L’intelligenza artificiale e i super software investigativi sviluppati in Israele stanno cambiando il modo in cui polizia e magistratura conducono le inchieste più complesse. Dall’analisi dei telefoni cellulari all’elaborazione di milioni di documenti, fino all’incrocio automatico di enormi quantità di dati, le nuove tecnologie consentono agli investigatori di lavorare con una velocità impensabile fino a pochi anni fa. Anche il delitto di Garlasco, tornato al centro dell’attualità dopo la riapertura delle indagini, ha beneficiato di questi strumenti. Ma secondo gli esperti, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la tecnologia da sola potrebbe non bastare per arrivare alla verità.
A sostenerlo è Matteo Adjimi, amministratore delegato di Argo Spa, azienda italiana specializzata in cybersicurezza.
Come lavorano i super software israeliani nelle indagini
Secondo Adjimi, le forze dell’ordine oggi utilizzano strumenti investigativi molto più evoluti rispetto al passato. Gran parte delle piattaforme più avanzate arriva da aziende israeliane specializzate nella digital forensic e nell’intelligence.
«Nel corso delle indagini legate a casi come quello di Garlasco al giorno d’oggi utilizziamo software israeliani soprattutto per l’ispezione dei cellulari, oltre che l’intelligenza artificiale per l’analisi dei documenti. Rispetto al passato, tutti questi nuovi strumenti tecnologici aiutano molto le forze dell’ordine».
Tra le tecnologie più utilizzate figurano piattaforme che estraggono i dati dagli smartphone, sistemi che analizzano enormi archivi documentali in pochi minuti, software capaci di aggregare miliardi di informazioni provenienti da fonti aperte, dal deep web e dal dark web e programmi che individuano automaticamente collegamenti e anomalie investigative.
L’intelligenza artificiale accelera soprattutto il lavoro preliminare degli investigatori. In pochi minuti riesce a confrontare migliaia di documenti, individuare relazioni tra persone, eventi e luoghi e segnalare elementi che un’analisi tradizionale richiederebbe settimane per ricostruire.
«Sul caso Garlasco abbiamo già sfruttato tutto il potenziale della tecnologia»
Nonostante i progressi della tecnologia, Adjimi ritiene improbabile che possano emergere elementi in grado di cambiare radicalmente il quadro investigativo del delitto di Chiara Poggi.
«Per il caso Garlasco credo sia già stato fatto tutto il possibile dal punto di vista investigativo e quindi che la verità sul o sui colpevoli non verrà mai a galla».
L’esperto commenta anche gli sviluppi più recenti dell’inchiesta, che coinvolge Andrea Sempio, e la posizione di Alberto Stasi, oggi affidato ai servizi sociali dopo avere lasciato il carcere.
«Personalmente ritengo che non sia corretto che ci sia stata una forza mediatica che abbia spinto alla riapertura delle indagini e all’accusa di Andrea Sempio. Poi ipotizzo anche che Sempio non verrà mai condannato perché non ci sono prove certe, così come immagino che non ci sarà la revisione del processo di condanna a Stasi».
Si tratta di valutazioni personali dell’esperto e non degli esiti dell’inchiesta ancora in corso.
L’intelligenza artificiale non sostituisce gli investigatori
Adjimi è convinto che l’intelligenza artificiale avrà un ruolo sempre più importante nelle indagini del futuro, ma non potrà sostituire il lavoro degli investigatori.
«L’intelligenza artificiale può dare una grossa mano perché analizza in maniera profonda e in tempi brevissimi tutto il materiale a disposizione delle forze dell’ordine. Così è avvenuto anche per le indagini di Garlasco, ma abbiamo già sfruttato tutto il potenziale disponibile. Credo che in futuro la polizia avrà un software di intelligenza artificiale allenato per svolgere gran parte delle indagini, ma l’uomo dovrà sempre controllarne i risultati».
Secondo il manager di Argo Spa, la vera rivoluzione consiste nella capacità di elaborare grandi quantità di informazioni con rapidità e precisione, lasciando però agli investigatori il compito di interpretare i dati raccolti.
«Le nuove tecnologie hanno rivoluzionato la criminologia forense perché permettono analisi molto più veloci e più oggettive. Alla fine, però, sarà sempre la mente umana a dover verificare e interpretare ciò che l’intelligenza artificiale individua».
Per il delitto di Garlasco, quindi, la tecnologia continuerà a rappresentare un supporto prezioso, ma secondo Adjimi difficilmente riuscirà, da sola, a trasformare gli indizi raccolti in quasi vent’anni di indagini nelle prove definitive che ancora oggi tutti cercano.







