Garlasco, la difesa di Sempio: «Non è un mostro». Scintille in diretta con Federica Panicucci

Andrea Sempio – Federica Panicucci

Al centro della tempesta dell’omicidio di Chiara Poggi c’è Andrea Sempio, la cui posizione si fa sempre più complessa tra perizie psicologiche e impronte digitali contestate sul caso Garlasco. In un acceso intervento a Mattino Cinque, l’avvocato Liborio Cataliotti, che difende Andrea Sempio insieme alla collega Angela Taccia, ha lanciato un messaggio chiaro: “io so di trovarmi né di fronte a un mostro né di fronte a un colpevole”.

Le parole del legale arrivano a seguito della consulenza dei carabinieri del Racis che avrebbe tracciato un profilo psicologico dell’indagato evidenziando una presunta predisposizione a mentire. Un dettaglio che la difesa respinge con forza, puntando tutto su una strategia giuridica che mira a smontare l’ipotesi di un nuovo processo.

Il “nodo giuridico” che blocca il caso

La strategia della difesa si gioca su un binario puramente tecnico e processuale. Per Cataliotti, la strada verso un’aula di tribunale per Sempio è tutt’altro che spianata. Secondo il legale, infatti, “Sulla base delle prove che abbiamo note non vedo perché dovrebbe esserci un rinvio a giudizio”, precisando che molto dipenderà dalla “formulazione del capo di imputazione”.

Il problema di fondo è l’esistenza di una verità giudiziaria già scritta: quella che ha condannato in via definitiva Alberto Stasi. Se la Procura decidesse di procedere contro un “un unico imputato” senza rimettere in discussione la condanna di Stasi, si andrebbe incontro a un vicolo cieco. Qualora vi fosse un rinvio a giudizio, avverte l’avvocato, “si creerebbe un nodo giuridico con il rischio di cosiddetti giudicati confliggenti”. In sostanza, lo Stato si troverebbe con due verità incompatibili per lo stesso delitto, una matassa legale difficilissima da sbrogliare.

Andrea Sempio sotto la lente del Racis

Mentre le indiscrezioni sul presunto profilo psicologico “bugiardo” di Sempio continuano a circolare, Cataliotti ribadisce la sua serenità, sottolineando che certi aspetti non possono trasformarsi automaticamente in un’accusa di omicidio. La “preoccupazione” della difesa, se così si può chiamare, resta legata alle prove concrete e non alle suggestioni caratteriali.

Ribadendo la fiducia nel suo assistito, il legale ha voluto smontare l’immagine mediatica che si sta creando attorno all’uomo: “Io non ho l’impressione di trovarmi di fronte a un mostro, né a un colpevole”. Una posizione netta che mira a riportare l’attenzione sui fatti, lontano dalle “etichette” psicologiche depositate nelle ultime settimane.

La difesa di Sempio contro Panicucci

La tensione è esplosa durante il confronto in studio con Federica Panicucci. Al centro della lite l’ormai famosa “impronta 33”, che secondo alcuni periti sarebbe riconducibile a Sempio e legata a uno schizzo di sangue (la traccia 45) sulla parete. La conduttrice ha incalzato il legale citando le relazioni tecniche, ma Cataliotti ha ribattuto duramente sulla validità di quella prova.

Secondo la difesa, l’impronta non può essere attribuita con certezza a Sempio perché “di essa possediamo esclusivamente una foto, una fotografia fatta dopo i reagenti”. Di fronte alle continue interruzioni della conduttrice, il clima è diventato incandescente. L’avvocato, visibilmente irritato, ha sbottato in diretta: “Quanto tempo mi dà? Mi dia x secondi senza interrompermi. Dopodiché, lei legge le parti che le fanno interesse, se vuole leggo anch’io allora”.