Garlasco, il colpo di scena della difesa di Sempio: «L’impronta è più piccola del 42». E Stasi torna al centro

Le scarpe di Sempio

Nuovi accertamenti potrebbero rimettere in discussione uno degli elementi al centro del caso Garlasco: l’impronta della calzatura rilevata sulla scena del delitto di Chiara Poggi. La difesa di Andrea Sempio sostiene che la traccia non sarebbe compatibile con il numero di scarpe dell’indagato e annuncia il deposito in Procura di nuove consulenze.

La novità arriva mentre proseguono gli approfondimenti della nuova indagine sull’omicidio della giovane, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia. Intanto, sul fronte degli accertamenti originari, torna a intervenire l’ex comandante del Ris Luciano Garofano, che respinge l’ipotesi di errori nelle analisi.

La difesa di Andrea Sempio

L’avvocata Angela Taccia si è recata il 15 ottobre 2026 al Tribunale di Pavia per ascoltare nuove intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta. In questa occasione ha annunciato che i legali depositeranno in Procura consulenze tecniche destinate a riaprire il confronto sulle impronte rilevate sulla scena del delitto.

Secondo quanto riferito dalla difesa, la traccia attribuita all’assassino sarebbe incompatibile con il numero 44 calzato da Sempio. Non solo: stando alle valutazioni dei consulenti, l’impronta risulterebbe persino più piccola del numero 42 indicato durante la prima indagine e sarebbe riconducibile a una calzatura di misura 39-40.

Si tratta di una valutazione della difesa che dovrà essere esaminata e verificata nelle sedi competenti. Se confermata, potrebbe aprire nuovi interrogativi sulla ricostruzione degli accertamenti effettuati all’epoca.

L’avvocata Taccia

Nel presentare il lavoro dei consulenti, Angela Taccia ha sottolineato che le nuove verifiche potrebbero avere conseguenze anche sulla posizione dell’ex fidanzato della vittima, Alberto Stasi.

La legale ha dichiarato che “i nostri nuovi accertamenti forse possono andare anche a vantaggio di Alberto Stasi”, precisando però che un’eventuale incompatibilità tra l’impronta e il calzato di Sempio non si tradurrebbe automaticamente nell’accusa nei confronti di un’altra persona.

Resta inoltre aperta la questione dell’impronta contrassegnata con il numero 33. Interpellata sulla possibilità di chiedere un incidente probatorio, Taccia ha espresso dubbi sul fatto che quella traccia contenga effettivamente sostanza ematica.

Un passaggio importante, perché la natura della traccia e la sua eventuale composizione sono elementi distinti dalla valutazione della misura della calzatura.

L’ex legale di Stasi si presenta in Procura: «Portiamo fuori questo ragazzo»

Nelle stesse ore, alla Procura di Pavia si è recato anche l’avvocato Giuseppe Colli, tra i primi difensori di Alberto Stasi dopo il delitto di Chiara Poggi. Il legale non ha precisato le ragioni della visita, ma ha pronunciato una frase destinata ad attirare l’attenzione sul caso: “Portiamo fuori questo ragazzo”.

Le parole di Colli si inseriscono in una fase in cui nuovi accertamenti e vecchi elementi investigativi tornano al centro del dibattito. Al momento, tuttavia, non sono stati forniti dettagli sufficienti per stabilire a quale specifica iniziativa o passaggio procedurale si riferisse l’avvocato.

Dna sui pedali della bici di Stasi, Garofano respinge l’ipotesi di errori

A riportare l’attenzione sugli accertamenti della prima indagine è stato anche Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, intervenuto nella trasmissione condotta da Bruno Vespa.

Il tema riguarda le analisi effettuate sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, sulle quali erano emersi risultati discordanti. Un primo esame aveva restituito un profilo genetico riferibile a Chiara Poggi, mentre due analisi successive, eseguite il giorno seguente, avevano dato esito negativo.

Una differenza che da tempo alimenta interrogativi sulla gestione dei campioni e sull’interpretazione dei risultati. Garofano ha respinto l’ipotesi di errori nelle analisi, ricordando che sono trascorsi 19 anni dai fatti e che non è possibile ricostruire ogni dettaglio a memoria. Secondo la sua versione, i dati sarebbero stati mantenuti a disposizione e successivamente forniti nel novembre 2025.

Garofano cita verbali e testimonianze: «I consulenti hanno potuto vedere»

Per sostenere la propria ricostruzione, l’ex ufficiale ha richiamato alcuni verbali datati 17, 24 e 25 settembre, oltre alla testimonianza del dottor Capra. A suo giudizio, questi elementi dimostrerebbero che i consulenti avevano avuto la possibilità di visionare quanto era stato eseguito fino a quel momento. La questione della disponibilità della documentazione e della comunicazione dei risultati rimane uno dei punti più delicati del confronto sugli accertamenti originari.

Garofano ha affrontato anche il tema della quantità di materiale biologico disponibile. Ha spiegato che è possibile che il capitano Marino abbia consumato il campione necessario per ripetere alcune analisi, aggiungendo che, secondo la sua valutazione, quel materiale era attribuibile a Chiara Poggi e non era sangue. Sull’ipotesi di una confusione o di uno scambio dei campioni, l’ex comandante del Ris ha risposto negativamente.