Garlasco, l’avvocato De Rensis denuncia una minaccia: “Mi hanno detto che qualcuno ha amici potenti”. E avverte: “Se ricordo il 13 luglio…”

Garlasco, l’avvocato De Rensis denuncia una minaccia. Il caso torna a muoversi su un terreno scivoloso, dove le parole non restano mai semplici dichiarazioni ma assumono il peso di segnali, avvertimenti, prese di posizione. Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, decide di uscire allo scoperto e racconta un episodio che cambia il livello dello scontro: una minaccia ricevuta, precisa, circostanziata, che chiama in causa “amici molto potenti”.

Non si tratta di un riferimento generico. Il legale parla di un messaggio arrivato a gennaio, in cui qualcuno lo invita a fare attenzione perché una determinata persona, indicata con nome e cognome, avrebbe relazioni influenti. Un passaggio che De Rensis non lascia cadere, anzi. Sottolinea di non aver cercato visibilità e di aver portato immediatamente tutto ai carabinieri, senza passare dai riflettori. Un comportamento che, nelle sue intenzioni, serve a marcare una linea netta: distinguere tra ciò che appartiene alla comunicazione pubblica e ciò che riguarda direttamente le indagini.

Garlasco, l’avvocato De Rensis denuncia una minaccia

De Rensis non si limita a raccontare il contenuto del messaggio. Va oltre e lascia intendere di avere ben chiaro il motivo per cui sarebbe finito nel mirino. Dice esplicitamente di sapere perché interessa tanto a certe persone e collega questo interesse alla sua attività difensiva nel caso Stasi.

Il tono non è quello di chi si difende, ma di chi rilancia. Rivendica di non avere paura e lo fa richiamando una vicenda personale molto forte: la morte del padre nel 1995 mentre salvava la vita a un bambino. Un modo per spiegare che, davanti a eventuali pressioni, non intende cambiare atteggiamento né arretrare di un passo.

Gli audio e ciò che “resta nell’aria”

Nel quadro si inserisce anche il tema degli audio, che da giorni alimenta il dibattito attorno al caso Garlasco. De Rensis ridimensiona il loro peso personale, affermando che non rappresentano un elemento centrale per lui. Ma subito dopo apre uno scenario più ampio, che sposta l’attenzione su ciò che ancora non è emerso.

Parla di strategie comunicative e di contenuti che potrebbero esistere senza essere ancora diventati pubblici. Sostiene che nell’aria circolino molte più informazioni di quelle che oggi si conoscono e lascia intendere che, prima o poi, potrebbero venire alla luce. Non indica nomi, non entra nei dettagli, ma il senso del discorso resta chiaro: il materiale sensibile attorno alla vicenda potrebbe essere molto più vasto di quanto appare.

Il 13 luglio 2022: la memoria che torna

Il passaggio più delicato riguarda però una data precisa: il 13 luglio 2022. De Rensis torna su quell’episodio e introduce un elemento nuovo. Spiega di aver lavorato sulla propria memoria e di sentire che quel ricordo, da cui si era allontanato, stia riaffiorando.

Non si tratta di un dettaglio marginale. In quella giornata, subito dopo aver ritirato documenti in procura, riceve una telefonata che lo colpisce profondamente. Il contesto rende tutto ancora più sensibile: in quel momento pochissime persone erano a conoscenza del suo ingresso nella difesa di Alberto Stasi.

Questo elemento resta al centro del suo ragionamento. Quando parla di memoria che ritorna, non fa un riferimento generico, ma richiama un episodio che considera tutt’altro che chiarito. E lo fa con una frase che pesa: lascia intendere che, se quel ricordo dovesse tornare completamente, potrebbero emergere elementi nuovi.

Lo scontro tra legali e il clima sempre più teso

Nel frattempo il confronto tra le parti si fa sempre più duro anche sul piano personale. De Rensis risponde alle critiche ricevute, in particolare a chi lo ha accusato di cercare visibilità. Lo fa senza arretrare, ricordando che anche altri protagonisti della vicenda hanno scritto libri o preso posizione pubblicamente.

La sua replica non cerca di abbassare i toni, ma di ribaltare l’accusa. Il messaggio è chiaro: la comunicazione pubblica fa ormai parte integrante della vicenda e non riguarda un solo fronte.

Un caso che continua a produrre tensione

Il delitto di Garlasco, a distanza di anni, continua a generare un livello di tensione che va oltre i confini processuali. Le parole di De Rensis si inseriscono in questo contesto e contribuiscono ad alzare ulteriormente l’attenzione.

Da una parte c’è una minaccia raccontata e formalizzata. Dall’altra c’è un avvertimento implicito, legato a un ricordo che potrebbe riemergere. In mezzo restano gli audio, le ricostruzioni, le versioni contrapposte.

Il risultato è una vicenda che non trova pace e che continua a muoversi su più piani contemporaneamente, tra indagini, dichiarazioni e segnali incrociati. E in questo scenario, ogni parola pronunciata pesa molto più di quanto sembri.