Mattarella convoca Nordio dopo l’iniziativa sulla grazia a Roggero: il Quirinale ricorda al ministro che decide solo il Colle

Nordio e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Più che un incontro istituzionale, una lezione di diritto costituzionale. Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale Carlo Nordio dopo la decisione del ministro della Giustizia di avviare di propria iniziativa l’istruttoria per la concessione della grazia a Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori in fuga.

La nota del Colle usa il linguaggio misurato proprio della Presidenza della Repubblica, ma il messaggio non lascia spazio a interpretazioni: Mattarella ha voluto «puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro» e ricordare che la grazia costituisce una facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al capo dello Stato.

Tradotto dal quirinalese: il Guardasigilli può istruire la pratica, raccogliere documenti, chiedere pareri e trasmettere il fascicolo. Non può appropriarsi politicamente di una decisione che appartiene al presidente della Repubblica.

Nordio si muove dopo la pressione di Lega e Fratelli d’Italia

L’iniziativa di Nordio arriva dopo la mobilitazione del centrodestra. Lega e Fratelli d’Italia hanno trasformato il caso Roggero in una nuova battaglia identitaria sulla legittima difesa, nonostante la Cassazione abbia reso definitiva la condanna e i giudici abbiano escluso che il gioielliere avesse sparato per fronteggiare un pericolo ancora attuale.

Il ministro ha quindi avviato l’istruttoria sulla base dell’articolo 681 del codice di procedura penale, coordinandosi con la Procura generale della Corte d’appello di Torino. I magistrati dovranno raccogliere lo storico giudiziario di Roggero, la documentazione sulla sua situazione personale e i pareri del Tribunale di sorveglianza. Alla fine Nordio potrà formulare una valutazione e trasmettere gli atti al Quirinale. Ma il suo parere non vincola Mattarella.

Il problema, dunque, non riguarda la legittimità dell’istruttoria. Il ministro può avviarla anche senza una domanda dell’interessato. Il nodo riguarda il modo in cui il governo ha presentato l’iniziativa, quasi che l’apertura del fascicolo rappresentasse già il primo passo di una grazia politica promessa a un uomo trasformato dalla destra in simbolo della sicurezza fai da te.

La grazia non è una prosecuzione della propaganda con altri mezzi

La Costituzione ha affidato la grazia al presidente della Repubblica proprio per sottrarla alla contesa politica. La sentenza 200 del 2006 della Corte costituzionale ha chiarito che si tratta di un potere proprio del capo dello Stato, fondato su valutazioni umanitarie ed equitative, non su convenienze di partito o campagne d’opinione. Al ministro spettano compiti istruttori, valutativi ed esecutivi; non gli spetta alcun potere di codecisione.

È esattamente questo il confine che Mattarella ha ricordato a Nordio. Il governo può sostenere politicamente Roggero, può criticarne la condanna, può persino promuovere nuove leggi sulla legittima difesa. Non può però trasformare la grazia in un’appendice della propria linea politica, né presentare il Colle come il terminale notarile di una decisione maturata altrove.

Il Quirinale non ha contestato l’apertura dell’istruttoria. Ha contestato l’idea che l’iniziativa del ministro potesse assumere il significato di un’investitura politica o anticipare l’esito del procedimento.

Il richiamo del Colle ridimensiona il protagonismo del Guardasigilli

La convocazione di Nordio segna quindi un ridimensionamento evidente. Il ministro aveva appena acceso i riflettori sulla pratica Roggero; Mattarella ha immediatamente ricordato che quel fascicolo, se arriverà al Colle, entrerà in un ambito sottratto alla disponibilità del governo.

Il presidente valuterà in autonomia la presenza di ragioni umanitarie, il comportamento del condannato, il percorso successivo alla sentenza e ogni altro elemento utile. Roggero, inoltre, continua a proclamarsi innocente, un aspetto che nella prassi delle grazie può pesare perché il provvedimento di clemenza non serve a correggere una sentenza ritenuta ingiusta, ma a mitigare una pena per ragioni eccezionali.

Nordio ha dunque avviato una pratica. Non ha aperto la strada alla grazia e non ha assunto alcuna decisione sostanziale. Il Quirinale ha voluto chiarirlo prima che la propaganda trasformasse un atto istruttorio in una promessa politica. Mattarella non ha alzato la voce. Non ne aveva bisogno. Gli è bastato ricordare al ministro la Costituzione.