Trump attacca il sistema elettorale Usa e agita lo spettro di brogli cinesi e venezuelani

Donald Trump

Il presidente Donald Trump è tornato a parlare agli americani blindando la sua narrazione sui brogli elettorali e agitando lo spettro di complotti internazionali che coinvolgerebbero la Cina, il Venezuela e il “Deep State”, a pochi mesi dalle decisive elezioni di metà mandato di novembre. Un discorso alla nazione infuocato, trasmesso in prima serata, in cui l’economia e la geopolitica hanno fatto solo da timido contorno a quella che è ormai una vera e propria ossessione: il sospetto di elezioni truccate e vulnerabili.

I successi economici e l’ombra dei complotti esteri

Nel suo intervento davanti alle telecamere, il tycoon ha dedicato solo pochi passaggi iniziali ai record storici di Wall Street, ai dati positivi sull’inflazione e ai successi rivendicati in politica estera in Venezuela e in Iran. Subito dopo, ha spostato l’intera attenzione sulla sicurezza del voto, definendo l’attuale sistema debole, obsoleto e ben lontano dal soddisfare gli standard minimi di sicurezza. Per dimostrare le sue tesi, Trump ha annunciato l’intenzione di desecretare a breve nuovi documenti di intelligence sulle interferenze straniere.

Tra le accuse più pesanti lanciate dal presidente spicca un presunto complotto orchestrato dal regime venezuelano di Nicolas Maduro per truccare le presidenziali del 2020. Subito dopo, il mirino si è spostato su Pechino, ritenuta responsabile della più vasta violazione di dati elettorali della storia. Secondo Trump, la Cina avrebbe sottratto illecitamente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi per favorire Joe Biden, arrivando persino a fabbricare schede illegali. Informazioni che, a dire del tycoon, i funzionari del “Deep State” avrebbero cercato di insabbiare e su cui ora indagheranno le agenzie competenti.

La replica della Cina non si è fatta attendere. Un portavoce dell’ambasciata cinese a Washington ha respinto seccamente le accuse, ribadendo la storica politica di non interferenza del Paese negli affari interni americani e sottolineando che il risultato elettorale deve essere determinato solo dal voto del popolo statunitense.

La crociata contro le macchine da voto e l’ipotesi emergenza

Nel suo discorso, Trump si è scagliato anche contro la vulnerabilità tecnologica delle macchine per il conteggio delle schede e contro la presenza nei registri elettorali di oltre 278.000 persone non in possesso della cittadinanza americana. I continui riferimenti alle elezioni del 2020 hanno riacceso i timori dei democratici, preoccupati che questa nuova offensiva serva a preparare il terreno per contestare il voto di novembre, dove il partito repubblicano rischia una dura sconfitta, o per imporre una federalizzazione del sistema di voto.

A gettare benzina sul fuoco sono state le dichiarazioni di Steve Bannon. L’ex stratega della Casa Bianca ha definito il discorso di Trump straordinariamente potente, sostenendo che ci siano ora basi solidissime per dichiarare immediatamente lo stato di emergenza nazionale per la sicurezza del voto prima delle elezioni di metà mandato, che a suo dire rischiano di essere rubate come le precedenti.

La reazione dei democratici e lo scontro totale con i media

Le parole del presidente hanno sollevato un polverone politico immediato. Il governatore democratico della California, Gavin Newsom, ha liquidato le tesi di Trump definendo le frodi elettorali come eventi estremamente rari e commessi quasi esclusivamente da cittadini americani.

Anche sul fronte dell’informazione la tensione è altissima. Persino l’emittente conservatrice Fox News ha espresso forti perplessità, spiegando tramite i propri reporter di non essere in grado di corroborare le dichiarazioni presidenziali. Altri grandi network come Abc e Nbc hanno invece scelto di non trasmettere il discorso in diretta tv per evitare di diffondere notizie non verificate, rendendolo disponibile solo sulle piattaforme streaming.

Una decisione che ha scatenato la furia di Trump direttamente dal podio. Il presidente ha accusato le emittenti di far parte del complotto per proteggere la sinistra e, davanti a milioni di spettatori, le ha minacciate apertamente con la revoca delle loro licenze di trasmissione.