggere una carriera.

È qui che il caso assume un significato politico più ampio. Ranucci non rappresenta soltanto se stesso. Rappresenta una trasmissione che da anni conduce inchieste su governi, partiti, aziende e centri di potere. Chi vuole indebolire Report può contestarne i servizi uno per uno, oppure può tentare una strada più rapida: colpire il volto che incarna il programma e spostare il giudizio dalle inchieste alla biografia.

L’operazione Esperia segue questa seconda strada. Parte da fatti raccontati dallo stesso Ranucci, quindi non ha bisogno di indiscrezioni o rivelazioni anonime. Li ricompone però dentro una cornice nuova, nella quale il sesso non rappresenta più una confessione autobiografica, ma la prova di un metodo professionale opaco.

Il network sostiene che il punto non sia il gossip. Ma il gossip svolge comunque una funzione decisiva. Senza la stagista che si spoglia, senza l’orgasmo, senza il motel e senza il tradimento scoperto sull’iPad, la questione deontologica avrebbe ricevuto molta meno attenzione. La materia erotica non costituisce un dettaglio accessorio: costituisce il veicolo che rende virale l’attacco.

La risposta di Ranucci dovrà entrare nel merito delle domande professionali, perché chi rivendica trasparenza nelle proprie inchieste non può sottrarsi alla trasparenza quando le domande riguardano lui. Ma questo non cancella la natura dell’operazione politica in corso.

Le pagine di La scelta non sono emerse ieri. Non le ha scoperte Esperia. Ranucci le ha scritte, pubblicate e commentate pubblicamente nel 2024. Il fatto nuovo non riguarda dunque il contenuto. Riguarda il loro uso.

Oggi quelle pagine servono a trascinare il conduttore di Report fuori dal terreno delle sue inchieste e dentro quello della reputazione personale. Il sesso garantisce i clic. La deontologia fornisce la giustificazione. La politica incassa il risultato.

Ed è proprio qui che finisce il gossip e comincia la notizia.